{"id":131,"date":"2009-12-17T12:09:24","date_gmt":"2009-12-17T12:09:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippodalfiore.com\/?p=131"},"modified":"2026-01-26T17:50:34","modified_gmt":"2026-01-26T16:50:34","slug":"copenhagen-tornasole-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/2009\/12\/copenhagen-tornasole-del-mondo\/","title":{"rendered":"Copenhagen tornasole del mondo"},"content":{"rendered":"<p>Copenhagen, 17 dicembre 2009.<br \/>\nI leader stanno per arrivare, comincia il conto alla rovescia verso la conclusione di COP15, inedito summit sui cambiamenti climatici. Il mondo e\u2019 in bilico, l\u2019opportunita\u2019 e\u2019 unica per prendere decisioni in grado di riportare il pianeta su una rotta sostenibile.<\/p>\n<p>Le tensioni negoziali dei giorni precedenti fanno presagire che l&#8217;evento potra&#8217; passare alla storia come \u201cfallimento\u201d piuttosto che come \u201csuccesso\u201d: le aspettative sono grandi, ma sembra un test fin troppo difficile per una tavola rotonda di 192 paesi chiamati ad essere tutti d\u2019accordo sul da farsi.<\/p>\n<p>Il punto piu\u2019 delicato delle negoziazioni riguarda da una parte l\u2019esborso di fondi per combattere il surriscaldamento globale, dall\u2019altra il contenimento di quello sviluppo economico inquinante che continua a contribuirvi. Il problema e\u2019 sorprendentemente chiaro:<\/p>\n<p>&#8211; il clima sta cambiando anche per colpa delle attivita\u2019 umane;<br \/>\n&#8211; il cambiamento del clima ha conseguenze devastanti, specialmente sui paesi del Sud del mondo che meno hanno contribuito a generarlo;<br \/>\n&#8211; e\u2019 necessaria una rivoluzione tecnologica \u201cverde\u201d, insieme alla messa a punto di nuovi incentivi per inquinare meno, insieme al cambiamento comportamentale di tutti.<\/p>\n<p>In misura diversa il problema riguarda tutti, ma il punto e\u2019: chi si sacrifica per risolverlo?<br \/>\nTutti guardano al paese leader del mondo, nonche\u2019 principale inquinante: gli Stati Uniti. Il congresso sembra far chiare le proprie intenzioni ad Obama: \u201cl\u2019America non paghera\u2019 soldi che finiranno all\u2019estero\u201d. Tale dichiarazione conferma al mondo l\u2019egoismo degli USA, ma il momento non e\u2019 dei piu\u2019 propizi: sbancatasi per salvare le banche, l\u2019amministrazione Obama e\u2019 chiamata a contrastare l&#8217;alto tasso di disoccupazione sull\u2019onda lunga del crollo finanziario del 2008.<\/p>\n<p>Il congresso si preoccupa dell\u2019opinione pubblica americana, prima ancora di quella mondiale, perche\u2019 il suo futuro a fine legislatura dipendera\u2019 dalla prima e non dalla seconda. Tale constatazione rivela una grande contraddizione del mondo odierno: siamo chiamati a risolvere dei problemi globali attraverso delle istituzioni &#8211; i governi &#8211; il cui fine e\u2019 quello di tutelare gli interessi nazionali. Come uscire dall&#8217;impasse?<\/p>\n<p>Si potrebbe rispondere: se gli interessi globali coincidessero con quelli nazionali, i governi si allineerebbero nell\u2019affrontarli. Se gli USA avessero sufficientemente a cuore i cambiamenti climatici, si farebbero promotori di un accordo al rialzo. Compresibilmente, invece, l\u2019amministrazione Obama da&#8217; la priorita&#8217; al problema del lavoro per tutti i cittadini americani.<br \/>\nE cosi\u2019 fa anche l\u2019amministrazione cinese. Una volta ancora la questione del lavoro sembra diventare discriminante, anche e soprattutto perche\u2019 al giorno d\u2019oggi una delle piu\u2019 grandi paure dei governi nazionali e\u2019 quella di perdere posti di lavoro a discapito dei paesi contro cui si ritrovano a competere economicamente. Penso alle recenti reazioni del governo tedesco all\u2019annuncio che la multinazionale americana GM avrebbe potuto lasciare fallire la OPEL. Penso alle proteste operaie nei paesi piu&#8217; ricchi contro le delocalizzazioni nei paesi piu&#8217; poveri.<\/p>\n<p>E se i fondi richiesti al summit di Copenhagen aiutassero a creare lavoro nei paesi che li sborsano? Potrebbero essere di sussidio alla creazione della &#8220;green economy&#8221; di casa propria, finendo nelle tasche degli istituti di ricerca e delle multinazionali esistenti e nasciture, i soli soggetti in grado di produrre soluzioni tecnologiche contro i cambiamenti climatici globali. In parte si potrebbero destinare ad azioni comunicative e educative volte a promuovere i cambiamenti comportamentali per inquinare meno, con conseguente creazione di lavoro in quei settori. Sono probabilmente queste le azioni piu\u2019 facilmente approvabili a livello nazionale.<br \/>\nTale modello non ci si allontanerebbe molto da quello gia\u2019 utilizzato per combattere la poverta\u2019 in Africa e nei paesi in via di sviluppo: io Stati Uniti ed Europa vi trasferisco dei fondi, anche a patto che voi con questi facciate lavorare le nostre organizzazioni ed aziende.<\/p>\n<p>Il paradosso odierno e\u2019 che c\u2019e\u2019 sempre meno garanzia che i datori di lavoro che recepiscono sussidi nazionali assumano delle persone di quella nazione per fare il lavoro. In un sistema in cui si compete globalmente, prevale la logica efficientistica e tecnocratica: si assumono coloro che sono in grado di portare a termine il lavoro nel miglior modo possibile, piu\u2019 velocemente possibile e per meno soldi possibile. Quale probabilita\u2019 c\u2019e\u2019 che questi super lavoratori si trovino a casa propria?<br \/>\nEd e\u2019 cosi\u2019 che i governi vanno rassicurati due volte: la prima sul fatto che i fondi pubblici sborsati per le cause globali finiscano anche alle imprese nazionali; la seconda che tali imprese vadano effettivamente a impiegare i connazionali.<\/p>\n<p>Probabilmente, l\u2019unica via d\u2019uscita e\u2019 quella della creazione di un governo globale. Se chi crea e da\u2019 lavoro opera a livello globale, perche\u2019 il governo di queste dinamiche non dovrebbe essere tale? Forse piu\u2019 di ogni altra cosa, il \u201cteatrino\u201d di Copenhagen ci racconta di una missione impossibile, quella di mettere d\u2019accordo la bellezza di 192 paesi sul destino di 1 solo pianeta. La logica egostica su cui i paesi si fondati &#8211; prima gli interessi del paese poi quelli di tutti gli altri &#8211; non puo\u2019 che palesarsi con sconcertante chiarezza.<\/p>\n<p>Sara\u2019 mai pronta l\u2019umanita\u2019 per il grande salto?<br \/>\nIl progressivo rafforzamento di istituzioni globali quali la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale ci fa pensare che un governo globale stia gia\u2019 prendendo forma, ma probabilmente questi istituti sposano una politica e una filosofia economica che giocano troppo a favore delle nazioni piu\u2019 forti.<\/p>\n<p>Quello che forse manca di piu\u2019 e\u2019 una nuova filosofia al contempo globalistica e altruistica, una mentalita\u2019 da \u201ccittadino del mondo\u201d per il quale gli interessi di tutti e del tutto contino quanto gli interessi propri. Alla domanda \u201cchi si sacrifica?\u201d dovremmo essere in tanti pronti ad offrirsi, gratificati dalla consapevolezza che il nostro sacrificio fara\u2019 il bene del mondo e forse anche di noi stessi. Cosi&#8217; i potenti del mondo, come tutti i loro elettori nella vita di tutti i giorni.<\/p>\n<p>Se serve una rivoluzione, credo che questa debba partire da dentro di noi. E la forza della nuova cultura dovra\u2019 essere tale da riuscire a trovare l\u2019accordo di tutti.<\/p>\n<p>Sull&#8217;importanza della questione del lavoro, confronta in questo blog l&#8217;articolo su &#8220;Fine del lavoro&#8221;.<br \/>\nSu quella del governo globale, confronta l&#8217;articolo &#8220;Mercato comune. Regole diverse&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Copenhagen, 17 dicembre 2009.<br \/>\nI leader stanno per arrivare, comincia il conto alla rovescia verso la conclusione di COP15, inedito summit sui cambiamenti climatici. 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