Filippo Dal Fiore

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Sotto le ali del Cristo

February 3, 2012 No Comments»
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E’ ormai notte fonda. Lancio un ultimo sguardo fuori dal finestrino prima di chiudere la tendina e cercare di dormire qualche ora. Sotto di noi il porto algerino di Orano disegna eleganti geometrie di luci. Sullo sfondo, il bagliore delle coste andaluse: il nostro aereo sta spaccando Africa e Europa, in una corsa forsennata verso Dakar, l’Atlantico Meridionale, Recife e, come meta, Rio De Janeiro.

Dalla pista di atterraggio si ha un primo assaggio della magnificenza dello scenario naturale: la Serra da Mantiqueira cinge pedissequamente l’area metropolitana di Rio; il suo profilo e’ cosi’ fitto e seghettato che ricorda le montagne disegnate da un bambino. Circumnavigando la Baia de Guanabara, il taxi mi conduce a Santa Tereza, quartiere del centro citta’ abbarbicato su una collina. Mi lascio sorprendere dal suo flavour tutto speciale quanto improbabile, una sorta di “decadenza eclettica tropicale”: vecchie ville barocche e nuove baracche in lamiera costellano un angolo immutato di foresta tropicale, pregnante negli odori, nella luce e nei suoni che emana.

Esco dalla pousada in infradito e maglietta consunta, conformandomi al vestire semplice e spesso misero di buona parte della popolazione locale. Oggi e’ domenica ed e’ l’unico giorno a mia disposizione per esplorare la citta’. Da domani affianchero’ una delegazione della Banca Mondiale, per avviare una collaborazione sui temi del trasporto sostenibile tra lo Stato di Rio de Janeiro e il laboratorio di MIT per cui lavoro. Ancora frastornato dal viaggio, mi immolo nelle consacrate spiagge di Copacabana e Ipanema, dove continuano ad affluire gli abitanti delle due sovrastanti favelas. Il litorale e’ tripudio di vita, trasuda dell’energia di quel mondo che noi occidentali chiamiamo “in via di sviluppo”: ragazzi, famiglie e tanti bambini si precipitano e si accalcano in ogni tipo di divertimento. In acqua, sulla sabbia, sulla passeggiata lungomare, sugli scogli. La folla e’ immensa, il vociare assordante. Il melting pot delle tanti sezioni di spiaggia mi ricorda che cosa e’ veramente il mondo.

Continua...