{"id":2496,"date":"2016-11-04T12:08:27","date_gmt":"2016-11-04T12:08:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippodalfiore.com\/?p=2496"},"modified":"2026-01-27T10:32:41","modified_gmt":"2026-01-27T09:32:41","slug":"sul-sistema-competitivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/2016\/11\/sul-sistema-competitivo\/","title":{"rendered":"Sul sistema competitivo"},"content":{"rendered":"<p>Ripensando al mio scorso articolo sulle dinamiche competitive o collaborative tra aziende, mi focalizzo su settore  mediatico. Intuisco che in questo pi\u00f9 che in altri si possano osservare  gli effetti nocivi di un sistema in cui la presenza di \u201cconcorrenti\u201d  comporta non solo una distrazione ma anche un\u2019influenza rilevante sui  contenuti che vengono proposti.<\/p>\n<p>Si pensi ai format di  informazione che quotidianamente competono per la nostra attenzione: dai  giornali cartacei ai telegiornali, dai giornali sul web fino ai giornali  radio. Ogni giorno si prefiggono di generare nuovi contenuti, cos\u00ec che  spesso, anche per paura di essere sopraffatti dai concorrenti, i  direttori di testata convergono sulle tematiche pi\u00f9 in voga dando spazio  a chi \u201cla spara pi\u00f9 grossa\u201d.<\/p>\n<p>Favorendo una perdita di variet\u00e0 e  di qualit\u00e0, l\u2019iper-competizione sembra favorire l\u2019involuzione piuttosto  che l\u2019evoluzione del mercato mediatico. Le tematiche che fanno notizia  si restringono e si fossilizzano. Allo stesso tempo l\u2019obiettivit\u00e0 e  l\u2019approfondimento vengono messi in secondo piano a favore del  sensazionalismo e della morbosit\u00e0, con ripercussioni problematiche  sull\u2019immaginario collettivo e sulla psicologia delle persone. Chi entra  nel mercato \u201cagguerrito\u201d e \u201cper competere\u201d reputa necessario allinearsi a  ci\u00f2 che gi\u00e0 in larga misura viene proposto, senza pensare che si possa  fare giornalismo in tanti altri modi.<\/p>\n<p>Il contesto competitivo  porta quindi a un appiattimento verso il basso dei prodotti, se non a  una vera e propria rincorsa al ribasso. Invece che manifestare in modo  originale la propria unicit\u00e0, le aziende si copiano le une con le altre,  incluso nelle pratiche che inficiano la qualit\u00e0 del prodotto proposto  ai clienti. La percezione di una minaccia diretta fa s\u00ec che alla  creativit\u00e0 subentri la paura: se non si adatter\u00e0 la propria offerta al  nuovo contesto in cui i livelli di qualit\u00e0 e di prezzo si stanno  abbassando, si potranno perdere vecchie fette di mercato o smettere di  guadagnarne di nuove.<\/p>\n<p>Se tutto questo \u00e8 vero, \u00e8 anche per\u00f2 vero  che il contesto competivo produce anche un effetto contrario, in  termini di offerta pi\u00f9 evoluta proposta dalle aziende sul mercato. Penso  a tutti quei nuovi format e contenuti innovativi ed edificanti ospitati  su Internet e sugli altri media, frutto dell\u2019ingegno e della cultura di  persone e imprese che hanno creduto nel proprio valore senza  \u201csvendersi\u201d sul mercato di massa. Questi nuovi attori hanno imparato  quello che c\u2019era da imparare e ignorato quello che c\u2019era da ignorare,  evitando di lasciarsi travolgere dai timori e sensazionalismi  dominanti.<\/p>\n<p>Prima ancora di pensare a un nuovo paradigma di  economia collaborativa in risposta a quella competitiva, \u00e8 forse quindi  necessario insegnare alle aziende (e alle persone) a meglio definire,  aggiornare e credere nell\u2019unicit\u00e0 del proprio potenziale, imparando ma  anche disimparando dagli altri. Cos\u00ec facendo ci si costruir\u00e0 quella  solidit\u00e0 necessaria a non lasciarsi travolgere dalle paure o dalle  tentazioni di facili scorciatoie, restando fedeli alla strada del lavoro  e della qualit\u00e0.<\/p>\n<p>La nuova attitudine imprenditoriale che  descrivo \u00e8 forse sempre esistita e si emancipa dall\u2019ossessione della  crescita, cos\u00ec come dall\u2019intolleranza verso gli alti e i bassi. Il fatto  che le proprie attivit\u00e0 non crescano non \u00e8 necessariamente un segno che  non si stia facendo la cosa giusta, ma piuttosto che i tempi non sono  ancora maturi per una pi\u00f9 larga diffusione del prodotto o servizio che  si propone. Piuttosto vale la pena lavorare pi\u00f9 a stretto contatto con  le fasce di clientela che pi\u00f9 si hanno pi\u00f9 a cuore, per costruire  insieme a loro il futuro pi\u00f9 autenticamente desiderato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ripensando al mio scorso articolo sulle dinamiche competivive o collaborative tra aziende, mi focalizzo su settore mediatico. 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