{"id":3268,"date":"2019-11-25T12:05:06","date_gmt":"2019-11-25T12:05:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippodalfiore.com\/?p=3268"},"modified":"2026-01-26T17:42:22","modified_gmt":"2026-01-26T16:42:22","slug":"dal-paradigma-industriale-al-paradigma-naturale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/2019\/11\/dal-paradigma-industriale-al-paradigma-naturale\/","title":{"rendered":"Dal paradigma industriale al paradigma naturale"},"content":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 proseguo nel mio cammino di comprensione della societ\u00e0 in cui viviamo, pi\u00f9 mi rendo conto di come il modello di pensiero dominante sia un\u2019eredit\u00e0 dell\u2019era industriale. Nonostante i segnali di apertura verso un nuovo paradigma, quest\u2019ultimo non ha ancora preso forma compiuta, testimone il fatto che non riusciamo ancora a definirlo con un termine proprio ma solo in contrapposizione con il conosciuto (parliamo quindi di epoca \u201cpost-industriale\u201d e pi\u00f9 in generale di \u201cpost-modernit\u00e0\u201d).<\/p>\n<p>Se dovessi mettere in fila le principali caratteristiche del mindset industriale, elencherei le seguenti:<br \/>\n(1) prevedibilit\u00e0 (2) controllo (3) centralizzazione decisionale, impostazione <em>top-down<\/em> (4) standardizzazione (5) massimizzazione (6) perfezione come assenza di errore rispetto allo standard.<br \/>\nTali caratteristiche sono anche valori relativi, e in quanto tali hanno generato nel tempo degli ambiti di resistenza e di contro-valore da cui sembra prendere forma un paradigma alternativo:<br \/>\n(1) tolleranza dell\u2019incertezza (2) fiducia (3) decentralizzazione decisionale, emersione <em>bottom-up<\/em> (4) personalizzazione (5) ottimizzazione<br \/>\n(6) accettazione dell\u2019errore come opportunit\u00e0 evolutiva.<\/p>\n<p>La mentalit\u00e0 industriale viene a definirsi in un\u2019epoca in cui i progressi tecnologici offrono l\u2019opportunit\u00e0 all\u2019essere umano di espandere quello che pi\u00f9 desidera, senza un equivalente sforzo in termini di lavoro fisico. Si punta quindi a far crescere la disponibilit\u00e0 e la variet\u00e0 di cibo e di vestiario, l\u2019aspettativa di vita, le opportunit\u00e0 di mobilit\u00e0, le tecniche e procedure che in tutti i settori consentono di risparmiare tempo e fatica. La <strong>tecnologia<\/strong> assume un potere magico, quello di abilitare la manifestazione e la <strong>crescita<\/strong> degli oggetti del desiderio, denaro incluso, oltre che il numero di persone che ne fanno richiesta. Il circolo virtuoso contribuire a rendere la crescita un fine in s\u00e9 stesso, plasmando una nuova mentalit\u00e0 che punta a produrre pi\u00f9 velocemente possibile quante pi\u00f9 cose possibile. Complice la rigidit\u00e0 della tecnologia, viene naturale definire degli standard e replicare le attivit\u00e0 in serie.<\/p>\n<p>Proprio mentre scrivo queste cose, mi rendo conto di come quel sogno di un tempo sia ancora il sogno predominante di oggi, nonostante nel frattempo le condizioni di contorno siano completamente cambiate. La matrice industriale trova tuttora applicazione in tutti le sfere sociali: dagli ambiti di governo (imperniati sui concetti di \u201cstato\u201d e di \u201clegge\u201d) a quelli del commercio (\u201cazienda\u201d, \u201cprodotto\u201d) e dell\u2019educazione (\u201cscuola\u201d, \u201ccorso\u201d), si ragiona ancora prevalentemente di maniera industriale, privilegiando la standardizzazione sulla personalizzazione. Fare le cose uguali per tutti, e con poca considerazione per la giusta misura ma puntando sempre al massimo quantitativo, risulta pi\u00f9 facile. Richiede un tempo minore per lo studio e la valutazione, attivit\u00e0 intellettualmente e moralmente impegnative.<\/p>\n<p>Siamo per\u00f2 arrivati a un punto tale nel processo di evoluzione umana, che non \u00e8 pi\u00f9 possibile trascurare quella crisi umana, ecologica e sociale originatasi e accresciutasi come portato diretto dell\u2019ideologia industriale. Ci si rende sempre pi\u00f9 conto che occorre recuperare un modo pi\u00f9 naturale di fare le cose, in cui non l\u2019uomo non necessariamente <em>si impone con la forza<\/em> sul mondo che lo circonda (attraverso l\u2019utilizzo indiscriminato di tecnologie e tecniche), ma <em>rispetta le condizioni <\/em>all\u2019interno delle quali si trova (riscoprendo il proprio potere pi\u00f9 autenticamente creativo e adattivo). Da questo punto di vista, sempre pi\u00f9 esperti guardano al mondo naturale come nuova frontiera dell\u2019inventiva umana, ovvero come serbatoio di idee e soluzioni e in ultima istanza come depositario di una nuova mentalit\u00e0 (o meglio, di una cultura antica come l\u2019uomo stesso, gi\u00e0 utilizzata con successo dalle civilizzazioni del passato).<\/p>\n<p>Credo che oggi pi\u00f9 che mai occorra accelerare il passo da un paradigma industriale a un paradigma naturale, in tutte le sfere di vita. Occorre prendere consapevolezza che esistono sempre delle alternative per fare le cose, qualora ci si apra a un ventaglio pi\u00f9 variegato di approcci, si abbracci una mentalit\u00e0 pi\u00f9 pragmatica e meno ideologica (anche e soprattutto nei confronti delle tecnologie\/tecniche stesse), e ci si presti con pi\u00f9 flessibilit\u00e0 alle nuove esigenze di adattamento. Occorre rendersi conto che, in un mondo tanto vario e diverso come il nostro, un approccio rigido e monolitico produrr\u00e0 sempre degli effetti indesiderati.<\/p>\n<p>Basta guardarsi intorno e riflettere: l\u2019ultima considerazione al riguardo l\u2019ho fatta proprio ieri a partire dal corso di nuoto frequentato da mia figlia. Proporre le stesse attivit\u00e0 nello stesso modo verso tutti i bambini penalizza coloro che inizialmente manifestano maggiore disagio: questi ultimi si troveranno forzati a vivere un\u2019esperienza poco piacevole, nell\u2019assunzione che tanto prima o poi anche loro si adatteranno (a quale costo per\u00f2?). In questo caso basterebbe diversificare anche leggermente la pedagogia, utilizzando l\u2019opportunit\u00e0 delle fasce orarie per ri-raggruppare i bimbi che manifestano bisogni e attitudini diverse.<\/p>\n<p>Modificare una mentalit\u00e0 radicata, tuttavia, non \u00e8 operazione ne\u2019 facile ne\u2019 tanto meno immediata. Se siamo cresciuti nella convinzione che occorre acquisire una certa disciplina di comportamento e di vita (imparando a stringere i denti verso la \u201cdura realt\u00e0\u201d del mondo), interpreteremo la difficolt\u00e0 di alcuni non come segnale che per loro potrebbe essere necessario un altro percorso, ma piuttosto come deficit da colmare attraverso un\u2019esposizione ancora pi\u00f9 intensa alla disciplina stessa.<\/p>\n<p>Occorre quindi prendere consapevolezza che il cambio di mentalit\u00e0 richiesto pu\u00f2 essere percepito come sbagliato da chi per tutta la vita ha vissuto in ambienti diversi dal nostro. Occorre altres\u00ec rispettare questi timori, per non incappare noi stessi nel paradigma da cui abbiamo deciso di emanciparci: forzando la mano verso il modo di fare che consideriamo pi\u00f9 evoluto, diventeremmo noi stessi i fautori di un approccio standardizzato! Continuando con l\u2019esempio del corso di nuoto, tutto quello che a mio avviso potremmo cercare di fare \u00e8 discutere con gli istruttori la possibilit\u00e0 di introdurre una diversificazione degli approcci, ma se le cose non funzionano sar\u00e0 nostro \u201cdovere\u201d cercarci una piscina diversa che accolga la nostra idea o funzioni in accordo con il paradigma in cui crediamo.<\/p>\n<p>In ultima istanza, mi sembra di poter concludere che il nuovo approccio naturale di cui in molti oggi sentono cos\u00ec fortemente il bisogno non possa che nascere in autonomia, piuttosto che in contrasto, con quello industriale. A un certo punto sar\u00e0 necessario emanciparsi da un mindset critico che \u00e8 di certo indispensabile per risvegliare le coscienze ma che, per sua natura, alimenta esso stesso ci\u00f2 che cerca di combattere. Occorre una rivoluzione entusiasta ed imprenditoriale, una rivoluzione che, in qualche misura, \u00e8 gi\u00e0 in corso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 proseguo nel mio cammino di comprensione della societ\u00e0 in cui viviamo, pi\u00f9 mi rendo conto di come il modello di pensiero dominante sia un\u2019eredit\u00e0 dell\u2019era industriale. Nonostante i segnali di apertura verso un nuovo paradigma, quest\u2019ultimo non ha ancora preso forma compiuta, testimone il fatto che non riusciamo ancora a definirlo con un termine proprio ma solo in contrapposizione con il conosciuto (parliamo quindi di epoca \u201cpost-industriale\u201d e pi\u00f9 in generale di \u201cpost-modernit\u00e0\u201d).<\/p>\n<p>Se dovessi mettere in fila le principali caratteristiche del mindset industriale, elencherei le seguenti:<br \/>\n(1) prevedibilit\u00e0 (2) controllo (3) centralizzazione decisionale, impostazione top-down (4) standardizzazione (5) massimizzazione (6) perfezione come assenza di errore rispetto allo standard.<br \/>\nTali caratteristiche sono anche valori relativi, e in quanto tali hanno generato nel tempo degli ambiti di resistenza e di contro-valore da cui sembra prendere forma un paradigma alternativo:<br \/>\n(1) tolleranza dell\u2019incertezza (2) fiducia (3) decentralizzazione decisionale, emersione bottom-up (4) personalizzazione (5) ottimizzazione<br \/>\n(6) accettazione dell\u2019errore come opportunit\u00e0 evolutiva.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":3269,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-3268","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-la-rivoluzione-della-sostenibilita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3268","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3268"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3268\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4328,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3268\/revisions\/4328"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3268"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3268"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3268"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}