{"id":963,"date":"2011-12-07T13:39:19","date_gmt":"2011-12-07T13:39:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filippodalfiore.com\/?p=963"},"modified":"2026-01-26T17:49:44","modified_gmt":"2026-01-26T16:49:44","slug":"i-mille-volti-dellapprendimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filippodalfiore.com\/it\/2011\/12\/i-mille-volti-dellapprendimento\/","title":{"rendered":"I mille volti dell&#8217;apprendimento"},"content":{"rendered":"<p>Seduto sull\u2019aereo di ritorno da Boston, mi cade l&#8217;occhio sulla rivista del vicino. Si tratta di Forbes: in copertina, a tutta pagina, domina la foto commemorativa di Steve Jobs. Chiedo a prestito il giornale e scopro che ogni sua singola pagina e\u2019 dedicata alla vita di questo grande innovatore. Ripercorro a ritroso il suo percorso lavorativo e di vita e nel farlo mi trovo a ragionare di apprendimento. Come ha fatto Jobs ad arrivare a tali imprese?<\/p>\n<p>Le prime pagine sono quelle che mi colpiscono di piu\u2019: apprendo che prima di avere successo con Apple, Jobs passa attraverso molteplici iniziative imprenditoriali senza successo. A quanto pare, Jobs e\u2019 un curioso sperimentatore: e&#8217; alla ricerca di situazioni non ancora codificate in cui si possa prendere carico in prima persona di una nuova sfida. Jobs viene inoltre definito unanimemente \u201cgenio\u201d. In quanto tale, sa di esserlo e sembra fare sempre le cose di testa propria, con testardaggine e determinazione, senza ricercare i consigli di chi e\u2019 piu\u2019 esperto di lui. Al contrario, sembra mosso dalla volonta\u2019 di dimostrare a tutti gli altri che alla fine ha ragione lui. Nel far questo commette molti errori, da cui, pero\u2019, impara.<\/p>\n<p>Mi concedo di avanzare una prima ipotesi rilevante per il mondo dell\u2019apprendimento, senza pretendere di essere il primo e l\u2019unico a teorizzarla, ne\u2019 tanto meno di dare giudizi di merito. Da un certo punto di vista e in tutte le sfumature di grigio piuttosto che in bianco e nero, nell&#8217;universo dell\u2019apprendimento sembrano distinguersi soggetti sperimentatori da soggetti \u201caffiliati\u201d. Questi ultimi preferiscono apprendere all\u2019interno di percorsi ben codificati, facendo propri i punti di riferimento offerti da maestri, esperti, scuole di pensiero o discipline accademiche. I loro percorsi sono lineari e orientati al riconoscimento all\u2019interno di comunita\u2019 di persone e di valori ben definite. Per molti versi, gli affiliati vivono piu\u2019 sereni degli sperimentatori, che invece si espongono maggiormente a quello che non sanno, trovandosi a gestire piu\u2019 incertezza e a commettere piu\u2019 errori.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, pero\u2019, incertezza ed errori sembrano essere formidabili veicoli di apprendimento. La prima perche\u2019 ci forza a immaginare molteplici soluzioni a un problema, un po\u2019 come e\u2019 chiamato a fare un ricercatore. I secondi perche\u2019 ci si imprimono nella memoria. Chi sbaglia impara, e forse non c\u2019e\u2019 apprendimento piu\u2019 efficace di quello che nasce da un errore (ne abbiamo vissuto le conseguenze sulla nostra pelle!). Certo, e\u2019 necessario essere in grado di riconoscere gli errori come tali, piuttosto che rileggerli con una chiave di lettura a se\u2019 favorevole, ma anche in questo mi sembra che gli sperimentatori siano facilitati (o sfavoriti, a seconda del punto di vista&#8230;): a differenza degli affiliati potrebbero non avere epistemologie forti all\u2019interno delle quali ricercare giustificazioni e conforto.<\/p>\n<p>Un\u2019altra via maestra per l\u2019apprendimento, per lo meno a giudicare dalla mia limitata esperienza professionale, e\u2019 quella dei momenti di sintesi e di bilancio. Durante queste occasioni si e\u2019 in grado di mettere insieme pezzi diversi di esperienza e di conoscenza, ricostruendo piu\u2019 chiaramente le dinamiche degli eventi e individuandone le cause (quello che gli americani chiamano \u201cconnecting the dots\u201d). Recentemente mi e\u2019 capitato di dovere preparare una presentazione sulla mia iniziativa imprenditoriale in Olanda, a distanza di qualche mese rispetto a quando le attivita\u2019 in quel paese si erano concluse. Anche grazie alla distanza temporale, preparare la relazione mi ha offerto l\u2019opportunita\u2019 di rileggere l\u2019esperienza maturata in modo unitario e con sufficiente distacco emotivo, facilitando una comprensione di piu\u2019 alto livello sul come erano andate le cose.<\/p>\n<p>Un fenomeno simile di sintesi (per altro molto studiato dagli esperti) sembra attivarsi allorquando la mente si trova improvvisamente e interamente assorbita da qualcosa di diverso e di piacevole, dopo essere stata impegnata continuativamente da una serie di stimoli nuovi o da un problema da risolvere. Non credo sia un caso se i momenti piu\u2019 creativi dei miei soggiorni a Boston si inneschino durante i voli notturni di ritorno in Europa, piuttosto che in autobus di ritorno dal weekend a New York. Tale apprendimento di sintesi sembra fortemente facilitato dalla scrittura o dalla conversazione, momenti che ci forzano ad esplicitare le connessioni tra concetti.<\/p>\n<p>Da ultimo, considero quella dimensione dell\u2019apprendimento legata alla visione del punto di arrivo delle proprie azioni e del proprio percorso. Lavoro da molto tempo con ingegneri e tecnici, e continuo a rimanere affascinato dalla loro grande capacita\u2019 esecutiva. Ancorando la programmazione a un \u201cdiagramma di flusso\u201d, individuano linearmente le azioni da intraprendere: faccio A, poi faccio B, quindi faccio C. A volte pero\u2019 tale sequenzializzazione ha un risvolto negativo, in quanto la visione del passo presente e di quello immediatamente successivo preclude quella dell\u2019obiettivo finale. Ne consegue che anche straordinari esecutori potrebbero non riuscire ad anticipare i problemi e le opportunita\u2019 disseminati lungo il percorso, correndo il rischio di arenarsi agli step intermedi nell\u2019attesa che venga detto loro che cosa fare. E&#8217; anche forse per questo motivo i paradigmi educativi emergenti enfatizzano il cosiddetto \u201cpensiero laterale\u201d, quello che consente di imboccare strade diverse per arrivare alla stessa destinazione. Questa dote potrebbe andare di pari passo con una forte visione d\u2019insieme o olistica delle cose, che tra l&#8217;altro facilita la sequentalizzazione a ritroso del corso delle azioni o \u201creverse engineering\u201d: avendo ben chiara la destinazione, capisco che e\u2019 necessario passare da C, e prima da B, e prima da A. I percorsi formativi umanistici sembrano agevolare approcci olistici e finalistici, posto che un background esclusivamente umanistico potrebbe produrre grande visione strategica ma minore capacita\u2019 esecutiva.<\/p>\n<p>In definitiva, mi sembra che sperimentare, affiliarsi, sintetizzare, ingegnerizzare e &#8220;strategizzare&#8221; siano tra gli strumenti piu&#8217; importanti per l\u2019apprendimento di piu&#8217; alto livello. L\u2019indole e la storia formativa di ognuno di noi ci incanala piuttosto naturalmente verso l&#8217;uno piuttosto che l\u2019altro, e padroneggiarne uno o due risulta gia\u2019 molto difficile. Resta il fatto che la consapevolezza dell\u2019esistenza dei &#8220;mille volti dell&#8217;apprendimento&#8221; puo\u2019 allargarci gli orizzonti e spingerci verso nuovi esperimenti. Spianando la strada verso una delle esperienze piu&#8217; gratificanti e motivanti per gli esseri umani, quella di mettere a miglior frutto le nostre conoscenze ed esperienze.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Seduto sull\u2019aereo di ritorno da Boston, mi cade l&#8217;occhio sulla rivista del vicino. Si tratta di Forbes: in copertina, a tutta pagina, domina la foto commemorativa di Steve Jobs. Chiedo a prestito il giornale e scopro che ogni sua singola pagina e\u2019 dedicata alla vita di questo grande innovatore. Ripercorro a ritroso il suo percorso lavorativo e di vita e nel farlo mi trovo a ragionare di apprendimento. Come ha fatto Jobs ad arrivare a tali imprese?<\/p>\n<p>Le prime pagine sono quelle che mi colpiscono di piu\u2019: apprendo che prima di avere successo con Apple, Jobs passa attraverso molteplici iniziative imprenditoriali senza successo. A quanto pare, Jobs e\u2019 un curioso sperimentatore: e&#8217; alla ricerca di situazioni non ancora codificate in cui si possa prendere carico in prima persona di una nuova sfida. Jobs viene inoltre definito unanimemente \u201cgenio\u201d. In quanto tale, sa di esserlo e sembra fare sempre le cose di testa propria, con testardaggine e determinazione, senza ricercare i consigli di chi e\u2019 piu\u2019 esperto di lui. Al contrario, sembra mosso dalla volonta\u2019 di dimostrare a tutti gli altri che alla fine ha ragione lui. 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