Filippo Dal Fiore

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Capire contro Interpretare

March 26, 2013 No Comments»
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Rifletto sul libro appena letto di Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia.
Mi sorprende sempre per la sua eccezionale capacita’ di vedere le cose complicate chiaramente, nella loro semplicita’. Stiglitz sembra avere capito come funzionano le cose, piuttosto che fornire la sua lettura delle stesse. Mi interrogo sulla differenza tra il capire e l’interpretare. Mi domando perche’ cosi’ spesso siamo tutti cosi’ pronti a fornire la nostra interpretazione di un fenomeno (in un suo aspetto), ma in pochi sembriamo averlo realmente capito (nella sua “essenza”).

Per cominciare mi faccio aiutare osservando l’equivalente inglese delle due parole: capire si dice “to under-stand” (stare sotto) ed interpretare “to inter-pret” (muovere tra). Nel primo caso si individuano le cause immediatamente sottese ad un fenomeno, nel secondo se ne trasla una propria lettura verso altre persone. Confermando l’etimologia, anch’io ho l’impressione che per capire serva posizionarsi a ridosso della realta’, di maniera concreta, fattuale, empirica, piuttosto che astratta e generica.

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Piu’ psicologia e buon senso nella scienza economica

March 8, 2013 No Comments»
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Quello che piu’ mi meraviglia di molti economisti, e’ quanto essi si meraviglino.
Leggo Stiglitz, leggo Krugman, e mi domando: perche’ mai questi scienziati si sorprendono cosi’ tanto nel constatare che l’economia non gira per il verso giusto? Molte persone di buon senso non si sorprenderebbero: la natura umana induce le persone a comportarsi in modi molto distanti da un certo agire “ovvio” e razionale che invece sembra l’unico contemplabile dagli economisti.

Il problema a mio avviso risiede nel fatto che la scienza economica poggia le sue fondamenta quasi esclusivamente sulla matematica (scienza che si usa per descrivere), piuttosto che anche sul buon senso e sulla psicologia (scienza che si usa per capire). Si prenda un assioma principe dell’economia liberista, quello che il libero mercato conduca ad una ottimale distribuzione delle risorse. E’ probabile che tale assioma si giustifichi matematicamente in molti modi, ma e’ altrettanto vero che nelle societa’ competitive gli uomini sentano l’esigenza di sentirsi superiori agli altri. Quando lasciati liberi essi potrebbero perseguire l’accumulazione delle risorse per se’, piuttosto che la loro ottimale redistribuzione nel tessuto economico. Piu’ il mercato e’ libero e senza regole, piu’ esso potrebbe tendere all’accumulazione e alla concentrazione, come intuiscono gli attivisti di Occupy Wall Street.

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