{"id":1292,"date":"2013-03-26T12:46:56","date_gmt":"2013-03-26T12:46:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippodalfiore.com\/?p=1292"},"modified":"2026-01-27T10:34:30","modified_gmt":"2026-01-27T09:34:30","slug":"capire-contro-interpretare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/2013\/03\/capire-contro-interpretare\/","title":{"rendered":"Capire contro Interpretare"},"content":{"rendered":"<p>Rifletto sul libro appena letto di Joseph Stiglitz, premio Nobel per l\u2019economia.<br \/>\nMi sorprende sempre per la sua eccezionale capacita\u2019 di vedere le cose complicate chiaramente, nella loro semplicita\u2019. Stiglitz sembra avere capito come funzionano le cose, piuttosto che fornire la sua lettura delle stesse. Mi interrogo sulla differenza tra il capire e l\u2019interpretare. Mi domando perche\u2019 cosi\u2019 spesso siamo tutti cosi\u2019 pronti a fornire la nostra interpretazione di un fenomeno (in un suo aspetto), ma in pochi sembriamo averlo realmente capito (nella sua \u201cessenza\u201d).<\/p>\n<p>Per cominciare mi faccio aiutare osservando l\u2019equivalente inglese delle due parole: capire si dice \u201cto under-stand\u201d (stare sotto) ed interpretare &#8220;to inter-pret&#8221; (muovere tra). Nel primo caso si individuano le cause immediatamente sottese ad un fenomeno, nel secondo se ne trasla una propria lettura verso altre persone. Confermando l\u2019etimologia, anch\u2019io ho l\u2019impressione che per capire serva posizionarsi a ridosso della realta\u2019, di maniera concreta, fattuale, empirica, piuttosto che astratta e generica.<\/p>\n<p>Prendiamo un fenomeno complesso dell\u2019economia, quello delle bolle speculative. Una chiave di lettura fondata su una specifica teoria potrebbe sostenere che le bolle speculative si originano dal prevalere dell\u2019euforia degli investitori sull\u2019analisi razionale della situazione. Questa interpretazione ci suggerisce un rimedio o terapia: educare gli investitori a un approccio piu\u2019 razionale che emotivo.<br \/>\nMi chiedo: come possiamo essere certi che tale ricetta porti all\u2019abbattimento del fenomeno? Non credo possiamo esserlo, perche\u2019 si pretenderebbe che una generica teoria che propone un generico rimedio possa funzionare sempre e al 100%. Sembra una pretesa molto ambiziosa&#8230;<\/p>\n<p>Per avvicinarci alla certezza, a mio avviso, non basta proporre una chiave di lettura, ma e&#8217; necessario capire quello che effettivamente abbiamo di fronte. Qui e adesso. Nelle sue manifestazioni concrete e osservabili, piuttosto che nella sua genericita\u2019 e generalizzabilita\u2019. Serve esaminare la bolla speculativa scoppiata nel 2008, negli Stati Uniti, connessa al boom edilizio, alla globalizzazione, ai mutui facili, all\u2019avidita\u2019 umana, al potere di assuefazione del denaro, all\u2019avvento di nuovi strumenti finanziari come le derivate, e a chissa\u2019 quanti altri fenomeni di con-causa che interagiscono gli uni con gli altri.<\/p>\n<p>Probabilmente risiede proprio qui la difficolta\u2019 di capire: l\u2019essere in grado di cogliere tutte le cause di un fenomeno. L\u2019essere nella posizione giusta per avere accesso diretto, piuttosto che filtrato, all\u2019informazione. L\u2019avere un bagaglio multi-disciplinare di strumenti conoscitivi per individuare il maggior numero di con-cause. L\u2019essere aperto, fattuale e obiettivo nella ricerca della verita\u2019, piuttosto che pregiudizialmente o emotivamente prevenuto verso certi tipi di fattori, innamorato di alcune teorie o coinvolto in qualche conflitto di interesse. L\u2019avere buon senso, ovvero essere in grado di utilizzare nessi logici e principi guida (euristiche) piu\u2019 semplici e condivisibili possibile, per ricomporre il puzzle delle con-cause (operazione \u201colistica\u201d, di sintesi). Per Stiglitz questo buon senso equivale alla legge fondamentale dell\u2019economia, quella di domanda-offerta. Non a caso una legge valida sempre, piuttosto che \u00a0una teoria valida a certe condizioni e in diverse misure.<\/p>\n<p>Quante volte avremmo bisogno di capire le cose nella loro complessita\u2019, piuttosto che limitarci a interpretarle attraverso i limitati strumenti a nostra disposizione! Perche\u2019 il neonato piange e l\u2019adolescente si comporta in questo strano modo? Perche\u2019 non trovo lavoro? Come ha fatto Berlusconi a bloccare temporaneamente il problema della spazzatura a Napoli? Perche\u2019 la mia citta\u2019 ha un minore tasso di scolarizzazione delle altre?<\/p>\n<p>Quante volte prendiamo decisioni poco ottimali sul da farsi, credendo di avere in pugno le chiavi di un problema!\u00a0 Non riscontriamo i risultati sperati, creiamo ulteriori danni, inneschiamo conseguenze inattese. La maggior parte delle volte ci mancano i pezzi per capire le cose. Il solo fatto di accorgersene e di riconoscerlo e\u2019 estremamente difficile, richiede ampia preparazione ed onesta\u2019 intellettuale. Solo a un certo punto Socrate si accorge di non sapere. Solo in tempi recenti io stesso comincio a rendermi conto di quello che Socrate volesse dire. Cerco a fatica di emanciparmi dal richiamo del \u201cso tutto mi\u201d, o della spiegazione elegante da mettere in bella mostra.<\/p>\n<p>La buona notizia, pero\u2019, e\u2019 che non mancano i rimedi. Esistono infatti degli accorgimenti attraverso cui ci possiamo garantire di capirne di piu\u2019 delle cose del mondo. Questi quelli che mi sento di suggerire:<\/p>\n<p>&#8211; osservare gli eventi da piu\u2019 vicino possibile, nella loro manifestazione fattuale. Se un bambino piange, osservare in che situazioni lo fa, in concomitanza di quali altri fenomeni o condizioni ambientali. Allo stesso modo, assumere il punto di osservazione di chi gli eventi li vive in prima persona, parlare con loro. Chiedere al bambino perche\u2019 ha pianto, dopo averlo aiutato a calmarsi. Chiedere direttamente ai banchieri la cronistoria del formarsi della bolla speculativa, garantendo riservatezza.<\/p>\n<p>&#8211; servirsi di fonti informative il piu\u2019 vicine possibili agli eventi, le piu\u2019 obiettive e disinteressate possibile, stando all\u2019erta rispetto ai filtri interpretativi, ideologici ed emotivi. La mamma che narra il pianto del bambino, il giornalista che esagera i fatti per fare notizia, l\u2019ottimista e il pessimista che ci spiegano come funzionano le cose: l\u2019informazione filtrata costituisce purtroppo la maggior parte dell\u2019informazione con cui entriamo in contatto e a cui spesso preferiamo esporci.<\/p>\n<p>&#8211; prendere con grano salis le teorie, ma molto seriamente le leggi che governano i fenomeni del mondo. Affermare che \u201cIl comportamento dei banchieri e\u2019 guidato dall\u2019assuefazione al denaro\u201d equivale a proporre una teoria. Dire che \u201cIl comportamento dei banchieri e\u2019 guidato dal principio di domanda e offerta\u201d equivale invece ad applicare una legge imprescindibile dell\u2019economia. Quest\u2019ultima sara\u2019 vera in tutti i casi e a qualunque condizione. La prima potrebbe essere vera (plausibilmente non per tutti i banchieri di questa terra!), ma rimarra\u2019 pur sempre un pezzo di verita\u2019 insieme a molti altri. Elevandola a verita\u2019 ultima si fara\u2019 poca giustizia della situazione, producendo polemiche, ferite, false credenze e disaccordo.<\/p>\n<p>&#8211; preferire il ragionamento quantitativo (in tonalita\u2019 di grigio) a quello qualitativo (in bianco e nero). Invece di pensare, poco realisticamente, che i banchieri siano assuefatti dal denaro del tutto o non lo siano per nulla, chiedersi quanto lo possano essere in una scala da 0 a 100. Invece di cercare di etichettare proprio figlio come \u201ctimido\u201d o un \u201cesuberante\u201d, osservare dove si collochi sulla lunga scala dell\u2019estroversione. Imponendo un giudizio categorico qualitativo (una cosa e\u2019 bella o e\u2019 brutta) su una realta\u2019 complessa, si fara\u2019 ancora una volta poca giustizia della situazione, producendo ferite, polemiche, false credenze e disaccordo.<\/p>\n<p>&#8211; preferire gli autori universalmente riconosciuti e ampiamente condivisibili, agli autori piu\u2019 eccentrici e assidui difensori delle proprie teorie. Per minimizzare l\u2019errore, negli ultimi anni io preferisco leggere i premi nobel dell\u2019economia e della letteratura. Le parole di Gandhi e di Einstein risuonano altresi\u2019 incontestabili e senza tempo.<\/p>\n<p>Credo che tutto questo possa avere ripercussioni sul modo in cui dovremmo essere educati e formati, a cominciare dalla scuola e dall\u2019universita\u2019. Purtroppo anche nel mondo scientifico, come in tutti gli altri, troppo spesso ci innamoriamo delle teorie: sedotti dalla loro eleganza e dal loro potere di rassicurazione (abbiamo una spiegazione!), pretendiamo che esse possano spiegare tutto, piuttosto che certi aspetti di certe cose a certe condizioni. Molte teorie finiscono per diventare realta\u2019 artificiali a se\u2019 stanti, parallele al mondo reale, sovra-strutture che finiscono per impedirci di vedere le cose come stanno. Invece di rimanere chiavi di lettura utili e veritiere quando contestualizzate appropriatamente, finiscono per modificare e complicare la realta\u2019 stessa che pretendono di spiegare, facendoci prendere fischi per fiaschi.<\/p>\n<p>E\u2019 per questo motivo a mio avviso che gli accademici e gli educatori che non si confrontano in prima persona con la realta\u2019 empirica del mondo reale, ma solo con i libri e con l\u2019informazione di seconda mano, rischiano di assumere una visione semplicistica se non distorta della stessa. Anche se il loro compito e\u2019 spiegare il mondo, in realta\u2019 non sono messi nelle migliori condizioni per capirlo.<br \/>\nNessuno e\u2019 in grado di farlo, ben inteso, ma chi e\u2019 distante dai fatti e della pratica, pur potendo avere distacco emotivo e approccio potenzialmente disinteressato, ha il grande limite dell\u2019accesso diretto agli avvenimenti e all\u2019esperienza. Vengono in mente gli storici, i piu\u2019 sfortunati tra tutti gli scienziati.<\/p>\n<p>In conclusione, al di la\u2019 della sua teoricita\u2019, mi sembra di avere toccato un argomento importante.<br \/>\nIn fin dei conti non sono questi alcuni dei motivi per cui al mondo non ci capiamo? Ognuno di noi pretende di avere la teoria definitiva su come le cose vadano e come debbano andare. Passiamo il tempo a litigare, e a cercare di convincere gli altri che siamo noi quelli che hanno ragione. Io credo invece che tutti abbiamo un po\u2019 di ragione, ma forse nessuno di noi e\u2019 pienamente in grado di contestualizzare, specificare, ancorare ad esempi ed istanze di realta\u2019 concreta quello che sta cercando di dire. Sentiamo la necessita\u2019 di capire il mondo, ci costa invece molta fatica riconoscere che conosciamo solo il nostro angolo di mondo: quello che abbiamo esperito di persona, attraverso l\u2019intelletto e le emozioni; quello che abbiamo letto sui nostri libri e sui nostri giornali; quello che abbiamo visto sulla nostra televisione, il nostro cinema, il nostro computer; quello che abbiamo sentito dire dalle persone con cui siamo venuti in contatto, a cominciare dai nostri genitori.<\/p>\n<p>Ognuno di noi e\u2019 il risultato di quello che ha esperito in prima persona. E\u2019 la nostra storia conoscitiva che ci impedisce di capirci, ma forse abbiamo opinioni molto piu\u2019 simili di quanto non riusciamo o vogliamo cogliere. Ho l\u2019impressione che spesso la persone cerchino di \u201cdire le stesse cose\u201d, e quasi sempre ci troveremmo d\u2019accordo una volta conosciuta la realta&#8217; del punto di vista diverso. Se solo riuscissimo a riconoscere la limitatezza del nostro: specificando ed esemplificando quello che diciamo, ancorandolo alle nostre esperienze e conoscenze; chiedendo aiuto agli altri, invece di generalizzare o volere dire per forza \u00a0la nostra.<br \/>\nQuello in cui avremo accettato la nostra ignoranza, sara\u2019 forse il momento migliore per capire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rifletto sul libro appena letto di Joseph Stiglitz, premio Nobel per l\u2019economia.<br \/>\nMi sorprende sempre per la sua eccezionale capacita\u2019 di vedere le cose complicate chiaramente, nella loro semplicita\u2019. Stiglitz sembra avere capito come funzionano le cose, piuttosto che fornire la sua lettura delle stesse. Mi interrogo sulla differenza tra il capire e l\u2019interpretare. Mi domando perche\u2019 cosi\u2019 spesso siamo tutti cosi\u2019 pronti a fornire la nostra interpretazione di un fenomeno (in un suo aspetto), ma in pochi sembriamo averlo realmente capito (nella sua \u201cessenza\u201d).<\/p>\n<p>Per cominciare mi faccio aiutare osservando l\u2019equivalente inglese delle due parole: capire si dice \u201cto under-stand\u201d (stare sotto) ed interpretare &#8220;to inter-pret&#8221; (muovere tra). Nel primo caso si individuano le cause immediatamente sottese ad un fenomeno, nel secondo se ne trasla una propria lettura verso altre persone. 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