{"id":3013,"date":"2019-06-13T09:47:21","date_gmt":"2019-06-13T09:47:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippodalfiore.com\/?p=3013"},"modified":"2026-01-26T17:45:51","modified_gmt":"2026-01-26T16:45:51","slug":"repurposing-dotare-le-imprese-di-nuovi-scopi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/2019\/06\/repurposing-dotare-le-imprese-di-nuovi-scopi\/","title":{"rendered":"Repurposing, dotare le imprese di nuovi scopi"},"content":{"rendered":"<p>Sono i primi di Novembre e mi trovo a Castel Gandolfo, sto prendendo parte al forum sulla <em>Prophetic Economy<\/em> organizzato dal movimento globale per l\u2019Economia di Comunione. E\u2019 met\u00e0 marzo e mi trovo a Londra, in qualit\u00e0 di partecipante al <em>Sustainability Summit 2019<\/em> promosso dalla rivista The Economist. Si tratta di due organizzazioni e due eventi ideologicamente molto distanti tra loro, ma uniti dal focus comune sull\u2019economia che verr\u00e0: in entrambi i casi si discute di <em>repurposing<\/em> delle imprese, riferendosi alla potenziale riconversione dei loro scopi per affrontare le sfide ambientali e umane del presente e del futuro.<\/p>\n<p>Nei miei precedenti articoli sulla \u201cRivoluzione della sostenibilit\u00e0\u201d ho presentato molte argomentazioni a detrazione della filosofia della massimizzazione e concentrazione del profitto, che per come applicata oggi produce impressionanti danni collaterali all\u2019uomo e al pianeta. Dopo aver ascoltato la presentazione di Felix Finkbeiner &#8211; giovanissimo fondatore del movimento <em>Plant the Planet<\/em> per la riforestazione del pianeta &#8211; mi devo in parte ricredere: mi rendo infatti conto che questa stessa filosofia pu\u00f2 essere utilizzata per accelerare la crescita di ci\u00f2 di cui il pianeta e l\u2019umanit\u00e0 ha pi\u00f9 disperatamente bisogno.<\/p>\n<p>Si tratta in altre parole di distillare tutto il meglio che il sistema capitalista \u00e8 stato in grado di generare &#8211; efficienza, generazione e sperimentazione di nuove idee, focus sul merito delle cose, puntualit\u00e0 degli interventi, misurazione e scientificit\u00e0, tecnologie di coordinamento globale, capacit\u00e0 di motivare\/ mobilitare\/organizzare le persone verso scopi definiti di maniera semplice e univoca, utilizzo del surplus di capitali per crescere &#8211; e metterlo direttamente a servizio delle enormi sfide ambientali e umane che l\u2019umanit\u00e0 si trova oggi ad affrontare.<\/p>\n<p>Il profitto &#8211; se ha senso utilizzare ancora questo termine &#8211; si trasforma da fine a mezzo; la massimizzazione su scala planetaria viene attuata non di maniera forzosa e standardizzata, ma parallelamente a un\u2019ottimizzazione locale dei propri interventi; le risorse e il potere che da esse derivano vengono condivise tra molti, piuttosto che concentrate nelle mani di pochi. Credo che il mondo abbia bisogno di una nuova generazione di imprenditori che, come Felix, non rinnega lo strumento della crescita (in quanto tale ogni strumento \u00e8 \u201csacro\u201d?) ma lo mette al servizio di nuovi fini, in primis nella cura diretta delle malattie del pianeta e dello spirito umano.<\/p>\n<p>Mi chiedo: \u00e8 realistico e possibile pensare che una tale riconversione di scopi possa interessare anche le gigantesche imprese che dominano l\u2019economia globale di oggi? Se \u00e8 vero che le Amazon, gli ExxonMobil, e i JP Morgan del mondo sono attualmente parte del problema del mondo, \u00e8 anche vero che esse stesse possono diventare parte della soluzione. Vi immaginate inoltre che propulsione mediatica potrebbe arrivare se i Google, Facebook e Disney del mondo reindirizzassero parte della loro stessa ragione di esistere verso la promozione della sostenibilit\u00e0 del pianeta?<\/p>\n<p>Si potrebbe argomentare che nutrire una tale speranza non solo \u00e8 illusorio &#8211; i giganti continueranno a rincorrere commercio e profitto &#8211; ma anche fuorviante: la maggior parte delle discussioni sulle aziende <em>superstars<\/em> del mondo globalizzato va in direzione opposta, ovvero sul come ridurne le sproporzionate dimensioni e smantellare la loro posizione monopolistica. A mio avviso per\u00f2, occorre essere abbastanza pragmatici da lasciare aperte tutte le possibilit\u00e0 ed eventualit\u00e0: se esistono ulteriori strade attraverso cui queste imprese possono diventare di maggior servizio al mondo, perch\u00e9 non considerarle? Perch\u00e9 non ragionare a livello pratico, ovvero de-ideologizzato?<\/p>\n<p>Sul tema della riconversione industriale, esistono precedenti storici da cui potremmo trarre importanti insegnamenti: durante le guerre mondiali parte delle imprese manufatturiere, tra cui Fiat, riconverte la propria produzione tecnologica in armamenti e apparati bellici, per poi riconvertirla nuovamente a conflitto terminato. Si comincia ad operare a servizio della causa comune (in quel caso, non cos\u00ec nobile..) grazie al contributo di un ente finanziatore, in quel caso lo stato nazionale. Bisognerebbe quindi trovare nuovi modi per canalizzare finanziamenti verso le cause comuni di oggi, e questo a ben vedere al momento gi\u00e0 avviene, anche se limitatamente alle fondazioni filantropiche, aziendali e ONG. Le grandi aziende di oggi invece non abbracciano questi scopi perch\u00e9 non sufficientemente commerciali, ovvero privi un modello di business che consenta loro non solo di essere retribuiti, ma anche di \u201cfare i soldi\u201d e crescere. Due sono le alternative a questo punto:<\/p>\n<p>&#8211; o le grandi aziende si vedono obbligate, da entit\u00e0 statali o sovranazionali, a reindirizzare i loro scopi e la loro produzione verso le grandi sfide ambientali e sociali di oggi, indipendentemente dal grado di \u00a0profittabilit\u00e0 nel farlo;<br \/>\n&#8211; oppure le grandi aziende trovano un modo di fare i soldi e crescere risolvendo queste sfide.<\/p>\n<p>Fare i soldi equivale ad attivare un circolo virtuoso per cui pi\u00f9 si vende e pi\u00f9 si vender\u00e0, pi\u00f9 si ha successo e pi\u00f9 se ne avr\u00e0. La domanda diventa: in che modo potremmo creare le condizioni per cui quelle imprese che vendono un servizio di cura diretta e immediata del mondo possano vedere crescere esponenzialmente le proprie entrate? Cosa potrebbe spingere Exxon Mobil a dedicarsi alla rimozione della plastica nei mari o JP Morgan al supporto formativo\/finanziario verso le crescenti fasce di persone inoccupate sul mercato? Se rimozione della plastica e il microcredito non sono ancora dei business cos\u00ec come i giganti commerciali del mondo li vorrebbero, forse \u00e8 urgente trovare nuovi modi per farli diventare tali? (Un esempio, forse banale: un\u2019area naturalistica ripulita potrebbe essere trasformata in parco ricreativo soggetto a un pagamento di un biglietto la cui entit\u00e0 aumenta proporzionalmente al grado di bonifica ottenuto.<\/p>\n<p>L\u2019ambiente e la societ\u00e0 sono ad oggi concepite principalmente come limite piuttosto che come un\u2019opportunit\u00e0 per il business: il danneggiamento delle risorse ambientali e umane comporta un costo che impatta immediatamente l\u2019azienda stessa e la sua reputazione. A Londra si \u00e8 parlato tanto della necessit\u00e0 di portare avanti i due aspetti complementari di uno stesso processo &#8211; minimizzazione dello spreco di risorse da una parte, massimizzazione del loro utilizzo dall\u2019altra &#8211; e c\u2019\u00e8 da augurarsi che siano proprio le aziende che fanno questo quelle che si espandono sui mercati. Gli stati e le altre entit\u00e0 finanziarie collettive potrebbero a quel punto certificare e supportare questo tipo di transizione, attraverso sussidi diretti e incentivi.<\/p>\n<p>In conclusione, mi sento di affermare che \u00e8 forse arrivato il momento di lasciare da parte ideologie e precetti secondo cui le cose dovrebbero andare in un verso piuttosto che in un altro: occorre riacquisire uno sguardo limpido che ci mostri tutte le strade percorribili per arginare un\u2019emergenza ambientale e sociale inedita e straordinaria. Se \u00e8 vero che la logica della crescita, del profitto e della tecnologia ad ogni costo ha creato danni e pressioni di ogni tipo sul mondo, \u00e8 altrettanto vero che la stessa logica manifesta la straordinariet\u00e0 dei risultati che l\u2019umanit\u00e0 pu\u00f2 al giorno d\u2019oggi conseguire quando si coordina verso obiettivi comuni. Si tratta di uno strumento in qualche modo \u201cdivino\u201d che l\u2019umanit\u00e0 ha scoperto e sperimentato con incredibile successo: \u00e8 forse ora arrivato al momento di declinarlo verso nuove e giuste finalit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono i primi di Novembre e mi trovo a Castel Gandolfo, sto prendendo parte al forum sulla Prophetic Economy organizzato dal movimento globale per l\u2019Economia di Comunione. E\u2019 met\u00e0 marzo e mi trovo a Londra, in qualit\u00e0 di partecipante al Sustainability Summit 2019 promosso dalla rivista The Economist. Si tratta di due organizzazioni e due eventi ideologicamente molto distanti tra loro, ma uniti dal focus comune sull\u2019economia che verr\u00e0: in entrambi i casi si discute di repurposing delle imprese, riferendosi alla potenziale riconversione dei loro scopi per affrontare le sfide ambientali e umane del presente e del futuro.<\/p>\n<p>Nei miei precedenti articoli sulla \u201cRivoluzione della sostenibilit\u00e0\u201d ho presentato molte argomentazioni a detrazione della filosofia della massimizzazione e concentrazione del profitto, che per come applicata oggi produce impressionanti danni collaterali all\u2019uomo e al pianeta. 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