{"id":3257,"date":"2019-10-22T14:24:27","date_gmt":"2019-10-22T14:24:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippodalfiore.com\/?p=3257"},"modified":"2026-01-26T17:36:17","modified_gmt":"2026-01-26T16:36:17","slug":"la-meraviglia-della-diversita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/2019\/10\/la-meraviglia-della-diversita\/","title":{"rendered":"La meraviglia della diversit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Reduce dagli ultimi incontri di lavoro, mi trovo a riflettere su quanto l\u2019identificarci con uno specifico ruolo e status professionale possa essere problematico nella vita.<br \/>\nLo \u00e8 in modo particolare in alcuni ambienti, come quello accademico che conosco bene, in cui si percepiscono forti gerarchie tra i livelli di inquadramento, e di conseguenza anche un clima competitivo per assumere quelli considerati pi\u00f9 prestigiosi. C\u2019\u00e8 chi fa carriera e chi no. C\u2019\u00e8 chi &#8220;ce l\u2019ha fatta&#8221; a rimanere parte di quell\u2019ambiente, c\u2019\u00e8 chi &#8220;non ce l\u2019ha fatta&#8221;, spesso senza riconoscere quanto diversamente valide siano le alternative.<\/p>\n<p>La corsa ad assicurarsi un ruolo sociale di prestigio \u00e8 nutrita dai complessi di superiorit\u00e0 e inferiorit\u00e0 ereditati dalla famiglia e della societ\u00e0 di appartenenza. Acquisire status equivale a guadagnarsi il rispetto e la stima degli altri, vedendo soddisfatto un proprio bisogno primario di accettazione e di amore. Pi\u00f9 in famiglia, a scuola e in societ\u00e0 si percepisce un clima anche sottilmente giudicante per cui \u201c<em>ti voglio bene, se raggiungi un certo livello<\/em>\u201d, pi\u00f9 forte sar\u00e0 questa urgenza; pi\u00f9 si respira un clima di accettazione incondizionata per cui \u201c<em>ti voglio bene per quello che sei<\/em>\u201d, se non \u201c<em>ti voglio bene perch\u00e9 tu sei<\/em>\u201d, pi\u00f9 la stessa necessit\u00e0 sar\u00e0 affievolita.<\/p>\n<p>Il non sentirci completamente amati \u00e8 un motore straordinario per \u201cfarci fare strada\u201d nella vita, e da questo punto di vista considero saggio guardare al lato positivo della medaglia e sentirsi grati, nonostante tutto, per la nostra condizione. A questo punto del percorso di evoluzione umana risulta per\u00f2 sempre pi\u00f9 urgente prendere consapevolezza del portato problematico di un mondo in cui le persone spendono moltissime energie nel dimostrarsi (e mantenersi) superiori agli altri, piuttosto che nel sentirsi (e adeguarsi) inferiori. Quello che ho percepito chiaramente negli ultimi incontri di lavoro \u00e8 questo: nei momenti in cui io, o gli altri, mettevamo in gioco un complesso di superiorit\u00e0 o inferiorit\u00e0, non solo stavamo facendo un lavoro dispensabile e distraente, ma stavamo creando sofferenza per tutti. Al contrario, mi ritornano in mente lunghe sessioni collaborative con i colleghi di Great Place To Work Italia in cui ci si sentiva magicamente spensierati, liberi di esprimerci e \u201ctutti nella stessa barca\u201d.<\/p>\n<p>Non \u00e8 forse un caso se proprio di questi tempi negli ambienti aziendali si parla molto di valorizzazione delle diversit\u00e0 e inclusione (nel gergo:\u00a0<em>D&amp;I<\/em>, ovvero\u00a0<em>Diversity&amp;Inclusion<\/em>). Il lavoro pi\u00f9 necessario da fare al riguardo \u00e8 a mio avviso quello di emanciparsi da una percezione di gerarchia tra le persone: non esistono persone o ruoli superiori o inferiori agli altri, ma esistono persone e ruoli diversi tra loro. Tutti i ruoli e le persone sono equamente validi, dignitosi e necessari, indipendentemente dalla quantit\u00e0 e qualit\u00e0 delle cose che fanno, piuttosto che delle decisioni che possono assumere per s\u00e9 stessi e per gli altri.<\/p>\n<p>Alcune organizzazioni pioneristiche, molte delle quali aderenti al movimento\u00a0Teals, stanno interiorizzando questa consapevolezza: abbandonano una struttura in cui esistono poche classi di ruolo ben definite e in relazione gerarchica tra di loro, per adottarne un\u2019altra in cui ognuno in qualche modo \u00e8 invitato a costruirsi e definirsi un ruolo originale che gli\/le consenta di esprimere al meglio il proprio potenziale e indole. Spogliandoci dei nostri titoli e dei nostri complessi, non diventiamo quindi tutti uguali e anonimi: al contrario, creiamo le condizioni migliori per (ri-)scoprire un\u2019unicit\u00e0 di cui tutti beneficeranno.<\/p>\n<p>Emanciparci dalle aspettative di ruolo e di status risulta, inoltre, altamente liberatorio. Forse non ce ne accorgiamo, ma tendiamo a trascinarcele dietro in tutti i contesti di vita: se abbiamo interiorizzato che quello che pi\u00f9 conta nella mia vita \u00e8 raggiungere e mantenere un certo livello professionale (quello che chiamiamo orientamento alla carriera) tutto quello non percepiamo utile verso quel fine verr\u00e0 da noi vissuto come perdita di tempo e con senso di colpa (&#8220;<em>dovrei fare altro o essere altrove<\/em>&#8220;). Per quanto abbiamo un cuore grande, non ci sentiremo a posto con noi stessi quando ci verr\u00e0 richiesto di supportare persone o attivit\u00e0 che non consideriamo funzionali ai nostri obiettivi, piuttosto che quando ci troveremo &#8220;incastrati&#8221; a casa per contribuire alla vita famigliare.<\/p>\n<p>La forte identificazione con un ruolo socialmente definito pu\u00f2 quindi indurci ad adottare un approccio utilitaristico, di cui cui non abbiamo di certo colpe (l&#8217;autocentratura \u00e8 forse inevitabile nella nostra societ\u00e0 e, come si \u00e8 visto, ha risvolti positivi importanti) ma da cui prima o poi potremmo decidere di emanciparci. Considerando inoltre che il sistema economico attuale crea sempre meno ruoli o posizioni istituzionalizzate, potremmo ri-percepire la loro assenza a nostro favore: si tratta un\u2019opportunit\u00e0 che la vita ci offre di costruirci un\u2019identit\u00e0 professionale\/personale che, lungi dall\u2019essere poco riconoscibile o di livello inferiore, rispecchia maggiormente la nostra straordinaria unicit\u00e0 e originalit\u00e0.<\/p>\n<p>Mettendoci in ascolto sincero delle istanze che ci arrivano dalla nostra interiorit\u00e0 e dalle persone che di volta in volta ci circondano, imbocchiamo la strada della realizzazione autentica, per noi stessi e per tutti coloro con cui ci troviamo a interagire. Mai come ora il mondo ci richiede una diversit\u00e0 di idee e di risposte, mai come ora la diversit\u00e0 \u00e8 una risorsa da cui non possiamo pi\u00f9 prescindere.<\/p>\n<p><em>Immagine: chombachuma.com (via Google Images)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Reduce dagli ultimi incontri di lavoro, mi trovo a riflettere su quanto l\u2019identificarci con uno specifico ruolo e status professionale possa essere problematico nella vita.<br \/>\nLo \u00e8 in modo particolare in alcuni ambienti, come quello accademico che conosco bene, in cui si percepiscono forti gerarchie tra i livelli di inquadramento, e di conseguenza anche un clima competitivo per assumere quelli considerati pi\u00f9 prestigiosi. C\u2019\u00e8 chi fa carriera e chi no. C\u2019\u00e8 chi &#8220;ce l\u2019ha fatta&#8221; a rimanere parte di quell\u2019ambiente, c\u2019\u00e8 chi &#8220;non ce l\u2019ha fatta&#8221;, spesso senza riconoscere quanto diversamente valide siano le alternative.<\/p>\n<p>La corsa ad assicurarsi un ruolo sociale di prestigio \u00e8 nutrita dai complessi di superiorit\u00e0 e inferiorit\u00e0 ereditati dalla famiglia e della societ\u00e0 di appartenenza. Acquisire status equivale a guadagnarsi il rispetto e la stima degli altri, vedendo soddisfatto un proprio bisogno primario di accettazione e di amore. Pi\u00f9 in famiglia, a scuola e in societ\u00e0 si percepisce un clima anche sottilmente giudicante per cui \u201cti voglio bene, se raggiungi un certo livello\u201d, pi\u00f9 forte sar\u00e0 questa urgenza; pi\u00f9 si respira un clima di accettazione incondizionata per cui \u201cti voglio bene per quello che sei\u201d, se non \u201cti voglio bene perch\u00e9 tu sei\u201d, pi\u00f9 la stessa necessit\u00e0 sar\u00e0 affievolita.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":3259,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[17],"tags":[],"class_list":["post-3257","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-uomo-e-modernita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3257","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3257"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3257\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4296,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3257\/revisions\/4296"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3257"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3257"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3257"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}