Filippo Dal Fiore

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Le vacanze mi regalano saggezza

August 5, 2022
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Non c’è momento migliore di questo per riaprire gli appunti del viaggio di famiglia della scorsa estate: apprestandoci a partire alla volta di Creta, l’attenzione ricade su quanto scritto l’anno scorso in quel del Peloponneso. Così esordivo:

“Mi rendo conto che, man mano che abbandono il pilota automatico della quotidianità, la vita mi offre sempre qualche forma di lavoro interiore da intraprendere, qualche nuova consapevolezza da acquisire, qualche lieve cambio di prospettiva da conquistare e da cui lasciarsi cambiare.”

In preparazione al viaggio di quest’anno decido di rinfrescare alla memoria le principali consapevolezze acquisite. Al rientro, sarà interessante confrontarle con quelle che guadagnerò nel questo nuovo imminente viaggio in terra greca…
Riporto qui di seguito gli appunti che mi appaiono più belli, contestualizzandoli nelle situazioni grazie alle quali sono scaturiti:

Difronte alla tensione di riuscire a visitare tutto il castro di Monemvasia

Questa fretta mi insegna quanto sono stereotipato nel cercare la bellezza dove tutti gli altri lo fanno. Mi arrabbio perchè devo tornare a recuperare alcuni oggetti in auto, ma proprio mentre sono in cammino lungo la strada costiera verso il parcheggio mi sorprende un istante di eterna bellezza: due meravigliosi velieri mi scorrono placidamente a fianco.
La bellezza è una dimensione statica, eterna, sempre presente; emerge di fronte ai nostri occhi quando ci concediamo di rallentare il turbinio di forme e di pensieri.
La bellezza è la tela sulla quale tutto viene dipinto.

Difronte alla frustrazione di non essere riuscito a portare termine il programma desiderato per la mattinata

A mo’ di sfida, la vita mi presenta situazioni di costrizione e contenimento di cui farei volentieri a meno: a ben vedere, però, si tratta di opportunità, per imparare a resistere alle idee e impulsi egoistici che spingono dentro di me. Mi metto in ascolto della mia intuizione, e scrivo…
…calma, Filippo, è già tutto acquisito. La vita si è già presa carico di darti quello che il tuo cuore desidera, se forzi stai solamente dichiarando un bisogno (non ne posso fare a meno!), abdicando al tuo potere più autentico.
Renditi conto dell’abbondanza che in ogni istante ti circonda, e abbi pazienza: la vita non vede l’ora di riempirti di quello che desideri, e lo farà con ancora più gloria quando ti troverai nella posizione più opportuna per condividere anche con gli altri le tue energie positive.

Difronte a un sottile senso di colpa legato al prolungarsi della “vacanza”

La mentalità lavorativa ci induce a sentirci in colpa nel prenderci le ferie, un concetto definito per assenza. Ma in realtà sono proprio questi momenti in cui diventiamo finalmente liberi di renderci conto, con maggiore prospettiva, di quello che veramente succede al lavoro (nella mia azienda, GPTW, tutto ruota intorno a un questionario!
Ci avevo mai pensato in questi termini?)

Difronte alla mia tendenza a misurare sempre tutto

Laddove introduci i numeri perdi la poesia.
Che sia un chilometraggio per misurare un tragitto.
Che sia l’ora che misura quanto ti rimane (senso di scarsità) per dormire o lavorare.
Che siano i soldi per misurare quanto qualcosa ti costerà (senso di perdita).
La misurazione rende la vita misera, e ti distacca dalla fluidità, dalla generosità e dalla magia sempre presenti nell’attimo presente.

Difronte ai diverbi di famiglia

Quello che ci mette in difficoltà nei momenti di tensione famigliare è il paradigma dell’individuazione-colpa. Il temporaneo malessere è collettivo, ma come un parafulmine ciascuno di noi lo proietta all’esterno, individuandolo in una persona verso cui finiamo per dare la colpa della situazione. E nessuno si prende la responsabilità delle proprie reazioni rispetto a quello che è in corso…

Perché dare l’impressione ai miei famigliari che non dovrebbero avere certe reazioni di debolezza quando io sono il primo ad averle esperite? Perché?
Fai tesoro e celebra la fragilità di noi esseri umani. Fai tesoro e celebra la nostra predisposizione alla sofferenza. Non puoi fare finta di nulla, guardare dall’altra parte, rifiutare la peculiarità prima della vita umana. Farlo equivale a condannare e giudicare gli esseri umani. Nei momenti difficili, guarda a ogni essere umano come a un fiore che cerca di resistere a una tempesta.

Immagine: bimba osserva dall’alto il castro di Monemvasia – ©wallpapersafari.com

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