{"id":207,"date":"2009-09-18T18:19:17","date_gmt":"2009-09-18T18:19:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippodalfiore.com\/?p=207"},"modified":"2026-01-26T17:56:41","modified_gmt":"2026-01-26T16:56:41","slug":"un-oceano-di-mezzo-in-teoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/2009\/09\/un-oceano-di-mezzo-in-teoria\/","title":{"rendered":"Un oceano di mezzo, in teoria"},"content":{"rendered":"<p>Se mi venisse chiesto quale sia la differenza piu&#8217; fondamentale tra la  scuola di pensiero americana e quella europea, credo rispondei  l&#8217;approccio alla teoria, strumento ultimo per assegnare significato a  quello che ci circonda.<\/p>\n<p>Ho l&#8217;impressione che oltreoceano le  teorie si possano facilmente reinventare. Non che gli americani non vi  diano importanza, ma piuttosto sono maggiormente in grado di assegnare  loro &#8220;il tempo che trovano&#8221; e quando serve, di sbarazzarsene.<br \/>\nQuesto  fa quadrato con la visione del mondo che li caratterizza: in uno stato  di transizione permanente il concetto di \u201cradice\u201d e \u201cradicamento\u201d &#8211; del  pensiero in questo caso &#8211; non \u00e8 esigenza cos\u00ec forte come in Europa. In  una societa&#8217; aperta al cambiamento e dominata dal pragmatismo (dove  contano anzitutto i fatti e, ancora di piu&#8217;, i risultati), le teorie non  sono nient\u2019altro che un\u2019altra \u201cstory\u201d. Sono una storia che cos\u00ec come ha  preso forma in un contesto determinato, puo&#8217; venire smontata e superata  in altri contesti: dai nuovi fatti, perch\u00e9 questi hanno sempre la  precedenza.<\/p>\n<p>Credo sia anzitutto tale \u201cstate of mind\u201d a rendere  l\u2019accademia americana ben pi\u00f9 agile e meno impantanata rispetto a quella  europea continentale. Da noi mettere radici nelle teorie sembra  un\u2019esigenza imprescindibile: per fare scienza, in Europa le teorie le  devi rispettare, in America devi semplicemente sapere che esistono. Se  oltreoceano l\u2019arte del ricercatore consiste nel metterle in questione o  riformularle, sulla nostra sponda la scienza assomiglia assai meno ad  un\u2019arte quanto piuttosto a un\u2019opera di paziente accumulazione di quello  che si va depositando nel tempo. In un modo molto simile a cio&#8217; che noi  europei definiamo patrimonio culturale (non a caso molti americani  difficilmente ci capiscono, quando ne parliamo).<\/p>\n<p>La mentalita&#8217;  europea richiede che le cose cambino pi\u00f9 lentamente: cos\u00ec \u00e8 anche per le  teorie, storie che mettono radici e di cui a volte finiamo per  diventare prigionieri. Quante volte in cima alla lunga lista dei  problemi dell\u2019universit\u00e0 italiana si pone \u201c\u00e8 troppo teorica\u201d? Credo che  la teoria fine a s\u00e9 stessa sia molto meglio di niente, ma anche che sia  limitante e sterile fare della teoria il fine ultimo della ricerca e  dell\u2019insegnamento.<br \/>\nGli americani vedono la questione in modo  radicalmente diverso: per loro una teoria non ha un senso se non quello  di interpretare i problemi concreti, quelli della vita di tutti i  giorni. La teoria da fine diventa mezzo: difficilmente l&#8217;accademico  americano &#8220;teorizzera&#8217;&#8221; se non per spiegare qualche fatto o fenomeno di  attualit\u00e0.<\/p>\n<p>E&#8217; quindi poco probabile che in USA un ricercatore  investa tutto il suo tempo nell&#8217;approfondimento delle teorie marxiste  sulla produzione industriale; piuttosto condurr\u00e0 una ricerca per  analizzare le cause di un fenomeno di attualit\u00e0 (per esempio, l\u2019avvento  dei contratti atipici) utilizzando le teorie marxiste, assieme a molte  altre, per far chiarezza su ci\u00f2 che accade.<br \/>\nVolendo essere radicali,  in America un professore che non faccia esempi non ha ragione di  esistere. Come non ha ragione di esistere una ricerca che non si fondi  su dati di fatto osservabili e misurabili.<\/p>\n<p>Mi chiedo: cosa si guadagna e cosa si perde se la teoria da fine diventa mezzo?<br \/>\nDi  certo se ne guadagna in puntualita&#8217; di giudizio, obiettivita&#8217; e  capacit\u00e0 di produrre risposte reali a problemi reali, piuttosto che un  pensiero fine a s\u00e9 stesso. Quanto a perderci, cos\u00ec facendo \u00e8 forse pi\u00f9  difficile astrarsi dai problemi del proprio tempo, riuscendo a mantenere  quella prospettiva distante e \u201ca-storica\u201d che potrebbe generare  impreviste obiezioni al sistema.<\/p>\n<p>Non mi sorprendo infine che la  maggior parte delle nuove scoperte scientifiche arrivi dai ricercatori  che lavorano negli Stati Uniti. Avendo pero&#8217; toccato con mano la  difficolta&#8217; di generare l&#8217;evidenza dei fatti a supporto di una nuova  scoperta o teoria, mi rendo conto che l&#8217;approccio americano richieda  un&#8217;iper-specializzazione e iper-dedizione che ci potrebbe isolare dal  resto del mondo. Vengono a mancare gli incentivi e il tempo necessario  ad alzare la testa e guardare oltre il proprio &#8220;baby&#8221; (cosi&#8217; molti  ricercatori e professionisti americani chiamano il prodotto del proprio  lavoro), con il rischio di rimanere incastrati dentro le ideologie  dominanti.<br \/>\nInsomma, ancora una volta, il mondo perfetto sembra proprio non esistere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se mi venisse chiesto quale sia la differenza piu&#8217; fondamentale tra la scuola di pensiero americana e quella europea, credo rispondei l&#8217;approccio alla teoria, strumento ultimo per assegnare significato a quello che ci circonda.<\/p>\n<p>Ho l&#8217;impressione che oltreoceano le teorie si possano facilmente reinventare. Non che gli americani non vi diano importanza, ma piuttosto sono maggiormente in grado di assegnare loro &#8220;il tempo che trovano&#8221; e quando serve, di sbarazzarsene.<br \/>\nQuesto fa quadrato con la visione del mondo che li caratterizza: in uno stato di transizione permanente il concetto di \u201cradice\u201d e \u201cradicamento\u201d &#8211; del pensiero in questo caso &#8211; non \u00e8 esigenza cos\u00ec forte come in Europa. In una societa&#8217; aperta al cambiamento e dominata dal pragmatismo (dove contano anzitutto i fatti e, ancora di piu&#8217;, i risultati), le teorie non sono nient\u2019altro che un\u2019altra \u201cstory\u201d. Sono una storia che cos\u00ec come ha preso forma in un contesto determinato, puo&#8217; venire smontata e superata in altri contesti: dai nuovi fatti, perch\u00e9 questi hanno sempre la precedenza.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1244,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15],"tags":[],"class_list":["post-207","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-scienza-e-interdisciplinarieta"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/207","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=207"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/207\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4388,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/207\/revisions\/4388"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=207"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=207"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=207"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}