Filippo Dal Fiore

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Umanisti contro tecnici

January 22, 2009 No Comments»
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5 anni fa, iniziando un dottorato PhD in economia applicata, ho deciso di saltare a bordo della carovana rivale dei “tecnici”.
Dopo gli studi e i primi progetti di ricerca nelle discipline della comunicazione, mi sembrava di non riuscire piu’ a sopportare i lati che consideravo negativi degli umanististi: inclinazione alle generalizzazioni, difficolta’ a vedere i dettagli, testa sulle nuvole…
Lasciando una culla dell’umanesimo, l’Italia, ho iniziato a gravitare verso le piu’ “empiriche” terre dell’Olanda e degli Stati Uniti.
Sentivo che la mia formazione “qualitativa”, fondata sulla narrazione, andava completata con quella “quantitativa”, fondata sull’osservazione dei fatti. Basta parlare di punti di vista ma di piuttosto di assunzioni. Stop all’estetica e alla ricercatezza nel linguaggio, via libera alla precisione e all’univocita’ dei significati. Basta occuparsi del “rapporto tra l’utilizzo di tecnologie mobili e sostenibilita’ ambientale”, ma piuttosto il tema del PhD diventa “misurazione dell’impatto dell’uso di telefoni cellulari e laptop sul comportamento umano di mobilita’”.

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Gli europei? Sono “cute”, carini

January 17, 2009 No Comments»
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Mi chiedo spesso perche’ per noi Europei sia cosi’ facile criticare gli americani e l’America, con ottime ragioni, eppure continuiamo a centinaia di migliaia a frequentare l’altra sponda dell’Oceano.
Per una volta ho provato a mettermi nei loro panni, in una immaginaria visione del mondo alla rovescia…

The Europeans? They are cute.
Gli Europei? Sono “cute”, carini. A volte fanno tenerezza. Son quelli lì, un po’ vecchio stampo e amarcord, che vanno dietro alle buone maniere, che non disdegnano il perdere tempo coltivando cose come le tradizioni e la cultura. Ma cosa sarà mai la cultura? Credo si riferiscano al loro passato millenario. Eh sì, sono un po’ così, certe volte fanno sorridere. Forse sono semplicemente un po’ ingessati e “all’antica”.

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Piu’ sviluppo, piu’ emigrazione?

January 3, 2009 No Comments»
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E’ comprensibile che ci sorprenda vedere gli africani riversarsi in massa in Europa, i latino-americani negli Stati Uniti e gli asiatici del sud-Est nei paesi del Golfo.

Allo stesso tempo, credo sia giusto ricordarsi che, per molto tempo attraverso il colonialismo, e tuttora attraverso la globalizzazione, ci siamo serviti delle loro risorse naturali ed umane per creare il nostro sviluppo.
Cosa sarebbero le societa’ occidentali senza il te’ e il caffe’, il tantalio per i telefonini e i computer portatili, il petrolio per la benzina e la plastica, il gas per il riscaldamento, la cocaina? Senza le badanti nelle case, gli operai a basso costo nelle fabbriche e i raccoglitori nei campi? Senza i viaggi intercontinentali?

Se il nostro benessere dipende cosi’ tanto dal resto del mondo, verrebbe da dire che è arrivato il momento di assumersi la responsabilita’delle conseguenze: l’emigrazione stessa dimostra che gli altri popoli – per l’una o l’altra ragione (e non e’ questa l’occasione di approfondire) – non sempre hanno guadagnato abbastanza dallo scambio. L’alternativa attuale e’ quella di esportare il nostro sviluppo nelle loro terre, in gioco che dovrebbe essere vantaggioso per entrambe le parti.
Lo facciamo, tra altre cose, impiantando catene alberghiere e stabilimenti manifatturieri.

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