{"id":2373,"date":"2016-07-12T09:44:57","date_gmt":"2016-07-12T09:44:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippodalfiore.com\/?p=2373"},"modified":"2026-01-26T17:47:54","modified_gmt":"2026-01-26T16:47:54","slug":"sul-liberismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/2016\/07\/sul-liberismo\/","title":{"rendered":"Sul liberismo"},"content":{"rendered":"<p>Riprendo l\u2019argomento sostenibilit\u00e0 con una riflessione sul liberismo, filosofia che ha lasciato carta bianca all\u2019iniziativa privata a discapito di qualsiasi regolamentazione pubblica. Sedotti dal potere magico dei mercati di crescere e auto-alimentarsi, i liberisti arrivano ad affermare che l\u2019iniziativa individuale non regolamentata si auto-corregge (grazie della \u201cmano invisibile\u201d dei mercati) generando un sistema massimamente efficiente. La voce della collettivit\u00e0, espressa attraverso la politica e le leggi, va contenuta al massimo, cos\u00ec da non interferire nel funzionamento dei mercati. E\u2019 quindi in ultima istanza necessario ridurre la politica a beneficio dell\u2019economia, o declinarla a servizio dell\u2019economia.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 ha purtroppo smentito le metafore e le pie illusioni (<em>wishful thinking<\/em>). Il mondo non \u00e8 ancora pronto al liberismo, per quanto gli esseri umani possano giustamente avere a cuore istanze e sentimenti di libert\u00e0. Il lasciare piena libert\u00e0 di azione alle aziende fa s\u00ec che queste abusino degli interessi degli altri a proprio favore. Sotto le pressioni e le distrazioni di un regime competitivo &#8211; ovvero, in qualche modo, di guerra &#8211; gran parte delle aziende dimostra di non essere in grado di prendere in adeguata considerazione la volont\u00e0 di tutti coloro che sono direttamente o indirettamente impattati dalle proprie scelte. L\u2019assenza o lo smantellamento delle normative (<em>deregulation<\/em>) rende il campo di battaglia ancora pi\u00f9 selvaggio, esacerbando comportamenti dannosi verso l\u2019interesse di altri privati considerati concorrenti, cos\u00ec come verso il pi\u00f9 ampio di interesse della collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Il risultato, lungi da essere un sistema efficiente, \u00e8 un sistema vastamente inefficiente in cui vengono perpetuati danni di tutti i tipi alle comunit\u00e0 locali, all\u2019ambiente, e in ultima istanza agli stessi individui e aziende che ne sono protagonisti. Un tale sistema consuma e spreca le risorse, invece di utilizzarle di maniera efficiente. Si prenda il caso del mercato immobiliare, uno di quelli che pi\u00f9 platealmente impatta sull\u2019attuale sostenibilit\u00e0 mondiale dal momento che la sua crescita comporta un consumo diretto di suolo e di natura. Consideriamo per semplicit\u00e0 il caso dell\u2019Italia: stando ai dati ISTAT nei 42 anni che intercorrono dal 1971 al 2013 il Paese cresce solo di alcuni milioni di abitanti, passando da 54 milioni a poco meno di 60 milioni. La costruzione di nuovi alloggi, per\u00f2, non procede di pari passo ma ben pi\u00f9 rapidamente, perseguendo tassi di crescita anno su anno e consumando molto pi\u00f9 suolo di quanto ne fosse necessario. Stando ad altri dati ISTAT, il numero di alloggi registra una crescita complessiva dell\u2019ordine del 5% &#8211; simile a quella\u00a0 che la popolazione registra in oltre 40 anni &#8211; in soli 10 anni dal 2011 al 2011!<br \/>\nProliferano di certo le seconde case e gli alloggi per i turisti, ma gli sprechi rimangono mastodontici. Quando lasciate libere di fare quello che vogliono in propriet\u00e0 dichiarate private, le imprese edili non puntano a ristrutturare o ricostruire gli alloggi esistenti, ma ne costruiscono di nuovi su suolo vergine. Ereggono molti edifici frettolosamente, con poca attenzione all&#8217;estetica e alla qualit\u00e0, con ripercussioni negative sugli edifici circostanti e cementando aree verdi di cui tutti beneficiano. Costruiscono dove e quando hanno l\u2019opportunit\u00e0 di farlo, senza una cognizione precisa dell\u2019effettivo bisogno. Speculano, falliscono, emigrano.<\/p>\n<p>La storia del mondo di oggi assomiglia molto a quella del mercato immobiliare italiano. Pi\u00f9 lasciamo i mercati incontrollati &#8211; e spesso anche incentivati &#8211; pi\u00f9 aggraviamo l\u2019attuale situazione di collasso ambientale e impoverimento sociale. Pi\u00f9 ci intestardiamo a pensare che facendo l\u2019interesse privato facciamo anche quello pubblico, pi\u00f9 concediamo propriet\u00e0 private libere da ogni vincolo di responsabilit\u00e0 verso la collettivit\u00e0, pi\u00f9 continueremo a trovarci difronte alle cose pi\u00f9 bizzarre e controproducenti dal punto di vista sistemico. Mi domando: chi pu\u00f2 veramente arrogarsi il diritto di fare quello che vuole in un pezzo di mondo che considera di sua \u201cesclusiva priorit\u00e0\u201d, senza pensare a tutti coloro che si troveranno impattati dalle sue scelte?<br \/>\nIl mondo appartiene a tutti, e come tale ci dovrebbe essere affidato in gestione per il beneficio di tutti. Si tratta a mio avviso di buon senso, non di \u201ccomunismo\u201d, e mi auguro con tutto il cuore che presto l\u2019umanit\u00e0 si emancipi da vecchi tab\u00f9 e paure che ci impediscono di vedere le cose per come stanno, impedendoci di evolvere. I paesi Scandinavi e del Nord Europa ci insegnano che \u00e8 anche e soprattutto attraverso una regolamentazione estesa e intelligente, proposta a beneficio dell\u2019intera collettivit\u00e0, che si riescono a creare le premesse migliori per la convivenza civile e la salvaguardia dell\u2019ambiente. Gli esempi virtuosi sono gi\u00e0 sotto gli occhi di tutti, tutto quello che dobbiamo fare \u00e8 aprirli.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 cos\u00ec che a partire da un corso di sostenibilit\u00e0 aziendale mi trovo ora a scrivere di gestione della cosa pubblica. Mi sto sempre pi\u00f9 convincendo che dovremmo partire da qui per cambiare il mondo, una realizzazione che nella sua ovviet\u00e0 risulta per\u00f2 distante dal punto di osservazione di chi come me si occupa di economia ed imprese. Il nostro oggetto di osservazione \u00e8 in realt\u00e0 il prodotto di altre sfere sociali e psicologiche: per cambiarne la manifestazione \u00e8 necessario risalire ai fondamenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riprendo l\u2019argomento sostenibilit\u00e0 con una riflessione sul liberismo, filosofia che ha lasciato carta bianca all\u2019iniziativa privata a discapito di qualsiasi regolamentazione pubblica. Sedotti dal potere magico dei mercati di crescere e auto-alimentarsi, i liberisti arrivano ad affermare che l\u2019iniziativa individuale non regolamentata si auto-corregge (grazie della \u201cmano invisibile\u201d dei mercati) generando un sistema massimamente efficiente. La voce della collettivit\u00e0, espressa attraverso la politica e le leggi, va contenuta al massimo, cos\u00ec da non interferire nel funzionamento dei mercati. E\u2019 quindi in ultima istanza necessario ridurre la politica a beneficio dell\u2019economia, o declinarla a servizio dell\u2019economia.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 ha purtroppo smentito le metafore e le pie illusioni (wishful thinking). Il mondo non \u00e8 ancora pronto al liberismo, per quanto gli esseri umani possano giustamente avere a cuore istanze e sentimenti di libert\u00e0. Il lasciare piena libert\u00e0 di azione alle aziende fa s\u00ec che queste abusino degli interessi degli altri a proprio favore. Sotto le pressioni e le distrazioni di un regime competitivo &#8211; ovvero, in qualche modo, di guerra &#8211; gran parte delle aziende dimostra di non essere in grado di prendere in adeguata considerazione la volont\u00e0 di tutti coloro che sono direttamente o indirettamente impattati dalle proprie scelte. L\u2019assenza o lo smantellamento delle normative (deregulation) rende il campo di battaglia ancora pi\u00f9 selvaggio, esacerbando comportamenti dannosi verso l\u2019interesse di altri privati considerati concorrenti, cos\u00ec come verso il pi\u00f9 ampio di interesse della collettivit\u00e0. <\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":2374,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-2373","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-la-rivoluzione-della-sostenibilita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2373","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2373"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2373\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4351,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2373\/revisions\/4351"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2373"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2373"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2373"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}