{"id":2863,"date":"2018-07-13T08:23:13","date_gmt":"2018-07-13T08:23:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippodalfiore.com\/?p=2863"},"modified":"2026-01-26T17:44:32","modified_gmt":"2026-01-26T16:44:32","slug":"che-uso-si-fa-della-pubblicita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/2018\/07\/che-uso-si-fa-della-pubblicita\/","title":{"rendered":"Che uso si fa della pubblicit\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><\/span>Ed ecco che arrivo a scrivere di pubblicit\u00e0 nel contesto della \u201cRivoluzione della Sostenibilit\u00e0\u201d. Il lettore si chieder\u00e0 quanto possano impattare i messaggi pubblicitari nella creazione di un\u2019economia pi\u00f9 sostenibile. La risposta richiede molta sofisticazione: le sfaccettature della comunicazione pubblicitaria &#8211; come di qualsiasi altra forma di comunicazione d\u2019altronde &#8211; non solo sono tante ma tendono a penetrare subdolamente in quell\u2019inconscio collettivo da cui prende poi forma l\u2019agire sociale.<\/p>\n<p>Il primo tema pertinente \u00e8 la rincorsa messa in atto dalle aziende dei mercati <em>consumer<\/em> a caratterizzare i propri prodotti e servizi come eco-sostenibili, ovvero attenti all\u2019ambiente e alla salute umana. Crescono nella societ\u00e0 nuove sensibilit\u00e0 <em>green<\/em>, e quando un\u2019azienda in un mercato risponde alla nuova chiamata tutte sono indotte a farlo per mantenere la propria attrattivit\u00e0. Negli ultimi anni questa corsa \u00e8 stata talmente accelerata &#8211; con un\u2019esplosione di <em>claims<\/em> (grandi affermazioni a scopi pubblicitari) da parte delle aziende e di certificazioni erogate da enti terzi &#8211; che si \u00e8 arrivati a parlare di <em>greenwashing<\/em>, ovvero del fatto che molte aziende si dipingano molto pi\u00f9 eco-sostenibili di quando effettivamente siano.<\/p>\n<p>Gli sforzi sostanziali messi in atto sono da accogliere molto positivamente, rappresentando auspicabilmente il primo passo di un cammino di miglioramento destinato a continuare (molti prodotti e iniziative green sono gi\u00e0 dei capolavori di innovazione!). L\u2019eccesso di comunicazione pubblicitaria collettiva comporta per\u00f2 una perdita di credibilit\u00e0 per tutti: come \u00e8 possibile, si domandano in molti, che tutte le aziende siano improvvisamente in grado di trasformarsi in paladine dell\u2019ambiente e della nostra salute?<br \/>\nQuello che tutti noi consumatori dovremmo fare per distinguere forma e sostanza \u00e8 indagare pi\u00f9 a fondo, ponendoci, per esempio, queste domande:<\/p>\n<p>&#8211; Quanta quota parte del portafoglio di prodotti o servizi dell\u2019azienda \u00e8 stata migliorata? Quanto \u00e8 stata migliorata e quanto risulta ancora migliorabile?<br \/>\n&#8211; Quali sono le soglie richieste per ottenere le certificazioni di prodotto e processo che le aziende dimostrano di avere? Chi eroga tali certificazioni e in che modi?<br \/>\n&#8211; Quanto specifici sono i claims delle aziende e, soprattutto, in quali azioni pratiche si traducono?<br \/>\n&#8211; Ultimo ma non meno importante: quanto \u00e8 lecito aspettarsi da diverse tipologie di aziende, dotate di pi\u00f9 o meno risorse?<\/p>\n<p>Per districarsi nella giungla di parole, sigle e dati \u00e8 necessario spogliarsi di pregiudizi sul mondo delle aziende e della pubblicit\u00e0, per evitare di fare di tutta l\u2019erba un fascio e non vedere le iniziative realmente eccellenti e trasformative. Occorre imbarcarsi in una ricerca concreta che richiede tempo e competenze, risorse di cui la maggior parte dei consumatori non \u00e8 purtroppo dotata. Questa operazione di controllo e validazione \u00e8 spesso attuata dalle associazioni dei consumatori (in Italia spicca Altro Consumo), se non dalle ONG preposte alla tutela dei temi ambientali e di salute (si pensi a Green Peace). Tutto questo \u00e8 per\u00f2 molto lontano dall\u2019essere sufficiente: risulta a mio avviso indispensabile che vecchie e nuove entit\u00e0 pubbliche giochino un ruolo pi\u00f9 proattivo a tutela dei consumatori.<\/p>\n<p>Per controllare, validare e depurare a monte il proliferare incontrollato della comunicazione pubblicitaria, occorrono leggi, certificazioni e regolamentazioni sulla comunicazione pubblica pi\u00f9 stringenti. Nei casi e nei paesi in cui queste esistono tutti ne beneficiano, e alle aziende \u00e8 richiesto uno sforzo pi\u00f9 considerevole per elevare i propri standard. L\u2019intervento pubblico \u00e8 a mio avviso richiesto anche per moderare i contenuti stessi della comunicazione pubblicitaria che, temi <em>green<\/em> a parte, risultano troppo spesso offensivi dell\u2019intelligenza e della dignit\u00e0 umana.<\/p>\n<p>E\u2019 davvero nell\u2019interesse della collettivit\u00e0 che le nostre citt\u00e0 siano tappezzate di manifesti con donne seminude e ammiccamenti sessuali? E\u2019 di pubblico interesse che proliferino in ogni dove e in ogni media slogan e immagini che cercano di sedurci con messaggi volontariamente banali? Ci pensa mai nessuno che alle pubblicit\u00e0 ubique sono esposti anche i bambini?<br \/>\nSenza necessariamente sposare bigottismo e seriosit\u00e0, occorre rendersi pienamente conto che \u00e8 in atto una forma di umiliazione dell\u2019immagine complessiva di noi stessi esseri umani. Si \u00e8 perso il senso della giusta misura e chi ne soffre \u00e8 l\u2019inconscio collettivo della nostra societ\u00e0, ovvero il linguaggio in uso, le emozioni innescate, e in ultima istanza la psiche delle persone. La cosiddetta \u201cvolgarit\u00e0\u201d equivale a parlare alla parte pi\u00f9 impulsiva e animalesca di noi esseri umani, creando ferite e logoramento alla quella nostra essenza spirituale in grado di elevarci e guarirci.<\/p>\n<p>Oggi pi\u00f9 che mai \u00e8 a mio avviso necessario recuperare il valore pi\u00f9 alto e costruttivo della pubblicit\u00e0, una forma di comunicazione pubblica dalle grandi implicazioni. In altre epoche, i messaggi pubblici affissi sulle pareti degli edifici dei centri cittadini venivano utilizzati per veicolare descrizioni e suggestioni sulle virt\u00f9 civiche utili alla collettivit\u00e0. Si faceva, in altre parole, un utilizzo intelligente e responsabile della pubblicit\u00e0, come in parte avviene anche di questi tempi attraverso le buone campagne di comunicazione sociale.<\/p>\n<p>In conclusione, ritengo che gli organi di governo della collettivit\u00e0 non dovrebbero consentire l\u2019accesso allo spazio pubblico-pubblicitario a chiunque e per qualsiasi tipo di messaggio. A maggior ragione se consideriamo che le aziende che arrivano a potersi permettere l\u2019acquisto degli spazi pubblicitari sono tipicamente quelle che sono gi\u00e0 molto ricche nei propri mercati, con la conseguenza che la pubblicit\u00e0 finisce per accelerare la loro posizione di dominio su tutti gli altri. E\u2019 libera concorrenza quella in cui solo chi ha pi\u00f9 soldi pu\u00f2 acquistare la possibilit\u00e0 di farsi conoscere? E\u2019 una societ\u00e0 libera quella in cui la decisione di chi comunica e che cosa comunica spetta solo all\u2019iniziativa privata di chi se lo pu\u00f2 permettere?<\/p>\n<p><em>Immagine: http:\/\/www.talentahead.com\/advertising-and-media.html<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ed ecco che arrivo a scrivere di pubblicit\u00e0 nel contesto della \u201cRivoluzione della Sostenibilit\u00e0\u201d. Il lettore si chieder\u00e0 quanto possano impattare i messaggi pubblicitari nella creazione di un\u2019economia pi\u00f9 sostenibile. 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