Filippo Dal Fiore

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Paese che vai, usanza che trovi

December 13, 2008 No Comments»
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Rifletto sulle differenti abitudini quanto a relazioni sul lavoro, nei paesi che ho conosciuto di prima persona.

Le due cose che mi colpiscono di più in Austria sono da una parte la burocrazia, dall’altra l’efficienza. Sembra che per gli austriaci si tratti delle due facce di una stessa medaglia: la burocrazia si manifesta in una serie di regole e passaggi formali, mentre l’efficienza non è altro che l’operare precisamente e sistematicamente all’interno di quella cornice di regole.

Pensando all’Italia, noto che in Austria la burocrazia è più efficiente. Dalla mia esperienza, in Italia spesso i confini dei ruoli professionali non sono chiari e fissati una volta per tutte. Puo’ accadere, per esempio, che più di una persona si trovi coinvolta nel fare le regole o a farle rispettare, in uno stesso ambito di competenza. Cosi’ facendo le regole crescono, così come la possibilità che ognuno le interpreti a modo suo.

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“Bolle personali al campus” (Sole24Ore, Nova, 10/04/2008)

December 5, 2008 No Comments»
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L’America piu’ di ogni altro paese al mondo ha saputo fare di Internet
e della rivoluzione informatica uno straordinario volano di sviluppo. L’America ospita la Silicon Valley e ha regalato al mondo Google, Amazon e il Web 2.0. Si stima che i contenuti in lingua inglese contribuiscano a oltre il 50% del web.
L’America ci ha aperto le porte del mondo. Sono venuto in America a capire perche’ e in che modo.
Una domanda che mi sta a cuore e’ in che grado Internet contribuisca ad allargare i nostri orizzonti mentali ma anche a gonfiare la nostra bolla personale. Qui, con “personal bubble” qualche accademico creativo intende uno spazio in continua espansione di manifestazione dei propri interessi e della propria personalita’ per perseguire obiettivi e desideri .
Penso al contenitore per eccellenza di personal bubble: il web 2.0 di MySpace e Facebook. In una societa’ iper competitiva e individualista come quella americana, queste comunita’ soddisfano un bisogno tanto creativo quanto esibizionistico, sul principio per cui “eccomi qui, guarda quanto sono cool”.

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Obama: ha gia’ cambiato il mondo?

November 5, 2008 No Comments»
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Gli orientali guardano alla storia e alla vita in termini di “ciclo”, pensando che al male non possa che susseguire il bene e viceversa.
Troppe le aspettative di positivita’ dopo la negativita’.
Dopo Bush, welcome Obama!
L’epoca di Osama Bin Laden lascia il posto a quella di Obama Biden. Certo che la coincidenza e’ opera del caso, ma a questo punto mi domando cosa sia il caso…
E’ vero, e’ presto per cantare vittoria, Obama potrebbe tradire le aspettative o addirittura fare la fine di Kennedy. Ma credo che una cosa sia certa: da oggi il mondo e’ cambiato, per sempre.
E’ cambiata infatti l’attitudine del mondo verso lo stato leader, e Obama sa bene che solo con la collaborazione di tutti e’ possibile cambiare.

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Obama: primo politico post-moderno?

November 4, 2008 No Comments»
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A qualche ora dalle elezioni qui in America, mi sembra il momento giusto per rispolverare un mio appunto del maggio 2007, reduce dalla lettura dell’ultimo libro di Obama (The Audacity of Hope).

Parte del discorso ha a che vedere sul come restituire significato alla politica, nelle società occidentali, in un momento storico in cui i cittadini si dimostrano sempre più disillusi e disinteressati. L’intuizione popolare vuole che la colpa sia soprattutto della classe politica e dei politici. Credo che cio’ sia è vero, ma solo in parte.

Obama ci ricorda che, se da una parte molti dei politici credono sinceramente nella causa (al di là degli interessi propri o di fazione), mai come ora la politica si trova a competere per l’attenzione del cittadino. Quest’ultimo ha infatti di fronte a sé tempo limitato e un numero crescente di opzioni quanto a cose da fare: lavoro, intrattenimento, informazione.

Mi viene da dire che se il cittadino si disinteressa della politica vuol dire che in fondo sta bene e non ha nulla di che veramente lamentarsi. D’altro canto se le nostre agende sono piene di cose da fare, aumenta lo sforzo “marginale” per partecipare attivamente a una qualche causa politica o sociale. Tale sforzo aumenta anche per il fatto che viviamo in società agiate e individualiste, in cui la tentazione di viziarsi è sempre molto alta. Che il calo di partecipazione politica sia fenomeno endemico di una società benestante? Una domanda a cui i politici dovrebbero porsi, mettendosi nei panni delle nuove generazioni, è: ma chi ce lo fa fare di partecipare attivamente?

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Vi racconto cosa mi fa pensare la crisi della finanza…

October 20, 2008 No Comments»
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Mi sembra che questa crisi abbia smascherato una caratteristica fondamentale del mondo della borsa e della finanza: il dominio dell’interesse individuale su quello collettivo. Lo stesso interesse individuale che portava gli investitori e risparmiatori a comprare in epoca di euforia, porta loro a vendere in epoca di panico. Perche’ l’importante non e’ quello che succede al sistema (si gonfia la bolla o si fa scoppiare la bolla), ma quello che in questo processo ci posso guadagnare o perdere io.
In altre parole, sembra che tra i “driver” della borsa giochino un ruolo fondamentale opportunismo ed egoismo, che per chi vuole fare speculazione (es. short selling) si traducono letteralmente in “faccio perdere gli altri, per guadagnarci io”.
Mi domando: come puo’ un’istituzione sociale essere priva di interesse collettivo?

Credo che la borsa vada rifondata come istituzione sociale, per cui i singoli ci guadagnano solo se tutti ci guadagnano. Questo ora sembra avvenire in epoca di euforia, ma e’ solo un’illusione perche’ ormai e’ chiaro che l’euforia e’ proprio un segnale che si sta creando una bolla perche’ ci si sta scostando dall’economia reale.

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