Filippo Dal Fiore

on37qi - fhwkht - od9tla - 9hb937 - 01updz - vhnwvs - sut8dn - x8eo8k

Blog

La rivoluzione dell’umiltà

January 7, 2021
iamgreta_foto2

Riuscire a vivere giornate di vera vacanza è sempre una grande fortuna per me, mi consente di riacquisire una prospettiva più ampia rispetto agli eventi della mia vita e del mondo. E’ come se quello che era stato compresso potesse ora decomprimersi, e da quella decompressione nasca una comprensione più profonda e più veritiera di quello che sta realmente accadendo.
Svincolata da un’altrimenti abituale modalità reattiva-pregiudiziale, mi rendo conto che la mente esperisce un maggior numero di momenti di ispirazione, portando a sintesi quello che altrimenti tenderebbe a percepire a comparti stagni.

Una delle sintesi più preziose arriva proprio questi ultimi giorni, e riguarda l’opportunità di abbracciare una nuova epoca di umiltà, nel nostro operare all’interno del mondo del lavoro e dell’economia, così come nel nostro concepire il nostro ruolo all’interno della società a cui facciamo parte. Si tratta di un’umiltà che conduce a semplificazione, e a sua volta questa semplificazione diventa premessa per una vita più serena, appagante e utile per tutti.

Partendo quindi da una recente intuizione sull’economia, arriverò ad avanzare una proposta – se non altro a me stesso – rispetto a una nuovo modo di essere. La nuova prospettiva è che si sta avviando una transizione da una fase di sviluppo esplorativa-divergente (di tipo YANG) a una fase di sviluppo selettiva-convergente (di tipo YIN), ovvero un passaggio di consegne tra:

- decenni di boom economico, le cui parole chiave sono state (e sono tuttora):
innovazione, creatività, differenziazione, quantità
- decenni di selezione economica, le cui parole chiave speculari saranno (e sono tuttora):
semplificazione, essenzialità, personalizzazione, qualità

Così come ci sono ragioni profonde che portano gli esseri umani alla compulsione verso la crescita economica indiscriminata e al consumismo, stanno emergendo ragioni profonde che portano gli esseri umani a riorientarsi verso essenzialità e qualità, in tutti gli ambiti di vita.

A ben vedere, infatti, per come sono state a suo tempo concepite le socio-economie di mercato, il binomio innovazione-crescita rappresenta un imperativo per la sopravvivenza: se non lo facciamo, soccombiamo a chi compete con noi, e rimanendo senza lavoro mettiamo a rischio la nostra stessa esistenza. Il boom di creatività che ne consegue ci consente di esplorare tutte le sfaccettature (seppur superficiali) di noi stessi e del mondo in cui viviamo.

Allo stesso modo, il binomio semplificazione-essenzialità comincia a diventare (nostro malgrado, considerate le molteplici crisi in cui siamo coinvolti) un nuovo imperativo per la sopravvivenza: se non lo facciamo, soccombiamo alla complessità del mondo odierno. Rimanendo senza ancoraggio in un mare molto agitato, mettiamo a rischio l’intero equilibrio della nostra esistenza. Il riorientamento verso la semplificazione che ne consegue ci consente di riscoprire la nostra essenza più autentica.

Mi sembra di comprendere molto bene a questo punto quanto una rivoluzione economica non possa prescindere da una rivoluzione interiore, innescata dal desiderio di una nuova visione del mondo (Weltanschauung) e accelerata dalla crisi in atto. Sul tema del riorientamento interiore, viene presto in mente il recente capolavoro della Disney, il film animato Soul, in cui alla fine il protagonista riconosce di essere animato (letteralmente) non solo dal desiderio di esprimere il proprio talento e la propria unicità, ma anche e soprattutto quello di vivere con attenzione amorevole e apprezzamento ogni istante della propria vita.

Lo stesso desiderio di umiltà emerge dal personaggio di Greta Thunberg, così come rappresentato nel film-documentario “I am Greta”.
La giovanissima attivista svedese dichiara a cuore aperto di non volere essere famosa, e rimane determinata a rimanere nel ruolo di abilitatrice di un movimento che si svilupperà per gli altri e attraverso gli altri. Greta desidera una vita semplice, con i piedi per terra, a contatto con i suoi animali e i suoi famigliari in Svezia. Greta e suo padre Svante sembrano veramente liberi dall’egocentrismo, la loro naturalezza è disarmante e di grande richiamo per me.

Quella di Greta è una storia miracolosa e piena di speranza: rappresenta un futuro autenticamente nuovo in cui riusciremo quanto più a fare la differenza quanto più riusciremo ad astenerci a fare certe cose, piuttosto che a farle, riscoprendo quell’umiltà e quella pace che ci sono sempre appartenute.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

RSS Feed