{"id":700,"date":"2011-06-02T10:25:07","date_gmt":"2011-06-02T10:25:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippodalfiore.com\/?p=700"},"modified":"2026-01-26T17:49:45","modified_gmt":"2026-01-26T16:49:45","slug":"cambiamenti-climatici-scienza-contro-media","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/2011\/06\/cambiamenti-climatici-scienza-contro-media\/","title":{"rendered":"Cambiamenti climatici: scienza contro media?"},"content":{"rendered":"<p>\u201cCool it! Un documentario dell\u2019autore dell&apos;Ambientalista  Scettico\u201d. Il poster appeso alla parete richiama la mia attenzione: a  suo tempo, le dichiarazioni di Bjorn Lomborg sul fallimento del summit di  Copenhagen mi avevano sopreso per il piglio pragmatico e  contro-corrente&#8230;Sono in aereo, di ritorno in Italia da Washington, e noto che la persona  seduta davanti a me sta leggendo &quot;The skeptical environmentalist\u201d. Lo chiedo a prestito per dedicarci  la traversata nord-oceanica.<\/p>\n<p>Pubblicato nell&apos;ormai lontano 2000, si tratta di un&apos;analisi trasversale delle piu\u2019 pressanti questioni globali legate all\u2019ambiente\u00a0 (acqua, energia, inquinamento, sovrappopolamento, biodiversita\u2019),  viste attraverso gli occhi del professore di statistica. Prima di ogni  teoria, interpretazione o reazione emotiva, precedenza ai numeri che  descrivono il fenomeno; prima di ogni conclusione sull\u2019andamento attuale  delle cose, il confronto con i dati del passato.<\/p>\n<p>Ne emerge un  report volutamente ottimista e confortante sullo stato del mondo:  secondo Lomborg, i problemi attuali vengono gonfiati a dismisura dai  media e da quegli istituti di ricerca i cui finanziamenti sono  proporzionali alla gravita\u2019 percepita dei problemi stessi. Al contrario,  i dati scientifici piu&apos; omnicomprensivi ci ricordano da un lato che le  risorse limitate del mondo &#8211; si pensi per esempio a foreste e acqua  dolce &#8211; rimangono in misura complessiva enormemente abbondanti (anche se  molto piu\u2019 scarse in quelle aree in cui si e\u2019 deciso di espandere gli  insediamenti umani). Dall&apos;altro che il trend storico di fenomeni quali  l\u2019inquinamento atmosferico urbano e\u2019 positivo, in quanto rispetto a un  tempo e\u2019 diminuita la concentrazione e cambiata la tipologia di sostanze  inquinanti negli scarichi industriali e delle automobili (anche se sono  aumentate il numero di citta&apos; inquinate).<\/p>\n<p>Tornato  in Italia scopro che &quot;L\u2019ambientalista scettico&quot; e\u2019 fuori produzione. E\u2019  invece disponibile l\u2019ultimo libro di Lomborg, uscito nel 2008 e  intitolato \u201cStiamo freschi: perche\u2019 non dobbiamo preoccuparci troppo del  riscaldamento globale\u201d. Lo compro con un po&apos; di sospetto: gia\u2019 il titolo  sembra promuovere una precisa lettura dei fatti, piuttosto che limitarsi  a presentarli in maniera neutra e obiettiva. Pubblicato un anno primo  del summit sul clima di Copenhagen, potrebbe cavalcare le aspettative delle lobby industriali interessate a far naufragare  le negoziazioni climatiche in corso. La lettura in qualche modo conferma  le mie remore:  questa volta  Lomborg si concentra nel sostenere una tesi &#8211; quella dell\u2019inadeguatezza  del protocollo di Kyoto a fronte di alternative piu\u2019 efficaci &#8211; facendo  ricorso a proiezioni statistiche sul futuro a mio avviso tanto  problematiche quanto quelle che Lomborg contesta.<\/p>\n<p>Nonostante  questo, il professore danese e\u2019 illuminante nel mettere in evidenza come le tragedie  causate dai cambiamenti climatici diventino sempre piu\u2019 gravi per il  fatto che l\u2019uomo abbia costruito in prossimita\u2019 di zone costiere e a  rischio, piuttosto che da un incremento tout court dell\u2019intensita\u2019 dei  fenomeni. Di conseguenza, argomenta Lomborg, sara\u2019 agendo a questo  livello che  otterremo i risultati  migliori, piuttosto che attraverso misure troppo ambiziose di riduzione  delle emissioni votate al fallimento nei negoziati internazionali.<\/p>\n<p>Per  quanto necessitino di una revisione approfondita delle fonti citate,  gli scritti di Lomborg mi danno l\u2019occasione di riflettere sul grande  dibattito in corso sui cambiamenti climatici, esacerbato dalle immagini  di devastazione che ci vengono proposte sempre piu\u2019 frequentemente da  sempre piu\u2019 regioni del mondo. Inclusa la nostra, si pensi all\u2019alluvione  del Veneto del Novembre scorso. Una descrizione del fenomeno obiettiva e  contestualizzata nella storia diventa sempre piu\u2019 difficile, cosi\u2019 come  la quantificazione del peso relativo delle differenti ragioni. La scena  mediatica e\u2019 dominata da allarmisti, apocalittici, scettici,  negazionisti, falsificatori di dati, ambientalisti radicali e da molte  altre figure che contribuiscono a creare interesse e sensazionalismo  intorno al tema.<\/p>\n<p>Anche Lomborg e\u2019 uno di  questi, anche se si avvale di un importante punto di ancoraggio per le  proprie argomentazioni: la realta\u2019 dei fatti cosi\u2019 come misurata  scientificamente, e contestualizzata nell\u2019evoluzione storica. Il suo  sguardo del mondo e\u2019 statistico e quantitativo, vale a dire comprensivo  del 100% dei fenomeni, e in cui l\u2019attenzione non e\u2019 cannibalizzata da  quell\u20191% o 10% che presenta i risultati piu\u2019 sorprendenti. Colleghi, non  dimenticatevi del restante 90% prima di affermare di conoscere lo stato  e i destini del mondo. Non dimenticatevi di quelle cose che nel tempo  sono andate migliorando, prima di concludere che il mondo va a rotoli.<\/p>\n<p>Certo,  la sua visione \u201cmacro\u201d rimane in un certo senso teorica: assegnando lo  stesso valore a un albero tagliato in Canada e uno in centro a Manhattan  (entrambi generano 1 dato nel database globale), trascura il fatto che  la qualita\u2019 della perdita puo\u2019 avere un impatto completamente diverso  nei \u201cmicro&quot;-ecosistemi dei due luoghi. Credo che si tratti della stessa  tipologia di discrepanza che divide macro e micro-economisti: coloro che  promuovono teorie e politiche macro potrebbero non rendersi conto di  come esse trovino differente attuazione e portata nei differenti  micro-contesti.<\/p>\n<p>Lomborg punta chiaramente il  dito contro i media e con i personaggi alla Al Gore: cavalcando le paure  del pubblico per vendere di piu\u2019, danno voce esclusivamente a  interpretazioni scientifiche sensazionalistiche e unidirezionali. Si  servono della scienza per aumentare la propria presa sul pubblico,  spianando la strada verso la radicalizzazione e la polarizzazione del  dibattito. In ultima istanza, Lomborg argomenta, questo tipo di  informazione puo&apos; condurre non solo allo scontro sociale, ma anche a  politiche e a decisioni sub-ottimali, prese sull\u2019onda di un&apos;eccessiva  emotivita\u2019.<br \/>\nCosi&apos; per il riscaldamento globale, come per tutti i temi caldi dell&apos;agenda politica globale.<\/p>\n<p>Ancora  una volta mi viene da pensare a quanto piu\u2019 potere abbiano i media  rispetto a quello che siamo portati a riconoscere loro (si confronti: https:\/\/www.filippodalfiore.com\/2009\/11\/.  Allo stesso tempo mi dico che sensazionalismo e \u201cpolitical  incorrectness\u201d hanno una loro ragion d\u2019essere: non solo forniscono alle  persone delle cause in cui credere, ma riescono ad assumere quella presa  emotiva e di denuncia a monito di azioni negative in futuro. In altre  parole, se non esistessero gli Al Gore e gli apocalittici del clima,  probabilmente continueremmo imperterriti sulla strada perniciosa di  inquinamento e distruzione delle risorse naturali del mondo.<\/p>\n<p>Il ruolo dei media di \u201cingigantimento\u201d dei problemi sembra quindi utile e importante. Quello che a mio avviso e\u2019  negativo e\u2019 che lo si persegua attraverso una piu\u2019 o meno  volontaria strumentalizzazione della verita\u2019 o facendo leva sulle paure  del pubblico.<br \/>\nMi rendo conto che la conoscenza scientifica sia  fondamentalmente noiosa, in quanto chiamata a mettere in luce tutti gli  aspetti della verita\u2019, anche quelli piu\u2019 ordinari e meno sensazionali.  C\u2019e\u2019 forse da augurarsi, pero\u2019, che nel futuro i media possano acquisire  una dimensione piu\u2019 scientifica ed educativa, mettendo a punto nuove  modalita\u2019 comunicative. La sfida sara&apos; quella di rendere emotivamente coinvolgente  un\u2019informazione meno eclatante, ma anche piu\u2019 facilmente condivisibile e  quasi sempre piu\u2019 rassicurante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cCool it! Un documentario dell\u2019autore dell&#8217;Ambientalista Scettico\u201d. Il poster appeso alla parete richiama la mia attenzione: a suo tempo, le dichiarazioni di Bjorn Lomborg sul fallimento del summit di Copenhagen mi avevano sopreso per il piglio pragmatico e contro-corrente&#8230;Sono in aereo, di ritorno in Italia da Washington, e noto che la persona seduta davanti a me sta leggendo &#8220;The skeptical environmentalist\u201d. Lo chiedo a prestito per dedicarci la traversata nord-oceanica.<\/p>\n<p>Pubblicato nell&#8217;ormai lontano 2000, si tratta di un&#8217;analisi trasversale delle piu\u2019 pressanti questioni globali legate all\u2019ambiente  (acqua, energia, inquinamento, sovrappopolamento, biodiversita\u2019), viste attraverso gli occhi del professore di statistica. Prima di ogni teoria, interpretazione o reazione emotiva, precedenza ai numeri che descrivono il fenomeno; prima di ogni conclusione sull\u2019andamento attuale delle cose, il confronto con i dati del passato.<\/p>\n<p>Ne emerge un report volutamente ottimista e confortante sullo stato del mondo: secondo Lomborg, i problemi attuali vengono gonfiati a dismisura dai media e da quegli istituti di ricerca i cui finanziamenti sono proporzionali alla gravita\u2019 percepita dei problemi stessi. Al contrario, i dati scientifici piu&#8217; omnicomprensivi ci ricordano da un lato che le risorse limitate del mondo &#8211; si pensi per esempio a foreste e acqua dolce &#8211; rimangono in misura complessiva enormemente abbondanti (anche se molto piu\u2019 scarse in quelle aree in cui si e\u2019 deciso di espandere gli insediamenti umani). Dall&#8217;altro che il trend storico di fenomeni quali l\u2019inquinamento atmosferico urbano e\u2019 positivo, in quanto rispetto a un tempo e\u2019 diminuita la concentrazione e cambiata la tipologia di sostanze inquinanti negli scarichi industriali e delle automobili (anche se sono aumentate il numero di citta&#8217; inquinate).<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":711,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-700","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-multidisciplinare"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/700","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=700"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/700\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4357,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/700\/revisions\/4357"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=700"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=700"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=700"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}