{"id":2593,"date":"2017-07-06T10:56:47","date_gmt":"2017-07-06T10:56:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippodalfiore.com\/?p=2593"},"modified":"2026-01-27T10:32:39","modified_gmt":"2026-01-27T09:32:39","slug":"riconoscere-gli-idoli-del-capitalismo-moderno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/2017\/07\/riconoscere-gli-idoli-del-capitalismo-moderno\/","title":{"rendered":"Riconoscere gli idoli del capitalismo moderno"},"content":{"rendered":"<p>Penso all\u2019economia di oggi, e penso a tre precetti consacrati dalla scienza economica e dagli addetti ai lavori: innovazione, tecnologia, profitto. In un contesto sempre pi\u00f9 globale, competitivo e dinamico, questi concetti si ergono a fondamenti imprescindibili di qualsiasi strategia aziendale: \u00e8 indispensabile che un\u2019impresa innovi il pi\u00f9 possibile, adotti quanta pi\u00f9 tecnologia possibile, per generare in ultima istanza quanto pi\u00f9 profitto possibile. Diventa un mantra, ma smettiamo di chiederci il perch\u00e9 e il come tutto ci\u00f2 sia veramente utile e necessario. Rischiamo di rendere assoluti valori che in realt\u00e0 sono relativi, e che quando proposti acriticamente possono danneggiare lo stato delle cose invece che contribuire alla sua reale evoluzione.<\/p>\n<p>Prendo in esame i tre imperativi singolarmente, cominciando dall\u2019innovazione.<br \/>\nDiamo spesso per scontato che apportare un cambiamento ai propri prodotti, servizi o significati sia di per s\u00e9 sufficiente per migliorarli. Ci lanciamo di fretta e furia nell\u2019operazione innovativa con gli strumenti e le assunzioni che abbiamo a disposizione, senza un\u2019adeguata consapevolezza di ci\u00f2 che far\u00e0 veramente la differenza, per chi, e con quali ripercussioni. Ci innamoriamo di un aspetto tecnico del problema, allontanandosi da quella visione a tutto tondo e multi-disciplinare che ci consente sempre di ritornare all\u2019essenziale e alla semplicit\u00e0.<\/p>\n<p>Cos\u00ec facendo rischiamo di rendere i nostri prodotti pi\u00f9 complicati del necessario, introducendo delle modifiche che sfidano le leggi del buon senso e mettono a repentaglio la funzione primaria di quello che proponiamo.<br \/>\nPropongo un esempio tratto dall\u2019esperienza personale: lo scorso mese mi sono ritrovato a guidare un\u2019automobile a noleggio in Sicilia, una vettura che aveva la caratteristica di essere molto bassa e avere l\u2019abitacolo costruito su probabile ispirazione di una macchina di F1. Si percepiva uno sforzo innovativo a livello di design, ma il risultato era che io da guidatore, piuttosto incredibilmente, non riuscissi a vedere dove terminasse il cofano dell\u2019automobile. Non solo non mi mancava la sicurezza di affrontare curve e dossi, ma la vista completa della situazione era ulteriormente ostruita da uno specchietto retrovisore in grande sporgenza che oscurava la parte centrale del gi\u00e0 ridotto campo visuale. Come se non bastasse, mancava qualsiasi tipo di ripiano o cassetto per appoggiare occhiali da sole, cellulare e quant\u2019altro. Risultava evidente che la progettazione di questa automobile avesse eluso qualsiasi considerazione non solo di ergonomia e di usabilit\u00e0, ma anche di buon senso comune. L\u2019innovazione \u201ca tutti i costi\u201d aveva fatto perdere ai progettisti il contatto con la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Passo ora a una riflessione sul secondo imperativo, quello tecnologico. Quello di cui mi rendo conto spesso \u00e8 che il progettista di tecnologia potrebbe operare senza un\u2019adeguata consapevolezza dell\u2019effettiva utilit\u00e0 della stessa. La mancanza di visione olistica e multi-disciplinare potrebbe portare il tecnico a progettare per s\u00e8 stesso piuttosto che per il mondo esterno, che si assume a propria immagine e somiglianza ma che in realt\u00e0 non si conosce (perch\u00e9 si vive confinati dentro il proprio specifico universo professionale). Quando non governata, la passione per risolvere una sfida tecnologica o esplorarne la frontiera pu\u00f2 allontanare il progettista dal buon senso comune, portandolo a sottovalutare aspetti sociali destinati ad assumere prima o poi un\u2019importanza fondamentale. Uno dei libri pi\u00f9 in voga al MIT di Boston ai tempi della mia permanenza si intitolava <em>What technology wants<\/em> &#8211; Quello che la tecnologia vuole &#8211; e dipingeva un mondo tecnologico dotato di vita propria che detta le regole del gioco all\u2019uomo (e non viceversa come una persona di buon senso affermerebbe).<br \/>\nSul tema degli effetti collaterali indesiderati delle nuove tecnologie, potrei riportare molti esempi ma per semplicit\u00e0 penso ai nostri telefoni cellulari dentro cui le aziende tecnologiche stipano qualsiasi applicazione possibile e immaginabile, nell\u2019assunzione dogmatica che \u201ctutto per tutti \u00e8 bello\u201d. Dopo gli entusiasmi iniziali, ci stiamo invece rendendo pi\u00f9 conto che tale sovrabbondanza tecnologica crea molta disutilit\u00e0 sociale, oltre che utilit\u00e0, allontanando molte persone dal senso della giusta misura.<br \/>\nQuanto tempo ed energie investiamo in Whatsapp, Facebook, Google o Twitter? Per quale tipo di contenuti e a scapito di quali altre attivit\u00e0? Siamo consapevoli dei danni che possono arrecare questi strumenti quando male o troppo utilizzati?<br \/>\nL\u2019utilit\u00e0 e il senso ultimo delle tecnologie si misurano sul come e quanto esse vengono usate, non in quanto tali. Mosse dalla volont\u00e0 di dominare culturalmente e commercialmente il mondo, le aziende della Silicon Valley continuano a proporci un\u2019ideologia, non una verit\u00e0, seppure in buona fede. Nella loro visione mono-disciplinare e \u201cmonolitica\u201d sono convinti di fare solo del bene al mondo, ma in realt\u00e0 appare sempre pi\u00f9 evidente che la prossima fase evolutiva dell\u2019umanit\u00e0 includer\u00e0 anche e soprattutto il recupero di quello che la tecnologia ci ha in parte sottratto.<\/p>\n<p>Arrivo infine al terzo imperativo, quello del profitto o differenza tra costi e ricavi. Lo prendo in esame da ultimo, ma non perch\u00e9 sia meno importante, anzi. L\u2019imperativo del profitto \u00e8 all\u2019origine dell\u2019economia per come la conosciamo oggi, perch\u00e9 \u201cfare pi\u00f9 soldi possibile\u201d \u00e8 sia norma implicita che regola scritta di tutti gli istituti economici moderni (lo si impara dai manuali di economia). Non sempre \u00e8 stato cos\u00ec, e in altre epoche storiche l\u2019espressione \u201cmassimizzare il profitto\u201d non si sarebbe nemmeno compresa. Come gi\u00e0 descritto in numerosi articoli di questo blog, un approccio massimamente opportunistico e gigantistico alla gestione aziendale produce fin troppe disutilit\u00e0 sociali, perch\u00e9 la propria crescita avviene a spese degli altri e dell\u2019ambiente, e non insieme a loro. Imprenditori e amministratori dovrebbero avere a cuore molte altre cose oltre che il profitto, a pari livello, ma il sistema suggerisce o impone loro di elevare la <em>bottom line<\/em>, il numero in calce al bilancio, a misura ultima del proprio successo. Ancora una volta si tratta di un valore relativo che viene artificialmente elevato a valore assoluto, di un\u2019ideologia travestita da verit\u00e0, di un modo di fare le cose reputato superiore agli altri ma senza adeguata consapevolezza di tutte le alternative possibili.<\/p>\n<p>In conclusione, affinch\u00e8 l\u2019agire economico porti ad un\u2019autentica evoluzione umana, occorre affrontarne apertamente le assunzioni, i dogmi, gli idoli del momento abbracciati pi\u00f9 per moda che con consapevolezza.<br \/>\nSiamo altres\u00ec chiamati a costruire una visione pi\u00f9 veritiera di noi esseri umani, di come funzioniamo e di quello di cui abbiamo bisogno per essere felici, spalancando le porte delle scienze sociali all\u2019obiettivit\u00e0 e al buon senso.<\/p>\n<p><em>Immagine: particolare dal dipinto &#8220;La Scuola di Atene&#8221; di Raffaello<br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Penso all\u2019economia di oggi, e penso a tre precetti consacrati dalla scienza economica e dagli addetti ai lavori: innovazione, tecnologia, profitto. 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