{"id":3154,"date":"2019-09-10T13:50:48","date_gmt":"2019-09-10T13:50:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippodalfiore.com\/?p=3154"},"modified":"2026-01-26T17:42:23","modified_gmt":"2026-01-26T16:42:23","slug":"quello-che-la-storia-di-amazon-insegna-al-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/2019\/09\/quello-che-la-storia-di-amazon-insegna-al-mondo\/","title":{"rendered":"Quello che la storia di Amazon insegna al mondo"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"text-decoration: underline;\">La rivoluzione della sostenibilit\u00e0 (post 22)<\/span><\/p>\n<p>Ragionando di economia globale, non ci si pu\u00f2 non imbattere nel fenomeno Amazon.<br \/>\nUn caso, da molti punti di vista, senza precedenti: un\u2019azienda privata, infatti, riesce in pochi anni ad erogare i propri servizi nella maggior parte dei paesi del mondo, in alcuni casi mettendo in grande difficolt\u00e0 gli operatori locali. Basti pensare al settore della vendita libri, in cui Amazon, che opera puramente online e non possiede alcuna libreria, sottrae progressivamente attivit\u00e0 economica alle librerie tradizionali.<\/p>\n<p>Amazon fornisce un esempio da manuale di \u201cdisintermediazione economica\u201d, perch\u00e9 scalza gli intermediari coinvolti nell&#8217;offerta dei servizi, ovvero i punti vendita. Entrando in contatto diretto con le case editrici da una parte e con i lettori dall\u2019altra, trasporta i libri direttamente a casa di questi ultimi. E cos\u00ec continua a fare per molte altre categorie merceologiche (apparecchiature digitali, vestiario, oggettistica di ogni tipo, generi alimentari&#8230;): Amazon mette a disposizione una piattaforma online per la relazione diretta tra venditori e clienti finali, diventando un modello anche per altri settori. Uber, per esempio, attiva una relazione online diretta tra potenziali autisti e persone che hanno bisogno di un passaggio, bypassando la figura dei taxisti.<\/p>\n<p>L\u2019ascesa di Amazon rivela un ambito di straordinario potenziale nell&#8217;economia mondiale: non solo la rapidit\u00e0 nella fornitura di un prodotto o servizio nella maggior parte dei paesi del mondo, ma la possibilit\u00e0 di farlo avvalendosi di un sistema di comunicazione (Internet) e un sistema di stoccaggio e spedizione pienamente globali. Amazon finisce per &#8211; e ad Amazon viene consentito di &#8211; monopolizzare i mercati, con tutte le complicazioni che ne conseguono.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un aspetto, per\u00f2, del successo di Amazon a cui a mio avviso non si dedica abbastanza attenzione. Si tratta dell\u2019espediente ultimo utilizzato da Amazon per affermarsi, ovvero la sua capacit\u00e0 di proporre gli stessi servizi gi\u00e0 venduti da altri ad un prezzo pi\u00f9 basso: il cliente se ne accorge subito e altrettanto immediatamente premia l&#8217;azienda di Seattle sul mercato (oltretutto, non c\u2019\u00e8 nemmeno pi\u00f9 il bisogno di muoversi da casa per l\u2019acquisto). C\u2019\u00e8 per\u00f2 da chiedersi come faccia Amazon a permettersi questo, non solo alla luce delle norme anti-dumping, ma anche e soprattutto alla luce della propria contabilit\u00e0.<br \/>\nPur non possedendo punti vendita Amazon di costi ne ha tanti, e l\u2019aritmetica ci insegna che se si vende sotto-costo si perdono soldi, invece di guadagnarne. Ebbene, approfondendo la questione, si scopre che cos\u00ec \u00e8 stato: per molti anni, e nella maggior parte dei mercati extra-USA \u00e8 ancora cos\u00ec, Amazon Retail continua a crescere ma continua altres\u00ec a perdere denaro!<\/p>\n<p>Come \u00e8 possibile?<br \/>\nE\u2019 possibile perch\u00e9 c\u2019\u00e8 qualcuno \u00e8 disposto a sovvenzionare Amazon anche in caso di perdita. Si tratta dei suoi investitori, che acquistano le azioni dell\u2019azienda &#8211; generando un surplus che non solo la tiene in vita ma le consente di espandersi &#8211; anche se la logica economica vorrebbe che essa fallisse. L\u2019espansione delle vendite consente comunque all\u2019impresa di retribuire gli investitori attraverso i dividendi e mantiene quella positivit\u00e0 necessaria a vendere ulteriori azioni, generando un apprezzamento di quelle di tutti. Un giorno, si pensa, l\u2019azienda comincer\u00e0 a diventare profittevole; nel frattempo, in ogni caso, la situazione \u00e8 positiva lo stesso perch\u00e9, anche se in perdita, l\u2019azienda vende e cresce in fatturato.<\/p>\n<p>Mi chiedo, a questo punto: non si tratta di un classico caso di interferenza esterna nel funzionamento dei mercati? Se la borsa sovvenziona aziende in perdita, non commette lo stesso errore che gli economisti recriminano a governi ed enti statali?<br \/>\nLa teoria economica vuole che si generi inefficienza: i prezzi, infatti, sono la cartina di tornasole di quanto la societ\u00e0 necessiti o desideri un certo bene, ed \u00e8 importante che la determinazione degli stessi sia frutto di un processo di scambio pulito, ovvero non contaminato da fattori esterni. Allorquando si concede ad un\u2019azienda di accedere a un determinato mercato apportando prezzi pi\u00f9 bassi della concorrenza &#8211; non per meriti acquisiti sul campo (ovvero nel pur scambio all\u2019interno delle \u201ccatene del valore\u201d) ma perch\u00e9 qualcuno a monte \u00e8 disposto a sovvenzionarne le perdite &#8211; non si sta sfalsando il campo da gioco e penalizzando chi invece continua a camminare solo con le proprie gambe?<\/p>\n<p>A giudicare dalla resistenza che molti dei nuovi giganti dell\u2019economia digitale stanno incontrando nei mercati tradizionali, si direbbe di s\u00ec. Amazon a parte, si prenda il caso del mercato dei trasporti urbani, uno di quelli che si \u00e8 visto maggiormente impattato dall\u2019entrata di aziende tecnologiche cresciute grazie alla borsa: le sempre americane Uber e Lyft erano aziende in perdita prima della quotazione, e lo restano anche dopo la quotazione, e nonostante questo continuano ad espandersi anche e soprattutto applicando costi pi\u00f9 bassi dei taxisti locali. Non sorprende che molte amministrazioni comunali vietino loro l\u2019accesso ai relativi mercati.<\/p>\n<p>Il fenomeno della borsa che tende a premiare maggiormente le cosiddette <em>growth stocks<\/em> (azioni di aziende che crescono rapidamente, anche se generano perdite invece di utili) sulle <em>value stocks <\/em>(azioni di aziende che crescono pi\u00f9 moderatamente, ma generano utili) sembra essere un caso prevalentemente statunitense e fortemente ancorato alla rivoluzione tecnologica degli anni duemila. Si sono creati talmente tanto entusiasmo, aspettative e senso di ineluttabilit\u00e0 intorno all&#8217;avanzata di Internet in tutti i settori, che il grande pubblico si \u00e8 trovato disposto a investire in qualcosa che nel presente non ha ancora senso economico ma nel futuro ce l\u2019avr\u00e0.<\/p>\n<p>Mi chiedo, in ultima istanza: cosa ci insegna questa storia rispetto alla movimentazione di quelle grandi somme di capitale necessarie per cambiare l\u2019economia? A chi come me ha a cuore la futura economia ecologica dimostra che, a livello potenziale, anche i mercati finanziari &#8211; al pari degli enti governativi\u00a0 &#8211; possono esercitare una funzione di pubblica utilit\u00e0, convogliando risorse verso imprese ed innovazioni che troveranno un compimento economico solo nel futuro.<\/p>\n<p>Si prenda, come esempio, la cosiddetta <em>restoration economy<\/em>, ovvero l\u2019ambito di attivit\u00e0 economiche che possono essere messe in atto per ripristinare un ambiente naturale danneggiato. All\u2019attuale livello di sviluppo tecnologico, si tratta di un settore che richiede cio\u00e8 ingenti quantit\u00e0 di capitali per decollare. Si pensi alla raccolta plastica negli oceani (con successivo riciclo\/rivendita), piuttosto che ad attivit\u00e0 di mantenimento o ripristino di una barriera corallina morente (con successiva rilancio dell\u2019indotto turistico ad essa connesso). Le valutazioni di fattibilit\u00e0 incappano velocemente nella domanda: chi paga?<\/p>\n<p>Oltre che candidare le risposte gi\u00e0 testate &#8211; lo stato, le fondazioni, i filantropi, i futuri utilizzatori del servizio &#8211; \u00e8 arrivato forse il momento di valutare in che modo l\u2019istituzione collettiva della borsa possa convogliare il denaro necessario a quelle aziende che, pur rimanendo per lungo tempo in perdita, hanno una capacit\u00e0 presente di agire. Credo che questo prima o poi avverr\u00e0, senza che sia necessario apportare alcun cambiamento istituzionale: \u00e8 necessario per\u00f2 chiederci che cosa potr\u00e0 rendere un investimento in imprese e tecnologie finalizzate alla\u00a0<em>restoration economy<\/em> tanto di moda quanto un investimento negli \u201cunicorni\u201d digitali.<br \/>\nQuando la cura del pianeta entrer\u00e0 veramente nel cuore della maggior parte di noi, si spalancheranno anche nuove strade per finanziarla.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ragionando di economia globale, non ci si pu\u00f2 non imbattere nel fenomeno Amazon.<br \/>\nUn caso, da molti punti di vista, senza precedenti: un\u2019azienda privata, infatti, riesce in pochi anni ad erogare i propri servizi nella maggior parte dei paesi del mondo, in alcuni casi mettendo in grande difficolt\u00e0 gli operatori locali. 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