{"id":2842,"date":"2018-07-11T08:29:09","date_gmt":"2018-07-11T08:29:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippodalfiore.com\/?p=2842"},"modified":"2026-01-26T17:44:10","modified_gmt":"2026-01-26T16:44:10","slug":"di-che-colore-e-il-profitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/2018\/07\/di-che-colore-e-il-profitto\/","title":{"rendered":"Di che colore \u00e8 il profitto?"},"content":{"rendered":"<p>La prima settimana di corso si gettano le fondamenta. Il mio percorso di Sustainable Business, in realt\u00e0, non prevede molta teoria, perch\u00e9 ritengo che oggi pi\u00f9 che mai occorra dare comprendere le cose dall\u2019interno, empiricamente e scientificamente, prima ancora che interpretarle dall\u2019esterno di maniera discrezionale.<\/p>\n<p>Fisso per\u00f2 un punto di ancoraggio accademico alla mia trattazione, in una teoria che pi\u00f9 di ogni altra risulta oggi determinante nel mondo dell\u2019economia. Introduco gli studenti alla teoria cosiddetta della <em>shareholder primacy<\/em>, che afferma che gli interessi degli azionisti abbiano la priorit\u00e0 rispetto a quelli di tutti gli altri <em>stakeholders<\/em> (portatori di interesse) di un\u2019impresa. Si assume che gli investitori siano i proprietari delle aziende e per questo motivo la gestione delle aziende debba essere orientata verso la generazione del massimo ritorno economico per loro, ovvero alla massimizzazione dei profitti o utili. Tra tutti gli obiettivi che un\u2019azienda si potrebbe porre si eleva sopra gli altri quello del profitto. Non si tratta solo di crescere &#8211; la crescita si misura attraverso l\u2019aumento dei volumi di venduto &#8211; ma di crescere massimizzando la differenza tra entrate e uscite.<\/p>\n<p>Una volta compresa l\u2019origine storica di un\u2019ideologia che pi\u00f9 forse pi\u00f9 di ogni altra avrebbe segnato lo sviluppo (involuzione?) del capitalismo moderno, passo in rassegna con gli studenti i suoi principali corollari. Risulta infatti evidente che il singolo incipit della massimizzazione del profitto modifichi l\u2019intero DNA dell\u2019impresa moderna, che definirei \u201ciper-capitalistica\u201d proprio per l\u2019attenzione posta sulla profittabilit\u00e0. Orientamento alla crescita, all\u2019efficienza, all\u2019automazione, all\u2019innovazione, alla consolidazione, alla riduzione dei costi, all\u2019aumento delle entrate: il tutto per \u201cfare pi\u00f9 soldi possibile\u201d per s\u00e9 stessi e per gli azionisti, nell\u2019ipotesi che questo sia il solo mezzo per continuare ad investire e rimanere competitivi.<\/p>\n<p>In assenza di fini ulteriori, la logica della massimizzazione del profitto risulta cieca e, come tale, fuori controllo. Pu\u00f2 fare del bene al mondo, quando orienta i singoli e le organizzazioni ad un sano focus sui bisogni dei clienti e sull\u2019efficienza; pu\u00f2 anche fare molti danni, allorquando si diventa disposti a fare di tutto, e in qualsiasi condizione, per il proprio guadagno. In assenza di esigenti normative e standard, le scorciatoie a disposizione sono molte, perch\u00e9 le imprese non sono chiamate a prendersi carico dei danni inflitti altri portatori di interessi: in primis, all\u2019ambiente fisico in cui operano; in seconda istanza, a tutte le persone che in qualche modo contribuiscono al suo operato, ovvero collaboratori, clienti e comunit\u00e0 locali.<\/p>\n<p>Nella corsa cieca ed esasperata a far risplendere i conti aziendali e personali, imprenditori, manager, consulenti e investitori potrebbero finire per non rendersi pi\u00f9 conto di quello che fanno e perch\u00e8. Il recente e clamoroso processo di finanziarizzazione dell\u2019economia &#8211; con un eccesso di capitale concentrato nelle mani di investitori alla ricerca di nuove opportunit\u00e0 per far aumentare quel capitale stesso &#8211; ha contributo ad esercitare nuove pressioni sul mondo dell\u2019industria. Il mondo globalizzato si \u00e8 visto esponenzialmente danneggiato su pi\u00f9 piani, collateralmente all\u2019agire \u201cnel proprio interesse\u201d di molte grandi imprese:<\/p>\n<p>&#8211; corsa allo sfruttamento di risorse naturali e umane laddove \u00e8 meno costoso<br \/>\n&#8211; lobbying politica per bloccare normative che sono nel pubblico interesse, ma che impongono costi alle aziende<br \/>\n&#8211; azioni di forza contro aziende o iniziative concorrenti (attuali o potenziali), attuate in molteplici modi anche e soprattutto a danno del tasso di innovazione espresso dal settore<br \/>\n&#8211; evasione fiscale attuata su scala globale, attraverso nuove tecniche contabili che sfruttano le incongruenze (<em>loopholes<\/em>) tra i diversi regimi fiscali nazionali<br \/>\n&#8211; utilizzo di tecniche di marketing sempre pi\u00f9 subdole e degradanti nei confronti della dignit\u00e0 umana<br \/>\n&#8211; utilizzo dell\u2019automazione, nella fase di produzione o erogazione dei prodotti\/servizi, in maniera indiscriminata<br \/>\n&#8211; crescita del grado di complicazione dei prodotti e della loro grandezza fisica, a giustificare un prezzo maggiore, anche senza necessit\u00e0 o valore aggiunto<br \/>\n&#8211; spostamento dell\u2019attenzione verso prodotti pi\u00f9 profittevoli, anche se questo avviene a danno dell\u2019ambiente (es. i SUV per l\u2019industria automobilistica) o dei segmenti \u201cinferiori\u201d di clientela (es. i pi\u00f9 costosi treni ad alta velocit\u00e0 che sostituiscono gli interregionali)<\/p>\n<p>Per comprendere quanto il focus sulla massimizzazione del profitto possa cambiare radicalmente la prospettiva sul fare impresa, suggerisco un esercizio in cui ciascuno di noi, come persona, si domandi che cosa farebbe domani se il suo unico obiettivo professionale diventasse quello di aumentare il pi\u00f9 possibile le proprie entrate, abbassando il pi\u00f9 possibile i propri costi. Io mi do queste risposte:<\/p>\n<p>&#8211; lavorerei solo per quei clienti che pagano di pi\u00f9, a parit\u00e0 di sforzo<br \/>\n[ma il punto discriminatorio \u00e8: chi sono questi clienti? Cosa mi domandano e dove mi porteranno?];<br \/>\n&#8211; cercherei modi nuovi per fare le cose pi\u00f9 velocemente e per pubblici pi\u00f9 ampi<br \/>\n[ma il punto discriminatorio \u00e8: sacrificherei la qualit\u00e0 del mio lavoro? Mi adeguerei alle mode del momento?]<br \/>\n&#8211; commissionerei ad altri le fasi pi\u00f9 laboriose e meno redditizie del mio lavoro, per focalizzarmi o re-orientarmi verso attivit\u00e0 pi\u00f9 redditizie<br \/>\n[ma il punto discriminatorio \u00e8: continuerei a valorizzare la mia unicit\u00e0 e potenziale?]<br \/>\n&#8211; punterei a mantenere il mio guadagno per me e per la cerchia dei miei partner, anche considerati tutti gli sforzi fatti per accumularlo [ma il punto discriminatorio \u00e8: \u00e8 questo ci\u00f2 di cui l\u2019intera societ\u00e0 ha bisogno?]<\/p>\n<p>Posso concludere che il focus sulla massimizzazione degli utili rappresenterebbe un\u2019importante distrazione rispetto al cammino da me avviato, specie rispetto alla sua originalit\u00e0 e focus sui bisogni percepiti. Nonostante tutto, riconosco l\u2019importanza di una riflessione approfondita su quanto siamo pagati e per fare che cosa, doverosa per comprendere se il lavoro che si fa sia valorizzato e riceva la meritata attenzione da chi ne beneficia. A ben vedere, dovremmo forse astenerci dal mettere sul banco degli imputati il profitto (in quanto denaro, rappresenta un credito di fiducia che la societ\u00e0 ci d\u00e0 per fare o acquistare di pi\u00f9), ma piuttosto limitarci a criticare <span style=\"text-decoration: underline;\">i modi e i fini<\/span> attraverso cui il profitto viene generato.<\/p>\n<p>Il profitto dovrebbe essere visto come il risultato di un buon lavoro, piuttosto che come il fine dello stesso, spostando il focus, per l\u2019appunto, sul buon lavoro. Diventa inoltre fondamentale esaminare come il profitto accumulato viene poi utilizzato, di maniera pi\u00f9 o meno utile a noi stessi e alla societ\u00e0. Come abbiamo generato il nostro profitto? In che modalit\u00e0 di rapporto con la societ\u00e0? Ora che beneficiamo di questo credito dalla societ\u00e0, lo utilizziamo con intelligenza e senso di responsabilit\u00e0?<\/p>\n<p><em>Immagine: https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Colore#\/media\/File:Colouring_pencils.jpg<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prima settimana di corso si gettano le fondamenta. Il mio percorso di Sustainable Business, in realt\u00e0, non prevede molta teoria, perch\u00e9 ritengo che oggi pi\u00f9 che mai occorra dare comprendere le cose dall\u2019interno, empiricamente e scientificamente, prima ancora che interpretarle dall\u2019esterno di maniera discrezionale.<\/p>\n<p>Fisso per\u00f2 un punto di ancoraggio accademico alla mia trattazione, in una teoria che pi\u00f9 di ogni altra risulta oggi determinante nel mondo dell\u2019economia. Introduco gli studenti alla teoria cosiddetta della shareholder primacy, che afferma che gli interessi degli azionisti abbiano la priorit\u00e0 rispetto a quelli di tutti gli altri stakeholders (portatori di interesse) di un\u2019impresa. Si assume che gli investitori siano i proprietari delle aziende e per questo motivo la gestione delle aziende debba essere orientata verso la generazione del massimo ritorno economico per loro, ovvero alla massimizzazione dei profitti o utili. Tra tutti gli obiettivi che un\u2019azienda si potrebbe porre si eleva sopra gli altri quello del profitto. Non si tratta solo di crescere &#8211; la crescita si misura attraverso l\u2019aumento dei volumi di venduto &#8211; ma di crescere massimizzando la differenza tra entrate e uscite.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":2843,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-2842","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-la-rivoluzione-della-sostenibilita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2842","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2842"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2842\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4336,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2842\/revisions\/4336"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2842"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2842"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2842"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}