{"id":178,"date":"2010-10-25T16:29:25","date_gmt":"2010-10-25T16:29:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippodalfiore.com\/?p=178"},"modified":"2026-01-27T10:39:37","modified_gmt":"2026-01-27T09:39:37","slug":"scienza-e-tecnologia-al-servizio-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/2010\/10\/scienza-e-tecnologia-al-servizio-del-mondo\/","title":{"rendered":"Scienza e tecnologia al servizio del mondo"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"file:\/\/\/C:\/DOCUME%7E2\/Filippo\/IMPOST%7E1\/Temp\/moz-screenshot.png\" alt=\"\" \/>Il treno sguscia sornione tra valli e gallerie, con una dolcezza che ben  si addice al paesaggio alpino ma ben poco all&#8217;importanza del percorso.  Occorrono oltre 4 ore per raggiungere Villach da Vienna: tante se  rapportate ai Km, perfette per approfondire una riflessione.<\/p>\n<p>Sono  reduce da due giornate a seguito di un gruppo di accademici austriaci,  per convincere il governo locale della bonta\u2019 di una proposta per un  nuova scuola internazionale di dottorato. Argomento: le scienze e  tecnologie dell\u2019informazione geografica (GIS), perlopiu\u2019 software che  consentono la visualizzazione e l\u2019analisi su mappa di un paesaggio, di  una citta\u2019 e di qualunque altra entita\u2019 che abbia una componente  geografica.<\/p>\n<p>La missione si e\u2019 rivelata piu\u2019 ardua di quanto tutti  ci potessimo augurare. La commissione, costituita da esperti americani e  inglesi, non ha perso tempo a porre le domande piu\u2019 basilari e  difficili: in che modo si favorira&#8217; il lavoro collaborativo tra i  ricercatori? Quali sbocchi professionali dopo il dottorato? Perche\u2019 il  GIS e\u2019 importante per il mondo e perche\u2019 la ricerca accademica e\u2019  importante per il suo sviluppo?<\/p>\n<p>Mentre la proposta mirava a  legittimare il giovane settore dei GIS come nuova disciplina accademica,  la commissione voleva sapere come il progetto di ricerca si mettesse al  servizio del mondo che cambia. Nell\u2019epoca in cui l&#8217;innovazione che  conta viene messa a disposizione di tutti da Google &#8211; basti pensare a  Google Earth &#8211; e da poche altre multinazionali del software, quale  valore aggiunto puo\u2019 offrire l\u2019universita\u2019 in termini di nuovi sviluppi  scientifici e tecnologici?<\/p>\n<p>Si tratta di una domanda che e\u2019 forse  sempre esistita, per tutti i settori. Per le discipline ingegneristiche  che si occupano di nuove tecnologie digitali riveste pero&#8217; un&#8217;importanza  speciale: le buone pratiche non sono ancora molte, ma il rischio di uno  scimmiottamento o futile rincorsa del mondo accademico rispetto a  quello dell\u2019industria e\u2019 molto reale. Per formulare delle risposte  plausibili, occorre a mio avviso fare un passo indietro, chiedendosi  quale relazione fondamentale leghi il mondo della scienza a quello della  tecnologia.<\/p>\n<p>Comincio col proporvi la mia personale e limitata  sintesi delle rispettive missioni. Il fine della scienza e\u2019 la  comprensione dei fenomeni fisici e sociali, e la sua materia prima sono i  dati empirici. Il fine della tecnologia e\u2019 il superamento dei limiti  del mondo fisico; la sua materia prima sono i processi meccanicistici.<\/p>\n<p>Una  distinzione di questo tipo farebbe chiarezza su molto lavoro  concettuale interpretato liberamente come \u201cscientifico\u201d o \u201ctecnologico\u201d  da parte di molti ricercatori accademici cosi\u2019 come di ricercatori  industriali. Renderebbe altresi&#8217; piu\u2019 trasparente uno dei legami  fondamentali tra scienza e tecnologia: le nuove tecnologie possono  essere utilizzate per generare nuovi dati empirici utili alla  comprensione dei fenomeni fisici e sociali; a loro volta, le scoperte  scientifiche possono essere utilizzate per superare i limiti del mondo  fisico. Due esempi classici: l\u2019invenzione del microscopio (tecnologia)  spiana la strada a una nuova comprensione dei fenomeni fisici (scienza);  la scoperta dell\u2019uranio (scienza) spiana strada all\u2019invenzione delle  tecnologie atomiche (tecnologia).<\/p>\n<p>Alla luce di tale distinzione,  si dovrebbe forse sostenere che ad ognuno spetta il proprio mestiere e  quindi l\u2019universita\u2019 si deve occupare di scienza, mentre l\u2019industria di  tecnologia? Prima di tirare conclusioni al riguardo, preferisco fare un  altro passo indietro e chiedermi quale differenza fondamentale distingua  l\u2019universita\u2019 dall\u2019industria relativamente all\u2019attitudine  all\u2019innovazione. Osservo che l\u2019approccio industriale e\u2019 perlopiu\u2019  reattivo e orientato: dato un problema e una domanda di mercato (reale o  fittizia), si reagisce orientando tutto il proprio lavoro verso una  soluzione. Al contrario, l\u2019approccio universitario e\u2019 perlopiu\u2019 creativo  e non orientato: data una disciplina, si esplorano creativamente alcune  strade che possono portare alla costruzione di una nuova conoscenza,  strade che non sono orientate verso alcun fine che non sia quello  puramente conoscitivo.<\/p>\n<p>Sembra essere l\u2019industria, piuttosto che  l\u2019universita\u2019, a contemplare il maggior numero di eccezioni: ad ogni  dipendente di Google e\u2019 consentito di impiegare il 20% del proprio tempo  lavorativo su un progetto a proprio piacimento. Tale creativita\u2019 e  assenza di orientamento potrebbe portare alla scoperta di nuove strade  percorribili dall\u2019azienda, per rimanere sempre al fronte  dell\u2019innovazione. Al contrario, la creazione di nuove aziende \u201cstart-up\u201d  a partire da contesti accademici sembra rimanere incredibilmente  difficile: il ricercatore e\u2019 abituato a guardare al funzionamento al  mondo attraverso le categorizzazioni della propria disciplina  scientifica, piuttosto che come insieme di \u201ccatene del valore\u201d che  compongono i differenti mercati. Sa che il computer funziona grazie a  questo, quello e quell\u2019altro processo; non sa chi compie questa, quella e  quell\u2019altra operazione affinche\u2019 il computer arrivi sullo scaffale del  negozio sotto casa.<\/p>\n<p>Per tirare le somme potremmo affermare che:  l\u2019universita\u2019 si occupa prevalentemente di scienza, l\u2019industria  prevalentemente di tecnologia; l\u2019universita\u2019 si fonda sulle discipline  scientifiche, l\u2019industria sui mercati. Mi dico: se le cose stanno cosi\u2019,  ci devono sicuramente essere delle ottime ragioni. Mi chiedo: e\u2019 tutto  questo abbastanza? Sono discipline e mercati in grado di ottimizzare  l\u2019alleanza tra scienza e tecnologia, in un&#8217;epoca di problemi globali  dalle dimensioni gigantesche e sconosciute, come surriscaldamento  climatico e degrado ecologico, sradicamento culturale, migrazioni di  massa e conflitti religiosi, poverta\u2019 estrema e divari sociali?<br \/>\nLa  mia risposta e\u2019 no. Abbiamo ancora bisogno delle universita\u2019 e delle  industrie cosi\u2019 come le conosciamo, ma allo stesso tempo ci servono  delle entita\u2019 nuove. Abbiamo ancora grande bisogno delle facolta\u2019 di  scienze naturali, economia e ingegneria, cosi\u2019 come del mercato  automobilistico, quello informatico e quello energetico. Ci serve pero&#8217;  anche un generale allineamento e re-orientamento della scienza cosi\u2019  come dell\u2019industria verso i problemi piu\u2019 pressanti del mondo.<\/p>\n<p>Penso  a una \u201cfacolta\u2019 e industria dei cambiamenti climatici\u201d, una \u201cfacolta\u2019 e  industria della poverta\u2019 e delle disuguaglianze sociali\u201d, una \u201cfacolta\u2019  e industria della globalizzazione industriale e finanziaria\u201d. Penso a  nuove organizzazioni al servizio del mondo prima ancora di una  disciplina o di un mercato, finalizzate a produrre nuova scienza cosi\u2019  come nuova tecnologia, costituite da gruppi di lavoro misti<br \/>\n&#8211;  universita\u2019\/industria, da tutte le discipline e da tutti i mercati &#8211;  chiamati a convergere verso un unico problema definito in modo  inequivocabile.<\/p>\n<p>In loro assenza, una disciplina e un mercato  potrebbero &#8220;disfare&#8221; cio&#8217; che e&#8217; stato preziosamente guadagnato da un  altro: prendono piede le tecnologie energetiche alternative, ma intanto  l\u2019industria di telecomunicazioni e computer genera consumi energetici  stratosferici (ricaricare i dispositivi elettronici e alimentare le  server farms); la psicologia assume la bonta&#8217; di nuovi modelli di vita,  mentre l&#8217;economia continua a demandare assunzioni opposte.<\/p>\n<p>Credo  che il futuro non possa che sorprenderci al riguardo, l\u2019Arizona State  University sta gia\u2019 pensando in questi termini. Il nuovo mondo e\u2019 tutto  da inventare. Un mondo che riconcili gli opposti: teoria e pratica,  creativita\u2019 e reattivita\u2019, conoscenza disinteressata e orientamento ai  problemi reali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il treno sguscia sornione tra valli e gallerie, con una dolcezza che ben si addice al paesaggio alpino ma ben poco all&#8217;importanza del percorso. Occorrono oltre 4 ore per raggiungere Villach da Vienna: tante se rapportate ai Km, perfette per approfondire una riflessione.<\/p>\n<p>Sono reduce da due giornate a seguito di un gruppo di accademici austriaci, per convincere il governo locale della bonta\u2019 di una proposta per un nuova scuola internazionale di dottorato. Argomento: le scienze e tecnologie dell\u2019informazione geografica (GIS), perlopiu\u2019 software che consentono la visualizzazione e l\u2019analisi su mappa di un paesaggio, di una citta\u2019 e di qualunque altra entita\u2019 che abbia una componente geografica.<\/p>\n<p>La missione si e\u2019 rivelata piu\u2019 ardua di quanto tutti ci potessimo augurare. La commissione, costituita da esperti americani e inglesi, non ha perso tempo a porre le domande piu\u2019 basilari e difficili: in che modo si favorira&#8217; il lavoro collaborativo tra i ricercatori? Quali sbocchi professionali dopo il dottorato? 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