{"id":2263,"date":"2016-01-15T11:56:09","date_gmt":"2016-01-15T11:56:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippodalfiore.com\/?p=2263"},"modified":"2026-01-27T10:32:42","modified_gmt":"2026-01-27T09:32:42","slug":"economia-contro-territorio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/2016\/01\/economia-contro-territorio\/","title":{"rendered":"Economia contro territorio"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 il giorno di Natale. Ci svegliamo prima dell&#8217;alba perch\u00e9 ci attende un viaggio di famiglia a Parigi. Pochi chilometri ci dividono dall\u2019Aeroporto Marco Polo di Venezia, e io gi\u00e0 temo la situazione che mi si parer\u00e0 davanti. Da qualche anno questo aeroporto affacciato sulla Laguna di Venezia \u00e8 in espansione, anche attraverso l\u2019ampliamento  dei parcheggi e delle strade di confluenza. A farne le spese \u00e8 un vasto bosco, mantenuto da decenni e uno dei pochi residuali in questo territorio pianeggiante: tutto il resto se ne \u00e8 gi\u00e0 andato per far largo a spazi agricoli, industriali e abitativi di ogni tipo.<\/p>\n<p>Me lo aspettavo un nuovo colpo al cuore: dopo aver assistito al progressivo rimaneggiamento del pioppeto, ora \u00e8 la volta della pineta marittima, tanto pi\u00f9 preziosa quanto pi\u00f9 rara da queste parti. La foresta di alberi si trasforma piano piano in foresta di automobili parcheggiate tra gli alberi. Anche il resto del verde a ridosso della strada statale Triestina viene pesantemente rimaneggiato, per far posto a un pezzo di tangenziale a doppia carreggiata con tanto di mega-rotonda di accesso all\u2019Aeroporto. Un\u2019opera sproporzionata e non necessaria nel presente, tale e quale molte altre che da qualche anno a questa parte si vedono spuntare come funghi nelle pianure del Veneto.<\/p>\n<p>Non credo di essere l\u2019unica persona toccata da vicino dallo scempio del Marco Polo. Ci andavamo con la scuola, da bambini, alla pineta dell\u2019aeroporto. Il resistere di quella e di altre aree boschive forniva un contributo importante alla purificazione dell\u2019aria, in una zona in cui soffia poco il vento e quindi destinata a essere fortemente inquinata. Il senso di soffocamento \u00e8 accentuato sul piano visivo dal crescere violento e disordinato di ogni genere di opera in cemento in zone di campagna: la prospettiva risulta sempre pi\u00f9 schiacciata, non si riesce pi\u00f9 a guardare lontano.<\/p>\n<p>L\u2019Aeroporto, per\u00f2, ha bisogno di crescere, cos\u00ec ci raccontano gli enormi cartelloni pubblicitari a ridosso dell\u2019area partenze. Sempre pi\u00f9, su Venezia, confluiscono interessi e investimenti: con l\u2019espandersi del numero di persone benestanti nei paesi di recente industrializzazione (in particolare i cosiddetti BRICs, Brasile, Russia, India e Cina) le richieste di visita aumentano e il potenziale economico dell\u2019Aeroporto cresce. Nuove compagnie aree coinvestono in questo scalo, e il settore turistico locale spalleggia l\u2019espansione. Da un punto di vista strettamente economico, la scelta \u00e8 ovvia: perch\u00e9 non crescere?<br \/>\nSul piano politico, per\u00f2, la domanda andrebbe riformulata al contrario, ovvero: perch\u00e9, e soprattutto per chi, crescere?<\/p>\n<p>Per la maggioranza degli abitanti del territorio veneziano, una tale crescita turistica indiscriminata non \u00e8 certamente cosa positiva: il sovraffollamento di Venezia sta violentando la citt\u00e0 e il suo fragile ecosistema in misura inedita. La stessa societ\u00e0 veneziana, erede di una cultura unica, sta fisicamente scomparendo: i giovani veneziani continuano ad emigrare anche perch\u00e9 non riescono a competere con i facoltosi stranieri nell\u2019acquisto di case e locali in citt\u00e0; i proprietari attuali vendono al miglior offerente, chiunque esso sia. L\u2019esempio di Venezia e del Veneto \u00e8 quindi un caso eclatante di territorio letteralmente (s)venduto, ovvero amministrato secondo logiche prettamente economiche, mettendo ai margini considerazioni di tipo politico, demografico, ambientale, sociale, culturale e filosofico.<br \/>\nIn tale sistema non c\u2019\u00e8 democrazia: se si fosse proposto un referendum relativamente all\u2019espansione dell\u2019aeroporto a danni dell\u2019ambiente e della vivibilit\u00e0, la maggior parte degli abitanti si sarebbe espressa negativamente.<\/p>\n<p>Viviamo, per\u00f2, in una societ\u00e0 fortemente ideologizzata in termini modernisti ed economisti. Il dibattito pubblico \u00e8 dominato dai temi del lavoro e della disoccupazione, una chiave di lettura molto limitata che impone una generica crescita come unica via di uscita.<br \/>\nVia libera, quindi, all\u2019espansione dell\u2019aeroporto per la creazione di posti di lavoro che questa operazione comporta. Il punto non \u00e8 crescere indiscriminatamente, il punto \u00e8 fare crescere nel territorio le cose che vogliamo far crescere, e far decrescere le cose che vogliamo vedere ridotte. Se su questo ci si concentra, sar\u00e0 pi\u00f9 facile generare delle idee utili e autenticamente proprie, investendo le risorse a disposizione e generando nuova occupazione in ambiti di interesse autenticamente pubblico: il risanamento dell\u2019ambiente, l\u2019artigianato culturale, il turismo educativo e sostenibile, l\u2019integrazione sociale e multi-culturale. Si tratta in fin dei conti di una strada di buon senso gi\u00e0 imboccata con successo da molti altri territori europei, a partire dal vicino Trentino Alto Adige.<\/p>\n<p>E\u2019 ormai fin troppo chiaro che il modo in cui la globalizzazione viene attualmente promossa \u00e8 troppo rapido, violento, e incentrato sugli interessi di una fascia molto ristretta della popolazione. I danni potenziali crescono proporzionalmente alla quantit\u00e0 di denaro e di tecnologie in circolazione: se cinquanta anni fa occorrevano anni per tramutare un\u2019area verde in ambiente costruito, ora bastano pochi mesi. Se a quel tempo tale strada rappresentava un onore riservato a poche sezioni di un territorio, ora sembra incombere sulla maggior parte di esso. La globalizzazione della crescita rappresenta letteralmente una macchina distruttiva fuori controllo, un Frankenstein seduttivo verso quei territori che non hanno completato un percorso autenticamente democratico, laddove cio\u00e8 le scelte pubbliche si piegano troppo facilmente agli egoismi dei privati, e laddove non esistono dei meccanismi istituzionali per prevenire questo.<br \/>\nTerritori in cui non esistono limiti rispetto alla quantit\u00e0 di territorio tramutabile da pubblico a privato, o viceversa: immagino che, se interpellata, la maggior parte della popolazione locale avrebbe reclamato i boschi dell\u2019aeroporto come bene pubblico!<\/p>\n<p>Laddove non trova adeguata resistenza, governo o semplicemente amor proprio, la globalizzazione della crescita travolge inevitabilmente anche le culture locali. Rimango di stucco nell\u2019osservare come l\u2019Aeroporto di Venezia abbia sposato l\u2019inglese come prima lingua, seguito dall\u2019italiano, e come i prezzi nei negozi di si stiano uniformando a quelli di altri aeroporti \u201cworld class\u201d, con i prezzi al bar espressi in 99 centesimi (es. 1 EUR 99 Cent). Una brutta cosa, mai vista in Italia ma tanto se lo fa London Heathrow allora si pu\u00f2 fare, anzi siamo pi\u00f9 al passo con i tempi. Spesso sono gli stessi suoi proponenti della crescita globale che non conoscono, non vivono, e non amano autenticamente i territori su cui vanno a operare. Trascorrono la maggior parte del tempo nei loro contesti aziendali, viaggiando per il mondo all\u2019interno di una bolla mono-culturale, parlando acriticamente inglese e pensando acriticamente in americano.<\/p>\n<p>Arrivo a Parigi, e mi rendo conto che la bellezza di questa citt\u00e0 si sia conservata nel tempo anche perch\u00e9 protetta dalla comunit\u00e0 e dalla politica locali, che si sono battute per salvaguardare la vivibilit\u00e0, la cultura, l\u2019ambiente e l&#8217;artigianato. A beneficio di tutti: certamente dei suoi abitanti, ma anche dei visitatori, che continuano ad arrivare numerosi anche e soprattutto perch\u00e9 qui, a diversamente ad altri luoghi del mondo, la bellezza, la cultura e il buon vivere hanno un valore pi\u00f9 alto dell\u2019economia fine a s\u00e9 stessa. Evidentemente in questa citt\u00e0 esiste una forte cultura civica e uno speciale amore di tutti verso il territorio. I cittadini hanno gli strumenti e la consapevolezza per fare sentire la propria voce.<\/p>\n<p>Mai come oggi il tema dello scontro tra economia e ambiente, naturale e sociale che sia, \u00e8 attuale e coinvolge tutto il mondo, alla ricerca di equilibrio e giusta misura. I colossali cambiamenti climatici e demografici in corso non sono che un\u2019esortazione a migliorare, ad evolversi, ad aprire gli occhi verso la verit\u00e0 delle cose piuttosto che farci abbagliare dalle ideologie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 il giorno di Natale. Ci svegliamo prima dell&#8217;alba perch\u00e9 ci attende un viaggio di famiglia a Parigi. Pochi chilometri ci dividono dall\u2019Aeroporto Marco Polo di Venezia, e io gi\u00e0 temo la situazione che mi si parer\u00e0 davanti. Da qualche anno questo aeroporto affacciato sulla Laguna di Venezia \u00e8 in espansione, anche attraverso l\u2019ampliamento dei parcheggi e delle strade di confluenza. A farne le spese \u00e8 un vasto bosco, mantenuto da decenni e uno dei pochi residuali in questo territorio pianeggiante: tutto il resto se ne \u00e8 gi\u00e0 andato per far largo a spazi agricoli, industriali e abitativi di ogni tipo.<\/p>\n<p>Me lo aspettavo un nuovo colpo al cuore: dopo aver assistito al progressivo rimaneggiamento del pioppeto, ora \u00e8 la volta della pineta marittima, tanto pi\u00f9 preziosa quanto pi\u00f9 rara da queste parti. La foresta di alberi si trasforma piano piano in foresta di automobili parcheggiate tra gli alberi. Anche il resto del verde a ridosso della strada statale Triestina viene pesantemente rimaneggiato, per far posto a un pezzo di tangenziale a doppia carreggiata con tanto di mega-rotonda di accesso all\u2019Aeroporto. 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