{"id":128,"date":"2009-12-19T12:08:10","date_gmt":"2009-12-19T12:08:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippodalfiore.com\/?p=128"},"modified":"2026-01-26T17:50:33","modified_gmt":"2026-01-26T16:50:33","slug":"copenhagen-mostra-i-suoi-limiti-e-adesso-che-si-fa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/2009\/12\/copenhagen-mostra-i-suoi-limiti-e-adesso-che-si-fa\/","title":{"rendered":"Copenhagen mostra i suoi limiti: e adesso che si fa?"},"content":{"rendered":"<p>Ed e\u2019 cosi\u2019 che il summit di Copehagen tradi\u2019 le aspettative e i bisogni del mondo. Sembra che l&#8217;accordo non preveda ne\u2019 un tetto massimo di emissioni inquinanti, ne\u2019 una data limite per raggiungere alcuni obiettivi, ne\u2019 sanzioni che vincolino i paesi a rispettare gli impegni.<\/p>\n<p>Cosa potevamo aspettarci da un consesso di 192 paesi che operano in regime di competizione economica tra loro? Forse e\u2019 gia\u2019 un risultato straordinario il fatto che cosi\u2019 tanti capi di stato siano accorsi a Copenhagen, riconoscendo l\u2019importanza del problema e la necessita\u2019 di fare qualcosa, anche a scapito di limitare la competitivita&#8217; delle proprie aziende e la capacita\u2019 di creare lavoro per le persone che rappresentano. In un certo senso, non e\u2019 tanto colpa loro se non l&#8217;accordo non ci porta molto lontano, ma del sistema in cui si trovano ad operare.<\/p>\n<p>Una cosa mi lascia perplesso: si parla dei paesi del mondo come suoi principali inquinatori, in primo luogo di USA e di Cina; a ben vedere, pero&#8217;, non sono invece le industrie che vi operano e le persone che si avvalgono dei prodotti inquinanti? I responsabili fattuali dell\u2019inquinamento globale sono l\u2019industria automobilistica, quella energetica (specie per le centrali a carbone), quella degli impianti di riscaldamento e condizionamento, quella di produzione di legname attraverso deforestamento, quella delle compagnie aeree. Insieme a tutti noi che guidiamo l\u2019automobile, ricarichiamo i nostri molteplici dispositivi elettronici, teniamo le luci accese, riscaldiamo e raffreddiamo i nostri appartamenti.<br \/>\nQuindi: perche\u2019 al summit di Copenhagen dovrebbero essere protagonisti i capi di stato e non quelli delle multinazionali, delle Shell, General Electric, Wolkswagen ed ENEL di tutto il mondo?<\/p>\n<p>La risposta piu\u2019 ovvia e\u2019 che sono i governi gli enti preposti a stabilire le regole del gioco per le multinazionali e per le imprese nazionalizzate, cosi&#8217; come per i propri elettori. La responsabilita\u2019 ultima delle decisioni spetta a loro. Il problema e\u2019 quello dell\u2019impotenza dei governi rispetto alla volonta\u2019 delle imprese e della societa\u2019 civile: dipendono troppo da loro per schierarvisi contro; sono una loro emanazione e hanno un interesse costituito nella loro permanenza. Perche\u2019 la Cina dovrebbe bandire le centrali a carbone e i SUV? Entrambe le industrie contribuiscono alla creazione di lavoro, agli introiti fiscali, alle tangenti che arricchiscono i politici stessi che dovrebbero limitarne la liberta\u2019 d\u2019azione.<\/p>\n<p>Sembra non esserci via d\u2019uscita.<br \/>\nPer un momento, immaginiamoci pero\u2019 il consesso di Copehagen popolato dagli amministratori delegati di tutte le principali industrie del mondo. Normalmente, le imprese creano alleanze e cartelli per un tutelare i propri interessi e bloccare i cambiamenti a loro sfavorevoli. E se questi stessi cartelli venissero usati per promuovere un cambiamento favorevole al mondo?<br \/>\nSupponiamo che a Copehagen l\u2019industria automobilistica decidesse che nessun produttore immettera\u2019 piu\u2019 in nessun mercato del mondo un veicolo che inquini oltre un certo livello. Tale decisione andrebbe a vantaggio di alcuni &#8211; quelli che non producono tali veicoli &#8211; e a svantaggio di altri &#8211; quelli che li producono -: potrebbe trovarsi un modo per cui chi ci guadagna compensa chi perde? Le aziende e i loro indotti destinate a fallire potrebbero essere rilevate da quelle destinate a prosperare: la dirigenza compensata con participazioni azionarie; gli operai e i lavoratori riassunti e riqualificati.<br \/>\nFermi tutti: tale operazione non e\u2019 forse cio\u2019 che gia\u2019 normalmente avviene nel mercato globale?<br \/>\nRecentemente, la Fiat in grado di produrre veicoli poco inquinanti ha rilevato parte dalla Chrysler, che immetteva sul mercato veicoli ad alti consumi che gli americani non compravano piu\u2019 a sufficienza.<\/p>\n<p>Piu\u2019 che cambiare il mondo, si tratterebbe quindi di accelerare i processi per cui i \u201ccattivi\u201d attori sul mercato sopravvivono piu\u2019 del dovuto. Il cambiamento necessario potrebbe essere implementato poco a poco: l\u2019industria energetica potrebbe darsi l\u2019obiettivo di smantellare e riconvertire le centrali a carbone entro un certo numero di anni, altrimenti l\u2019economia cinese si troverebbe ferma dall\u2019oggi al domani. La dirigenza politica cinese non accetterebbe di rinuciare al controllo diretto della sua industria? Adesso come adesso forse no, ma i trend della finanza globale &#8211; con l\u2019avanzare di strumenti quali i \u201cfondi sovrani\u201d investiti direttamente dai governi nelle multinazionali &#8211; sembrano suggerire il contrario: se tutti ci guadagnano, perche\u2019 no?<\/p>\n<p>L\u2019attuale strada di Copehagen &#8211; governi nazionali che tentano di contenere l\u2019industria globale &#8211; ha dimostrato tutti i suoi limiti. Potrebbe valere la pena testare la strada contraria, con l\u2019industria globale chiamata ad espandere le sue migliori pratiche verso tutti i mercati nazionali? Perche\u2019 le principali catene di supermercati non potrebbero essere stesse porsi l\u2019obiettivo per far sparire dagli scaffali di tutto il mondo le lampadine ad alto consumo energetico? I governi, nel frattempo, potrebbero pensare a far crescere la sensibilita\u2019 della societa\u2019 civile sul problema&#8230;<\/p>\n<p>L\u2019industrializzazione globale e\u2019 all\u2019origine dei cambiamenti climatici. Se non possiamo combatterla, forse potremmo spingerla a tirare fuori il meglio di se\u2019, accelerando il successo della globalizzazione piu\u2019 sostenibile e il fallimento di quella piu\u2019 nociva. Invece di colpevolizzare i capitani d\u2019industria, potremmo provare a trasferire loro piu\u2019 responsabilita\u2019, lasciando un\u2019opportunita\u2019 di riscatto. Potremmo elevare anche loro a \u201cgoverno del mondo\u201d, esplicitamente e sotto i riflettori, privando i politici di parte delle prime pagine dei giornali e del ruolo di capro espiatorio di problemi che non possono controllare.<br \/>\nCopenhagen ha dimostrato che le sfide globali sono troppo grandi per i governi nazionali: credo che la ricerca di ulteriori strade, senza pregiudizio, sia ora un imperativo di tutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ed e\u2019 cosi\u2019 che il summit di Copehagen tradi\u2019 le aspettative e i bisogni del mondo. Sembra che l&#8217;accordo non preveda ne\u2019 un tetto massimo di emissioni inquinanti, ne\u2019 una data limite per raggiungere alcuni obiettivi, ne\u2019 sanzioni che vincolino i paesi a rispettare gli impegni.<\/p>\n<p>Cosa potevamo aspettarci da un consesso di 192 paesi che operano in regime di competizione economica tra loro? 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