Filippo Dal Fiore

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Sulla finanziarizzazione dell’economia, e degli stati

July 26, 2019 One Comment »
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Frequentando il mondo delle aziende mi rendo conto di quanto alcune di esse, in qualche modo, esistano su due diversi livelli: da una parte l’impresa fatta dai collaboratori e dal loro lavoro, dall’altra quella fatta dai valori azionari e di performance sul mercato. Spesso, specie nel contesto dei grandi gruppi industriali, queste realtà sono scisse tra loro: a fianco di una maggioranza di persone per le quali l’azienda equivale al lavoro che essi esprimono attraverso di essa, oltre che ai prodotti o servizi che ne risultano, convive un gruppo minoritario per cui l’impresa equivale anche e soprattutto ai soldi che genera.

Quando si parla di finanziarizzazione dell’economia ci si riferisce all’accresciuta predominanza della missione finanziaria delle aziende su quella produttiva. Agli occhi di un osservatore esperto (devo però in questo caso ammettere che io non sono specialista in macro-economia), si tratta di un esperimento di ingegneria economico-sociale promosso più o meno consapevolmente dagli stati nazionali e dalle banche centrali. Sulla base dell’imperativo di una crescita del PIL di cui tutti beneficeranno vengono attuate politiche monetarie espansive – in primis, bassi tassi di interesse – che consentono a banche ed enti investitori di qualsiasi tipo di accedere in maniera molto conveniente a grandi capitali. Si tratta di un eccesso di denaro, perché in questo caso i soldi non sono generati ne’ associati ad alcuna attività produttiva corrente, ma piuttosto “piovono dal cielo”: tale sovrabbondanza verrà riversata dagli investitori nel mondo delle aziende, andando in qualche modo ad inquinarne il comportamento.

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La rivoluzione della sostenibilità (20): bisogni sociali vs. autoreferenzialità dei mercati

July 23, 2019 No Comments»
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Si allarga la cerchia di giocatori che partecipa alla chat organizzativa del nostro calcetto del mercoledì sera. Io stesso ho costituito il relativo gruppo Whatsapp, nell’ormai lontano dicembre 2017: all’inizio eravamo in 3, ora siamo in 7 ed ultimamente il traffico di messaggi è vorticosamente aumentato. Sopraffatto dalle continue interruzioni sul telefonino, ieri sera ho proposto agli amici di “darci una regolata”.

Ho cercato a lungo, ma non sono ancora riuscito a trovare il modo per selezionare quali gruppi Whatsapp abilitare per le notifiche immediate: tutti i gruppi continuano a segnalare in tempo reale l’arrivo di nuovi messaggi, anche quando posti in modalità “silenzioso”. Di certo desidero un avvertimento a schermo dalle chat di coordinamento famigliare e lavorativo, ma non mi posso permettere di essere distratto in continuazione da discussioni che, per quanto piacevoli e affettuose, non sono urgenti e possono attendere un momento più opportuno. La mia proposta agli amici del calcetto è stata questa: perché non ci limitiamo a usare la chat nelle sole giornate del lunedì e mercoledì quando è più forte l’esigenza di coordinarci? Perché non ci accordiamo su quale principale finalità dare alla chat, se solo di coordinamento o anche di interlocuzione ludica?

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La rivoluzione della sostenibilità (19): reinventare il sistema operativo dei mercati

July 22, 2019 No Comments»
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Osservo lo sviluppo dei mercati digitali: da ormai molto tempo il trend è quello di far migrare tutti i dati e le applicazioni degli utenti finali nel “Cloud”. Lo spazio fisico ed elettronico per mantenerli nei dispositivi locali preesisteva e nella maggior parte dei casi era sufficiente, ma si decide di costruire e spingere commercialmente una nuova infrastruttura centralizzata di server. Il Cloud consentirà alle compagnie di software e telecomunicazioni di generare una nuova economia di stoccaggio, analisi, scambio e commercio dei dati generati dagli utenti (big data).

Questa nuova frontiera del mondo digitale è seducente e sorprendente, ma chi di noi mette a fuoco le potenziali ripercussioni ambientali non può che rimanerne sconcertato. Quanto costa al pianeta questo nuovo mondo di bit, i quali per essere generati/archiviati/trasferiti consumano perlopiù risorse inquinanti e non rinnovabili? Erigere e mantenere operativo un data center significa non solo farsi largo nel preesistente ambiente fisico, ma anche impiegare enormi quantità di plastica e di alluminio, oltre che titaniche quantità di energia elettrica per il funzionamento e raffreddamento delle macchine.

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L’importanza di semplificarci la vita

July 16, 2019 No Comments»
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Quante cose potremmo evitare di fare? Questo voleva essere il titolo di questo mio articolo, ma poi, al momento di sceglierlo, mi sono chiesto se non valesse la pena inquadrarlo in modo più ampio, facendo riferimento al concetto di semplicità. Questa riflessione, infatti, ha a che vedere con l’opportunità di semplificarci la vita.

I recenti sviluppi “iper-moderni” della società e dell’economia hanno fatto sì che si siano moltiplicate le cose da fare e di cui tener conto. Più informazioni, più prodotti, più opportunità, più attenzioni: negli ultimi anni il mondo artificiale si è andato impetuosamente sviluppando nella direzione di varietà e diversificazione. Impatti ambientali a parte (lascio ad altri articoli la trattazione di questo aspetto), questa ricchezza potenziale va correttamente interpretata e gestita, affinchè non ci complichi le cose e diminuisca il tempo e le risorse che abbiamo a disposizione per fare ciò che è autenticamente evolutivo per noi. Dopo una fase di esplosione delle opzioni, è ora arrivato il momento di fare ordine e emanciparci da ciò che ci è poco utile se non dannoso.

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Un manifesto di consapevolezza

June 21, 2019 No Comments»
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E’ passato già un anno da quando ho conosciuto il Complexity Institute, un network italiano di persone concepito per scambiarsi idee e stimoli sui temi del mondo che cambia. Ho partecipato a uno degli incontri in cui i partecipanti presentano al gruppo un libro di recente lettura particolarmente significativo dalla prospettiva della “complessità” (il focus viene posto sull’interdipendenza dei fenomeni sociali).

Più di recente lo stesso gruppo mi ha ricontattato chiedendomi di sottoscrivere il Global Enaction Manifesto (link), documento che ho apprezzato molto in quanto genuinamente “aspirazionale”. Gli autori sono infatti a mio avviso riusciti ad utilizzare saggiamente il linguaggio per fare emergere delle aspirazioni non solo condivise e condivisibili nella società attuale, ma anche supportate da una rinnovata visione scientifica della stessa.

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