{"id":527,"date":"2011-02-07T18:23:04","date_gmt":"2011-02-07T18:23:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippodalfiore.com\/?p=527"},"modified":"2026-01-26T17:49:59","modified_gmt":"2026-01-26T16:49:59","slug":"cade-il-velo-sul-mondo-arabo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/2011\/02\/cade-il-velo-sul-mondo-arabo\/","title":{"rendered":"Cade il velo sul mondo arabo?"},"content":{"rendered":"<p>E improvvisamente scocco\u2019 un fulmine a ciel sereno. Che parte del mondo  arabo fosse relativamente povero  e sottomesso lo potevamo intuire.  Nonostante questo, i media occidentali ne ingigantivano l\u2019anima islamica  estremista, l\u2019unica che in molti finivano per vedere. Le rivoluzioni in  Tunisia e in Egitto ci aprono gli occhi su una realta\u2019 molto meno  distante di quanto riuscissimo a immaginare: milioni di giovani con poco  lavoro, connessi al mondo da Internet, vestiti di jeans e maglietta,  mossi piu&#8217; dal pragmatismo che dalle ideologie. Per un istante mi sembra  che a protestare ci possano essere i miei colleghi dei campus  nord-americani ed europei.<\/p>\n<p>\u201cThe poverty belt\u201d: la cintura di poverta\u2019 che cinge il ventre grasso dell\u2019Europa.<br \/>\nAnche  cosi\u2019 si auto- definiscono i paesi del Maghreb disposti ad arco lungo  la costa meridionale del Mediterraneo. La trovo una metafora potente  perche\u2019 richiama effetti compensatori tra macro-aree del pianeta, in un  momento storico in cui la realta\u2019 e l\u2019ideologia della globalizzazione  parlano soltanto di espansione e contaminazione della crescita economica  da paese a paese. Anche in Egitto arriva la globalizzazione, anche se  ancora sbilanciata su pochi settori: agricolo, turistico, energetico,  automobilistico, militare.<br \/>\nI flussi piu\u2019 importanti continuano ad  arrivare dall\u2019Europa e dagli USA: sottoforma di persone benestanti che  affollano i siti storici e le spiagge, nonche\u2019 di strumenti bellici  volti ad assicurare che l\u2019Egitto continui a recitare il ruolo di paciere  e alleato strategico in Medio Oriente.<\/p>\n<p>Mentre l&#8217;establishment  militare egiziano trattiene per se\u2019 la maggior parte della ricchezza  generata dalle prime riforme di apertura internazionale, ma molta della  popolazione urbana istruita sfrutta un altro straordinario motore di  globalizzazione &#8211; Internet &#8211; per aprirsi gli occhi sulle opportunita\u2019  del mondo e prendere fiducia in se\u2019 stessa. Sui social networks molti  giovani imparano che\u2026\u201cyes, we can\u201d: si\u2019, possiamo esprimerci ed essere  ascoltati. Riparati da schermi di computer, riescono per la prima volta  ad eludere il regime repressivo.  Sembra che Internet trasferisca loro  potere, favorendone l\u2019\u201cempowerment\u201d: laddove esiste una domanda o un  bisogno latente, la rete abilita le persone a perseguirlo, accelerando  dinamiche sociali che esistevano solo in fieri.<\/p>\n<p>Tutti si chiedono: e ora cosa succedera\u2019?<br \/>\nSembra  una domanda tanto rilevante per l\u2019Egitto e la Tunisia, cosi\u2019 come per  tanti altri paesi in cui vigono regimi repressivi. I recenti eventi e la  loro immensa copertura mediatica globale contribuiscono a \u201craising the  bar\u201d, ad alzare lo standard di quello che i cittadini possono azzardarsi  a chiedere ai propri governanti. Cosa dovrebbe fare ora la Cina? Aprire  totalmente Internet per prevenire l\u2019accumularsi di ulteriore  frustrazione sociale potenzialmente pronta a scoppiare, o piuttosto  continuare a tenerlo parzialmente censurato per paura di trasferire  troppo potere alle stesse masse di persone potenzialmente  rivoluzionarie?<\/p>\n<p>Quello che sembra certo e\u2019 che i popoli del mondo  si sentono sempre piu\u2019 legittimati a mettere in questione il cattivo  operato di chi e\u2019 al potere, demandando piu\u2019 giustizia, equita&#8217;,  trasparenza e competenza. Il problema della mancanza di lavoro sembra  destinato a rimanere al centro di ogni rivendicazione: da questo punto  di vista il dramma di molti paesi in via di sviluppo si origina dal  fatto che si continuano a fare molti figli, come nelle societa\u2019 agrarie,  anche se essi sono destinati a confluire in enormi bacini di  disoccupazione di enormi periferie urbane.<\/p>\n<p>Ma come si fa a creare  lavoro? Paesi come la Cina e il Brasile ci stanno riuscendo, aprendosi  alla globalizzazione in molteplici settori, investendo nell\u2019istruzione  tecnica della forza lavoro, regolamentando le nascite (in Cina). Da  questo punto di vista, le rivoluzioni in Maghreb sembrano puntare il  dito nella stessa direzione: ci vuole piu\u2019 globalizzazione.  Ironicamente, sembra che l\u2019establishment economico mondiale possa uscire  rafforzato da ogni crisi: se quella della finanza globale si e\u2019  conclusa con un trasferimento di fondi dai governi alle banche, quella  dei paesi arabi potrebbe (forse) condurre a una rinnovata necessita\u2019  politica ad aprirsi agli investimenti esteri.<\/p>\n<p>In un mondo  popolato da quasi 7 miliardi di persone, sempre piu\u2019 \u201cempowered\u201d da  Internet e consapevoli del colore dell\u2019erba del vicino, credo ci si  debba augurare che le risorse finiscano a chi sa farle fruttare al  meglio. Da questo punto di vista, se i governanti corrotti di tanti  paesi del mondo non sono disposti a investire (o per lo meno  condividere) in loco le loro ricchezze personali, una nuova alleanza con  le multinazionali sembra indispensabile. Non piu\u2019 per spartirsi una  torta di profitti fuori misura, ma per creare quanto piu\u2019 lavoro  possibile, in nuovi settori utili che valorizzino le culture locali, la  salute delle persone e l\u2019ambiente.<\/p>\n<p>In questo senso, credo che  stiano lavorando molto bene le molte fondazioni personali lanciate dai  magnati americani, come la Fondazione Clinton, la Fondazione Rockfeller e  la Fondazione Linda&amp;Melinda Gates. Il recente boom edilizio globale  dovrebbe invece essere elevato ad esempio negativo: da esso hanno  beneficiato in modo sproporzionato pochi rappresentanti di banche  (emittrici di mutui e titoli sui tali), governi  locali (emissori di  permessi di costruzione), aziende costruttrici, e imprese dell\u2019indotto.  Ha di certo creato lavoro in migliaia di cantieri edili, ma sta  cementando il pianeta alla velocita\u2019 della luce. La diminuzione delle  aree verdi e l\u2019avanzata dell\u2019urbanizzazione consumistica hanno avviato  una serie di conseguenze negative concatenate:  contribuiscono a quei  cambiamenti climatici che danneggiano l\u2019agricoltura di molti paesi; a  sua volta questo contribuisce a un aumento del prezzo dei generi  alimentari di prima necessita\u2019; che a sua volta contribuisce allo  scoppio di rivoluzioni quali quelle del Maghreb.<\/p>\n<p>The \u201cpoverty  belt\u201d: la cintura di poverta\u2019 dei paesi arabi questa volta si e\u2019 aperta,  smascherando dinamiche globali di cui forse ci eravamo dimenticati. Per  molto tempo ci sono stati proposti solamente come distanti e isolati  nelle loro retrograde ideologie islamiche: ora i nostri cugini della  sponda sud del Mediterraneo ci ricordano della loro straordinaria  vicinanza umana, nella loro voglia di liberta\u2019, giustizia e benessere.<br \/>\nReclamando quel mondo comune e futuro di speranza che appartiene anche a loro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E improvvisamente scocco\u2019 un fulmine a ciel sereno. Che parte del mondo arabo fosse relativamente povero e sottomesso lo potevamo intuire. Nonostante questo, i media occidentali ne ingigantivano l\u2019anima islamica estremista, l\u2019unica che in molti finivano per vedere. Le rivoluzioni in Tunisia e in Egitto ci aprono gli occhi su una realta\u2019 molto meno distante di quanto riuscissimo a immaginare: milioni di giovani con poco lavoro, connessi al mondo da Internet, vestiti di jeans e maglietta, mossi piu&#8217; dal pragmatismo che dalle ideologie. Per un istante mi sembra che a protestare ci possano essere i miei colleghi dei campus nord-americani ed europei.<\/p>\n<p>\u201cThe poverty belt\u201d: la cintura di poverta\u2019 che cinge il ventre grasso dell\u2019Europa.<br \/>\nAnche cosi\u2019 si auto- definiscono i paesi del Maghreb disposti ad arco lungo la costa meridionale del Mediterraneo. La trovo una metafora potente perche\u2019 richiama effetti compensatori tra macro-aree del pianeta, in un momento storico in cui la realta\u2019 e l\u2019ideologia della globalizzazione parlano soltanto di espansione e contaminazione della crescita economica da paese a paese. Anche in Egitto arriva la globalizzazione, anche se ancora sbilanciata su pochi settori: agricolo, turistico, energetico, automobilistico, militare.<br \/>\nI flussi piu\u2019 importanti continuano ad arrivare dall\u2019Europa e dagli USA: sottoforma di persone benestanti che affollano i siti storici e le spiagge, nonche\u2019 di strumenti bellici volti ad assicurare che l\u2019Egitto continui a recitare il ruolo di paciere e alleato strategico in Medio Oriente.<\/p>\n<p>Mentre l&#8217;establishment militare egiziano trattiene per se\u2019 la maggior parte della ricchezza generata dalle prime riforme di apertura internazionale, ma molta della popolazione urbana istruita sfrutta un altro straordinario motore di globalizzazione &#8211; Internet &#8211; per aprirsi gli occhi sulle opportunita\u2019 del mondo e prendere fiducia in se\u2019 stessa. Sui social networks molti giovani imparano che\u2026\u201cyes, we can\u201d: si\u2019, possiamo esprimerci ed essere ascoltati. Riparati da schermi di computer, riescono per la prima volta ad eludere il regime repressivo. Sembra che Internet trasferisca loro potere, favorendone l\u2019\u201cempowerment\u201d: laddove esiste una domanda o un bisogno latente, la rete abilita le persone a perseguirlo, accelerando dinamiche sociali che esistevano solo in fieri.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":528,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-527","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-multidisciplinare"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/527","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=527"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/527\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4358,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/527\/revisions\/4358"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=527"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=527"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=527"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}