Filippo Dal Fiore

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La rivoluzione della sostenibilità (19): reinventare il sistema operativo dei mercati

July 22, 2019
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Osservo lo sviluppo dei mercati digitali: da ormai molto tempo il trend è quello di far migrare tutti i dati e le applicazioni degli utenti finali nel “Cloud”. Lo spazio fisico ed elettronico per mantenerli nei dispositivi locali preesisteva e nella maggior parte dei casi era sufficiente, ma si decide di costruire e spingere commercialmente una nuova infrastruttura centralizzata di server. Il Cloud consentirà alle compagnie di software e telecomunicazioni di generare una nuova economia di stoccaggio, analisi, scambio e commercio dei dati generati dagli utenti (big data).

Questa nuova frontiera del mondo digitale è seducente e sorprendente, ma chi di noi mette a fuoco le potenziali ripercussioni ambientali non può che rimanerne sconcertato. Quanto costa al pianeta questo nuovo mondo di bit, i quali per essere generati/archiviati/trasferiti consumano perlopiù risorse inquinanti e non rinnovabili? Erigere e mantenere operativo un data center significa non solo farsi largo nel preesistente ambiente fisico, ma anche impiegare enormi quantità di plastica e di alluminio, oltre che titaniche quantità di energia elettrica per il funzionamento e raffreddamento delle macchine.

Nell’immaginario collettivo, nonostante tutto, il comparto digitale viene generalmente considerato pulito: raramente l’utilizzatore finale si rende conto di quanto le proprie attività informatiche lasciano un’impronta ambientale marcata. Al contrario: le tariffe di connettività flat e la gratuità delle applicazioni ci hanno disabituati ad assegnare un costo alle azioni digitali, e finiamo per sovraccaricare l’ambiente virtuale di comunicazioni e dati sulla cui reale necessità non ci interroghiamo più. Tale ambiente virtuale è però anche fisico e fino a quando non sarà ecologicamente neutro continuerà a generare pressione e distruzione delle risorse di questo pianeta.

Il punto principale di questo articolo, in realtà, vorrebbe essere ancora più indiretto, relativamente al fatto che siamo difronte a un fenomeno per cui le nuove infrastrutture tecnologiche non sostituiscono le precedenti, ma si sovrappongono ad esse (come visto sopra, questo traspare in modo evidente nel settore ICT, laddove per esempio lo spazio dati Cloud si somma allo spazio dati locale). In un contesto di bassa regolamentazione, il modo più facile che hanno i mercati di crescere è quello di ripartire da zero, invece che dalla ristrutturazione o rinnovamento dell’esistente. Così facendo i mercati generano sistematicamente spreco, come esemplificano quei molti sviluppi urbanistici che si innestano al posto di preziosi spazi naturali piuttosto che in sostituzione di vecchi quartieri in via di spopolamento. Come sostengono gli intellettuali del Club of Rome nel nuovo report “Come on” si ragiona ancora nell’assunzione di avere a disposizione risorse infinite, e quindi potenzialmente sprecabili, piuttosto che risorse finite (l’efficienza in questo caso diventerebbe imperativa, come d’altronde avviene da sempre in Natura).

Inoltre, è il sistema competitivo stesso ad ostacolare l’efficienza dei mercati. Ogni azienda punta a vendere/massimizzare/crescere/ sopravvivere, senza piena cognizione di come il sistema nel suo complesso risenta delle proprie azioni. Un esempio tra tutti, ancora una volta dal settore delle telecomunicazioni: le aziende che vendono cellulari non hanno molti incentivi ad educare i propri utenti ad un loro utilizzo moderato o alla corretta modalità di ricarica batterie. Al contrario, l’accresciuto utilizzo e usura vengono registrati come fatto positivo, e in molti casi si passa direttamente all’obsolescenza programmata per vendere i dispositivi sostitutivi. Se abbandonati ad un modus operandi in qualche modo “primitivo” in cui il segno + è generato dalle sole vendite, i mercati non potranno che continuare ad incentivare lo spreco piuttosto che l’efficienza, in una crescita tumorale che sta letteralmente divorando il pianeta.

In conclusione, credo sia necessario riscrivere il sistema operativo dei mercati. Occorre mettere un punto fermo sugli obiettivi comuni che intendiamo raggiungere – per esempio, la salvaguardia delle risorse naturali rimaste – per poi partire in un esercizio a ritroso di reinvenzione del modus operandi dei mercati. Le teorie e le ideologie accademiche ci tengono ancoràti alla superficie del fenomeno, oltre che al passato: occorre imparare a guardare la realtà per quella che essa è per comprendere come affrontarla.

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