{"id":1686,"date":"2014-03-14T16:33:10","date_gmt":"2014-03-14T16:33:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippodalfiore.com\/?p=1686"},"modified":"2026-01-27T10:30:47","modified_gmt":"2026-01-27T09:30:47","slug":"la-societa-a-misura-duomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/2014\/03\/la-societa-a-misura-duomo\/","title":{"rendered":"La societa&#8217; a misura d&#8217;uomo"},"content":{"rendered":"<p>Piu\u2019 continuo nella mia esperienza di rimpatriato in Italia dal mondo anglosassone,<br \/>\npiu\u2019 cresce in me la convinzione che, nonostante tutti i nostri peccati e i nostri lamenti, noi italiani abbiamo qualcosa di importante da raccontare al mondo. \u201cSiamo come nani sulle spalle di giganti\u201d afferma Renzo Piano, riponendo molta enfasi sul ricchissimo substrato culturale e storico su cui chi e\u2019 cresciuto in questa penisola affonda le proprie radici. Sofisticazione, raffinatezza, creativita\u2019, senso del bello, senso dell\u2019umorismo, senso della misura. Doti di cui il mondo globalizzato di oggi ha, a mio avviso, molto bisogno, considerato un suo marcato sbilanciamento verso quelle dell\u2019efficienza e della funzionalita\u2019.<\/p>\n<p>Il Rinascimento, non a caso, e\u2019 nato qui in Italia, rimettendo al centro dell\u2019universo l\u2019uomo, illuminando nuovamente la strada dopo i secoli bui del medioevo. Piu\u2019 di ogni altra societa\u2019 al mondo, la nostra e\u2019 figlia di quell\u2019umanesimo. Il culto del bello e del piacere fa parte del nostro DNA e sembra manifestarsi in ogni aspetto della vita. Abbiamo costruito una societa\u2019 in cui tutto sembra ritagliato a nostra misura: dal buon cibo ai bei vestiti; dall\u2019armonia architettonica e urbanistica dei centri storici, alla straordinaria e onnipresente produzione artistica; dalle relazioni sociali addolcite dal sorriso e dall\u2019umorismo, a una lingua capace di incantare; dalle vacanze al mare o in montagna (molti illustri viaggiatori di un tempo consideravano questa penisola un eden, un paradiso in terra), al \u201cposto fisso\u201d pensato per garantire piu\u2019 tranquillita\u2019 al lavoro e tempo per la famiglia. Fino ad arrivare alla vigorosa cultura civica e politica che caratterizza questo Paese, e che consente a tutti i cittadini di sentirsi liberi di esprimere e difendere le proprie istanze individuali.<\/p>\n<p>Tutto questo e&#8217; forse frutto di tante cose, che credo valga la pena non dare per scontate. Anzitutto, di un certo eclettismo, spirito critico e apertura mentale, dovuti al fatto stesso che alle fondamenta la nostra cultura premi la curiosita\u2019 e la potenzialita\u2019 individuali, piuttosto che l\u2019efficienza del sistema e della collettivita\u2019. Diverso sembra essere il caso delle societa\u2019 germaniche e anglosassoni, in cui l\u2019operato dell\u2019uomo deve anzitutto essere funzionale: senza farsi troppe domande e ne\u2019 porre troppe questioni, le persone si attengono alle regole, e non sono tenute a fare o a sapere quello che non le compete. In questi contesti, il pregiudizio e\u2019 piu\u2019 funzionale dello spirito critico, che va bene all\u2019interno della propria nicchia specialistica ma livello sistemico rischierebbe di produrre spinte anarchiche e sovversive.<\/p>\n<p>Alla luce di queste premesse, si comprendono forse meglio le ragioni per cui la civilta\u2019 industriale di massa (di questi tempi esaltata come non mai attraverso la globalizzazione) per molti versi non si addica alla nostra cultura italiana per come l&#8217;ho qui descritta. Nei decenni scorsi il nostro Paese si e\u2019 industrializzato con grande successo, facendo leva sulla cultura del fare tipica del Nord Italia e in misura diversa anche di altre zone del Paese. Nonostante questo, pero\u2019, la velocita\u2019 che ci e\u2019 stata richiesta dai mercati cosi\u2019 come la serialita&#8217; dei prodotti (e il tipo di istruzione tecnica necessaria per fabbricarli) ci hanno indotto a mettere in secondo piano altri aspetti a noi molto cari, anzitutto l\u2019attenzione al bello. Per industrializzarci abbiamo dovuto in qualche modo forzare e fratturare il rapporto con il passato, e questo strappo appare forse molto visibile a chi visita il nostro Paese oggi.<\/p>\n<p>Chissa\u2019 cosa penserebbe Andrea Palladio, architetto padovano tra i piu\u2019 celebri e influenti di tutti i tempi, a contemplare la bruttezza di tante opere edilizie speculative, di tantissimi capannoni e del tanto cemento di strade e case riversato con poco criterio sul Bel Paese. Architetture erette di fretta e nell\u2019ignoranza dei canoni classici della bellezza, di quegli schemi rigorosamente proporzionali e simmetrici descritti da Vitruvio, l&#8217;architetto dell\u2019antica Roma da molti reputato il piu\u2019 importante teorico dell\u2019architettura di tutti i tempi.<\/p>\n<p>Persino l\u2019eclettico Leonardo da Vinci si ispirava a Vitruvio, ricercando le proporzioni dell\u2019essere umano e della natura. Leonardo arriva dopo Leonardo Bruni, umanista fiorentino che invoca \u201cun sapere diligente e intimo, nel quale voglio tu eccella\u201d, un sapere che sia anche \u201cvario e molteplice e tratto da ogni parte si\u2019 che nulla tu tralasci che sembri contribuire alla formazione, alla dignita\u2019, alla lode della vita\u201d. Cosi\u2019 facendo, Leonardo arrivera\u2019 a diventare uno dei piu\u2019 grandi geni dell\u2019umanita\u2019, mentre Palladio affermava \u201cche la suprema civilta\u2019 consiste nel raggiungere il perfetto accordo con la natura, senza percio\u2019 rinunciare a quella coscienza della storia che e\u2019 l\u2019essenza stessa della civilta\u2019\u201d. Sembra che l\u2019idea di una frattura tra il lavoro e la vita, tra il naturale e l\u2019artificiale, il presente e il passato ancora non esistesse, tant\u2019e\u2019 che le ville palladiane \u201cnon erano solamente destinate allo svago, ma erano anzitutto dei complessi produttivi integrati armoniosamente nella natura circostante\u201d (cito Wikipedia).<\/p>\n<p>L\u2019era industriale, invece, premia la funzionalita\u2019, la velocita\u2019, il lavoro in quanto tale, la crescita. Persegue l\u2019ideale della grandezza, mettendo in secondo piano la bellezza, la giusta misura e a volte anche il buon senso. Cosi\u2019 si esplicitera\u2019 in parte anche la cultura di massa, esperita attraverso la televisione, a volte appiattita al ribasso piuttosto che al rialzo, frutto di un pensiero banalizzante piuttosto che valorizzante. Forse non c\u2019e\u2019 da sorprendersi se, tra tutti gli occidentali, noi italiani ci sentiamo tra i piu\u2019 sminuiti dalla piega presa dalla storia, perdendo autostima e maturando un approccio cinico e disilluso. Sembra che ci siamo auto-banalizzati, e molto del nostro individualismo illuminato ha preso una piega edonistica ed egoistica. Non e\u2019 un forse caso se quest\u2019anno la giuria di Hollywood abbia deciso di premiare con un oscar il film italiano \u201cLa Grande Bellezza\u201d: la decadenza romana descritta con tanta sofisticazione nel film potrebbe essere considerata precorritrice di quella dell\u2019intero modello occidentale.<\/p>\n<p>Nel 2009, rientrato dagli Stati Uniti, scrivevo dell\u2019Italia: \u201cil mondo oggi ha un grande bisogno di noi\u201d, come \u201ccapitani di un rinascimento post-moderno\u201d. Oggi, a quasi cinque anni di distanza e di permanenza pressoche\u2019 continua nel nostro Paese, credo di capire meglio cosa si nascondesse dietro quelle mie parole.<\/p>\n<p><em>Immagine: \u00a9\u00a0 Italia.it<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Piu\u2019 continuo nella mia esperienza di rimpatriato in Italia dal mondo anglosassone,<br \/>\npiu\u2019 cresce in me la convinzione che, nonostante tutti i nostri peccati e i nostri lamenti, noi italiani abbiamo qualcosa di importante da raccontare al mondo. \u201cSiamo come nani sulle spalle di giganti\u201d afferma Renzo Piano, riponendo molta enfasi sul ricchissimo substrato culturale e storico su cui chi e\u2019 cresciuto in questa penisola affonda le proprie radici. Sofisticazione, raffinatezza, creativita\u2019, senso del bello, senso dell\u2019umorismo, senso della misura. 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Abbiamo costruito una societa\u2019 in cui tutto sembra ritagliato a nostra misura: dal buon cibo ai bei vestiti; dall\u2019armonia architettonica e urbanistica dei centri storici, alla straordinaria e onnipresente produzione artistica; dalle relazioni sociali addolcite dal sorriso e dall\u2019umorismo, a una lingua capace di incantare; dalle vacanze al mare o in montagna (molti illustri viaggiatori di un tempo consideravano questa penisola un eden, un paradiso in terra), al \u201cposto fisso\u201d pensato per garantire piu\u2019 tranquillita\u2019 al lavoro e tempo per la famiglia. 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